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ILVA CHOCK. IL MOSTRO UCCIDE. L’ AUTOREVOLE CONFERMA ARRIVA DA UNO STUDIO DELLA REGIONE. MICHELE EMILIANO CONTINUA A RIMPALLARE RESPONSABILITA’ E IPOTESI COL GOVERNO. POI MINACCIA DI REVOCARE L’ AUTORIZZAZIONE AMBIENTALE SENZA LA QUALE LA FABBRICA DOVREBBE FERMARSI. MA CHE LO FACCIA!

| 3 ottobre 2016 | 3 Comments

(Rdl)______Una conferma ulteriore. Lo sapevamo, ma a maggior ragione, e a maggior Regione. A TARANTO C’È RELAZIONE CAUSA-EFFETTO  TRA EMISSIONI INDUSTRIALI E DANNO SANITARIO. Arriva dallo “Studio Epidemiologico sugli effetti  delle esposizioni ambientali sulla popolazione residente a Taranto”, presentato questa mattina a Bari (nella foto) e redatto dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, dalla ASL di Taranto, dall’ ARPA Puglia e dall’ AReS Puglia.

Arriva fino a tutto il 2014, che per un’ indagine di questo tipo è una data recente.

Dati chock.

+24% RICOVERI PER MALATTIE RESPIRATORIE DEI BAMBINI RESIDENTI QUARTIERE TAMBURI, +26% QUARTIERE PAOLO VI

L’ESPOSIZIONE ALLE POLVERI INDUSTRIALI È RESPONSABILE DI UN +4% DI MORTALITÀ, IN PARTICOLARE +5% MORTALITÀ PER TUMORE POLMONARE,  +10% PER INFARTO DEL MIOCARDIO

PER EFFETTO DELL’SO2 (ANIDRIDE SOLFOROSA) INDUSTRIALE:
+9% MORTALITÀ, IN PARTICOLARE +17% MORTALITÀ PER TUMORE POLMONARE, +29% PER INFARTO DEL MIOCARDIO

ENTRAMBI GLI INQUINANTI SONO RESPONSABILI DI NUOVI CASI DI TUMORE DEL POLMONE TRA I RESIDENTI (+29% LEPOVERIE +42% L’SO2).
In sintesi, lo studio ha fornito i seguenti risultati:

1. L’esposizione a PM10 e SO2 di origine industriale è associata a un aumento della mortalità per cause naturali, tumori, malattie cardiovascolari e renali dei residenti. All’aumento di 10µg/m3 del PM10 di origine industriale, a parità di età, genere, condizione socio-economica e occupazione, si è osservato un aumento del rischio di mortalità per cause naturali pari al 4%; per l’esposizione ad SO2 di origine industriale l’incremento di rischio è del 9%. Per entrambi gli inquinanti si è osservata anche una associazione con la mortalità per cause tumorali (es. il tumore del polmone +5% per il PM10 e + 17% per SO2) e per le malattie dell’apparato cardiovascolare, in particolare si è osservato un eccesso importante per gli eventi coronarici acuti (infarto del miocardio e angina instabile). Un aumento di rischio si è osservato anche per le malattie dell’apparato renale.

2. Tra i residenti nell’area di Taranto si è osservata una associazione tra gli stessi inquinanti e ricorso alle cure ospedaliere per molte delle patologie analizzate. In particolare, per effetto del PM10 e SO2 (per incrementi di 10 µg/m3 delle concentrazioni) sono stati osservati eccessi per malattie neurologiche, cardiache, infezioni respiratorie, malattie dell’apparato digerente e malattie renali. Le gravidanze con esito abortivo sono associate all’esposizione a SO2 delle donne residenti. Tra i bambini di età 0-14 si sono osservati eccessi importanti per le patologie respiratorie, in particolari tra i bambini residenti a Tamburi si osserva un eccesso di ricoveri pari al 24%, tra quelli di Paolo VI +26%.

3. L’incidenza tumorale è associata nel periodo 2006-2011 all’esposizione agli inquinanti studiati. L’aumento del rischio raggiunge la significatività statistica per tumore del polmone (+29% per esposizione a PM10, + 42% per SO2).

4. Lo stato socioeconomico e i fattori di rischio individuali, come il fumo di sigarette e l’alcol non sono responsabili dei risultati riscontrati.

5. La produttività dell’ILVA ha avuto delle variazioni nel periodo 2008-2014 con un declino a seguito della crisi economica (2009), un successivo aumento negli anni 2010-2012, e un declino nel 2013-2014. All’andamento produttivo, e quindi alla variazione delle emissioni, ha corrisposto un effetto sui livelli di inquinamento in prossimità dell’impianto e nei quartieri limitrofi. L’andamento della mortalità ha seguito in modo speculare l’andamento della produttività e l’inquinamento nei quartieri Tamburi e Borgo. Si è assistito a variazioni positive nei tassi di mortalità fino al 2012, a seguito di incrementi del PM10 di origine industriale, per poi osservare una riduzione sia dell’inquinamento che della mortalità nel 2013-2014.

In sintesi, l’indagine epidemiologica conferma i risultati degli studi precedenti rafforzandone le conclusioni, estende l’ambito di osservazione a diversi esiti sanitari, e considera diversi aspetti metodologici. La lettura dei risultati, anche alla luce della letteratura più recente sugli effetti nocivi dell’inquinamento ambientale di origine industriale, depone a favore dell’esistenza di una relazione di causa-effetto tra emissioni industriali e danno sanitario nell’area di Taranto______

Dal canto suo, il presidente della Regione Puglia, nonché, lo ricordiamo, assessore alla sanità, Michele Emiliano, che ha partecipato alla presentazione, ha affermato, fra l’ altro: “Finalmente abbiamo la possibilità, in prosecuzione del lavoro svolto presso l’autorità giudiziaria di Taranto, di continuare a seguire ciò che sta accadendo. Non abbiamo dunque lasciato all’autorità giudiziaria in esclusiva il compito di accertare, ma abbiamo fatto il nostro dovere, ciò che era necessario fare all’interno di una funzione generale preventiva e di analisi dei dati relativi alla salute. 

Questi dati possono essere utili comunque la si pensi sull’attività di Ilva. Abbiamo soprattutto la possibilità di capire se esistono modalità compatibili di produzione con la salute umana. Alla Regione Puglia non spetta stabilire se l’attività debba proseguire o meno, ma abbiamo voluto comunque mettere a disposizione questo lavoro preziosissimo e unico nel suo genere. 

Sempre oggi, nel corso di una Giunta straordinaria, valuteremo se impugnare dinanzi alla Corte costituzionale l’ultimo decreto Ilva.

Inoltre il 10 ottobre a Taranto il Consiglio nazionale degli ingegneri ci consentirà di approfondire l’opzione del proseguimento attività di Ilva con un sistema produttivo differente da quello attuale. 

Il Presidente del Consiglio  ha questo studio già da diversi giorni e adesso deve valutare cosa fare, essendo informato, e prendere le decisioni conseguenti. Non è una comunicazione come tutte le altre: questa è una comunicazione che ha effetto giuridico, da questo momento il Presidente della Regione e il Presidente del Consiglio hanno il dovere e il potere di adottare provvedimenti che servano, se in natura sono possibili, ad abbassare questi livelli di mortalità anomali, fuori scala. 

Il governo, laddove dovesse verificare delle situazioni anomale che determinano fattori letali per la popolazione ha l’obbligo giuridico di intervenire. Nel nostro ordinamento non impedire un evento che si ha l’obbligo di prevenire equivale a cagionarlo. Io non posso chiudere la fabbrica, non ho questo potere e non ce l’ha neanche più la magistratura perché sono intervenuti dei provvedimenti di legge che impediscono ai magistrati di agire come farebbero per qualunque altro impianto. 

Altra cosa che possiamo fare come Regione è esaminare l’ipotesi di impugnare dinanzi alla Corte costituzionale il decreto che impedisce alla magistratura di bloccare l’impianto, che secondo noi andrebbe bloccato alla luce di questi dati, fino a che non si sia in grado di funzionare senza pericolo. Perché se le curve di produttività corrispondono alle curve di mortalità, tertium non datum, la fabbrica va fermata o rallentata e vanno portati questi dati al minimo livello possibile. Noi, come Regione, continueremo a verificare questa corrispondenza tra mortalità e produttività. 

Un’altra cosa che faremo, e la Regione ha titolo per farlo, è la revisione dell’Aia. Già da qualche giorno ho dato indicazione all’Avvocatura regionale di istruire la richiesta. Se l’Aia venisse revocata sulla base degli elementi presentati oggi, ancora una volta, la fabbrica non potrebbe proseguire l’attività. Terza cosa che la Regione ha già fatto, è proporre al Governo  Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, della ASL di Taranto, di ARPA Puglia e di AReS Puglia.

La Regione Puglia non vuole entrare nella discussione se questa fabbrica sia davvero o no strategica per l’economia nazionale, è un giudizio che spetta al governo. E quest’ultimo la ritiene strategica. Però la produzione di acciaio strategica può essere realizzata con mezzi produttivi diversi dall’attuale. E per questo abbiamo inviato lo scorso dicembre al Presidente del Consiglio una proposta che prevede una modalità di produrre acciaio che non determini fattori di mortalità. Siamo in attesa di una risposta che ancora non arriva.

C’è una situazione giuridica gravissima rispetto alla quale l’intero Stato deve intervenire perché stiamo accumulando una serie di fattori di rischio giuridico di enorme portata. Il Presidente della Regione secondo il principio di leale collaborazione ha sottoposto questi dati al Governo. Ovviamente la collaborazione non può che avvenire attraverso una valutazione comune degli elementi. Se dopo più di un anno riuscissimo a fare almeno una riunione di lavoro con il Governo avente ad oggetto l’Ilva non sarebbe male. Perché purtroppo in una situazione così grave, non solo accumuliamo dati e analisi, ma non è ancora possibile avere un momento di confronto su dati di carattere oggettivo”.

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Category: Cronaca, Politica

Comments (3)

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  1. Ippazio Stefàno, sindaco di Taranto - tramite redazione ha detto:

    Non ci hanno ancora messo a disposizione questi dati, che appaiono molto gravi. Se il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, non risponde alla nostra lettera inviata nei giorni scorsi in cui chiediamo se questi dati sono validati scientificamente e se ci sono pericoli attuali per la popolazione, abbiamo già pronta la bozza dell’ordinanza di chiusura dell’Ilva che sottoporremo al prefetto.

  2. Piernicola Pedicini, M5S - tramite redazione ha detto:

    Gli scioccanti risultati dell’ultimo studio che confermano il grave inquinamento, le malattie e le morti provocati dall’Ilva di Taranto impongono interventi immediati e netti del governo nazionale, dell’Unione europea, della Regione Puglia e del sindaco di Taranto.

    E’ necessario che tutti gli organi istituzionali coinvolti si assumano le proprie responsabilità e attuino atti e provvedimenti concreti senza continuare a tergiversare sulla pelle dei cittadini.

    Nelle prossime ore presenteremo un’altra interrogazione urgente alla Commissione europea per chiedere che si occupi nuovamente dell’allarmante emergenza e intervenga subito sulle autorità italiane.

    Le conclusioni dello studio sono drammatiche e inquietanti, provocano rabbia e dovrebbero far vergognare tutti coloro che hanno avuto o hanno ancora responsabilità pubbliche: istituzioni politiche, magistratura, sindacati.
    Essi sono tutti complici di una carneficina autorizzata che va avanti da decenni e non ci fa stare meglio ribadire che il M5S lo denuncia da anni insieme alle associazioni e ai comitati civici di Taranto.

    E’ importantissimo che proprio ieri il sindaco di Taranto Ezio Stefano ha dichiarato che è pronto ad emettere un’ordinanza di chiusura dello stabilimento.

    E’ anche positivo che la Regione Puglia ha impugnato davanti la Corte Costituzionale la legge 151 del 2016 che ha convertito l’ultimo decreto per la prosecuzione dell’attività industriale dell’Ilva.

    Però, non vorremmo che dopo questi annunci, intervenga Renzi e blocchi tutto pur di continuare a favorire l’Ilva.

    Questo teatrino non è più accettabile. Il governatore Emiliano e il sindaco di Taranto usino fino in fondo i poteri che hanno e chiudano subito lo stabilimento. Non è più possibile assistere alla vergognosa schizofrenia che Renzi non ascolta Emiliano, eppure sono entrambi del Pd. Emiliano non parla con il sindaco e il sindaco non parla con Renzi.

    Il governatore Emiliano, poi, eviti di continuare a proporre l’assurda idea di decarbonizzare l’Ilva, introducendo il gas al posto del carbone nel ciclo di produzione, per abbattere le emissioni. Sa bene che questo non risolverebbe nulla.
    Il mostro va bloccato completamente e a Taranto occorre programmare un futuro senza acciaio con un piano di riconversione che veda gli operai impegnati per la bonifica dell’area dove sviluppare progetti innovativi ecocompatibili collegati alle potenzialità ambientali del territorio.

    Ritornando allo studio diffuso lunedì scorso va detto che la situazione è ancora più drammatica di quello che immaginavamo e di quello che già lo studio Sentieri aveva certificato nel 2011: l’Ilva ha provocato e provoca malattie e morti nei quartieri più vicini all’impianto e colpisce soprattutto i bambini. Nei quartieri Tamburi, Paolo VI e Borgo, i tre a ridosso della fabbrica, si muore più spesso e prima che altrove. Tra il 2008 e il 2014 emerge un collegamento chiaro tra l’inquinamento e la mortalità in questi rioni, soprattutto per cause respiratorie. Non solo: ci sono stati più ricoveri, con effetti gravi nei bambini fino ai 14 anni. In pratica più il siderurgico tarantino produce, più inquina, più aumentano determinate malattie e cause di morte, tra le quali i tumori.

    Lo studio è stato realizzato dal Centro salute e ambiente della Regione Puglia, in collaborazione con il Servizio sanitario della Regione Lazio, della Asl di Taranto, di Arpa Puglia e di Ares Puglia. Il campione studiato è costituito da circa 320mila persone residenti nei comuni di Taranto, Massafra e Statte.

    Da molto tempo – ha concluso Pedicini – il M5s denuncia il dramma che si consuma a Taranto a causa dell’Ilva, lo ha fatto in tutti i modi e con tutti i mezzi possibili. Con il forte impegno della collega europarlamentare Rosa D’Amato, con numerose interrogazioni, con le manifestazioni di protesta, con mille denunce e prese di posizione a Roma e Bruxelles con le missioni del Parlamento europeo, tra cui l’ultima della commissione ambiente e sanità di luglio scorso, nella quale, però, figuravano forze politiche tutt’altro che attente alle esigenze dei cittadini.

    I governi nazionali hanno ignorato sempre tutto e i governatori pugliesi e i vari sindaci di Taranto sono stati o collusi o hanno fatto pianti di coccodrillo.

    Com’è noto c’è anche un importante processo in corso per disastro ambientale dell’Ilva di Taranto che vede 47 imputati in Corte d’Assise.

    Nonostante tutto questo, il mostro d’acciaio continua indisturbato a funzionare e a generare morti e malattie”.

  3. Gian Luca Galletti, ministro Ambiente - tramite redazione ha detto:

    Se ci fossero rischi per i cittadini di Taranto sarei il primo a chiudere l’Ilva.
    L’approfondimento sui dati epidemiologici è assolutamente giusto perché noi dobbiamo dare la massima garanzia e certezza a tutti.
    D’altra parte noi nell’Ilva abbiamo diminuito la produzione da più di nove milioni a sei milioni, abbiamo ambientalizzato per centinaia di milioni.
    C’è un monitoraggio molto determinato che ci dice che oggi sono rispettati tutti i limiti di legge.
    Io mi muovo su questo, non su altro.

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