LA MORTE DELLA PSICOLOGA, ORAMAI E’ GIALLO. ANCORA MOLTI DUBBI, E NUOVI INTERROGATIVI

| 1 Settembre 2016 | 0 Comments

di Francesca Pagliara_____

Una storia complicata, meglio dirlo subito. Una di quelle, per tante ragioni, da trattare con tatto e delicatezza, e dove il condizionale è d’obbligo.

Su leccecronaca.it ne avevamo già riferito, e aspettavamo gli esiti delle indagini della magistratura, per riparlarne con cognizione di causa.

Ma intanto oggi ci sono importanti sviluppi, di cui corre l’ obbligo di riferire.

Quindi ripercorriamo brevemente la storia.

Lei è Virginia Quaranta, all’anagrafe gli anni sono 32, di mestiere fa la psicologa e vive a Lecce (anche se è originaria di Diso), dove esercita la sua attività.

Il 18 giugno di quest’anno è un sabato mattina e deve presentarsi a un convegno di lavoro, ma i suoi colleghi non la vedono arrivare. Provano a rintracciarla telefonicamente, ma l’esito è negativo. I colleghi si preoccupano: Virginia non disdice mai un impegno, o perlomeno, se lo fa, avvisa sempre.

Decidono di andarla a cercare a casa, al quartiere Leuca per la precisione. Recuperano le chiavi dal ragazzo che abita con lei, con il quale non intrattiene però alcuna relazione sentimentale. Bussano, nessuna risposta. Allora decidono di entrare.

La casa, un appartamento elegante in via Rossini, è in ordine tutto sembra normale. Perlustrano le varie stanze fino ad arrivare alla sua camera. Lo scenario è macabro. La donna è riversa sul letto senza vita e, a differenza del resto dell’appartamento, la camera è in disordine: ci sono referti medici buttati alla rinfusa per terra, farmaci da lei assunti regolarmente, che occupano una posizione che non è il loro posto. Tutto è molto confuso.

Gli accertamenti diranno che la donna soffriva di una malattia cronica sì, ma non letale.

Il medico legale Alberto Tortorella, incaricato dell’ autopsia dal sostituto procuratore Francesca Miglietta titolare delle indagini, dirà che sul corpo di Virginia non risulta alcun segno di violenza. Sulla porta non dimentichiamolo, nessun segno di infrazione.

Ma allora cosa è accaduto?

Gli scenari possibili diventano due: la morte naturale, o il giallo.

Qui arriva il punto di svolta: il pubblico ministero dispone le analisi tecniche sui dati informatici. In parole povere, fa sequestrare il pc e i due telefonini della giovane psicologa. Lì qualcosa cambia.

Scambi di messaggi e chiamate fatte con assiduità giornaliera sempre verso lo stesso contatto vengono rinvenuti dagli inquirenti, il destinatario ha un nome di cui conosciamo solo le iniziali P.R.M. residente nel basso Salento. Gli anni di lui sono 50 e di professione, strano ma vero, fa lo psicologo. E lei, Virginia, avrebbe lavorato presso lo studio dell’uomo tempo prima.

I messaggi farebbero pensare a una relazione tra i due, o per lo meno escluderebbero il fatto che il loro fosse unicamente un rapporto di lavoro. Nell’ultimo periodo, però, gli sms riportano un certo astio, come se le cose non andassero più bene come un tempo.

Niente di strano, la normale routine di tutte le coppie penserete. Ma non del tutto, se consideriamo il matrimonio ancora in piedi del cinquantenne e la presenza di due bambini piccoli. Motivo per il quale dosiamo le parole con cura.

P.R.M. viene iscritto nel registro degli indagati: “un atto dovuto” dichiarerà il suo avvocato difensore Francesca Conte “per poter svolgere i rilievi anche sul suo telefonino”. Dovuto certo, ma qualcosa non quadra in questa storia.

L’indagato racconterà prima di aver sentito solo telefonicamente la giovane psicologa la sera prima del decesso, poi aggiungerà che in realtà si erano visti è vero, ma “non è successo niente di particolare”, queste le sue parole.

Di questi giorni è invece l’ulteriore rivelazione che avrebbe fatto agli inquirenti: la notte passata insieme a casa della Quaranta e poi il malessere improvviso di lei che l’uomo avrebbe cercato di curare. Fino a provare a rivenire il suo corpo privo di sensi.

E allora perché, se così fosse, non allertare subito i soccorsi? Perché cambiare tutte queste versioni se la verità è solo – si fa per dire – un malore sfociato poi in una tragedia?

L’uomo si professa innocente, completamente estraneo ai fatti e sostiene che quello che è avvenuto è solo una immane disgrazia.

Ma gli interrogativi sono troppi su questa storia di cui, inevitabilmente, sentiremo ancora parlare, perché il giallo si infittisce e i dubbi si moltiplicano.

Garantisti, cauti e appresso alle indagini della giustizia, cercheremo qualche risposta in più.

 

 

Category: Cronaca

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