MONSANTO OTTIENE I BREVETTI PER IL TAGLIA-INCOLLA DEL DNA DELLE SPECIE VEGETALI IN AGRICOLTURA: PRODURRA’ OGM? SI’. MA NON PER LA LEGGE

| 3 ottobre 2016 | 1 Comment

di Eleonora Ciminiello_____Il taglia e incolla del DNA delle specie vegetali è legalmente nelle mani di Monsanto. L’annuncio risale al 23 settembre scorso ed è stato diffuso negli Stati Uniti come una vittoria per il genere umano. Ma sarà davvero così?

Per comprenderlo e farci un’idea delle possibili conseguenze, cominciamo con lo spiegare in che cosa consiste il taglia e incolla del DNA, ovvero il CRISPS com’è definita questa tecnica di miglioramento genetico. Il CRISPS, Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats, è parte del genome editing, biotecnologia utile a mutare i geni per migliorarne, nel caso dell’agricoltura, le capacità produttive. Ma ovviamente non solo.

Ad essere ceduta a Monsanto è la licenza del CRISP-Cas9, una tecnica capace di eliminare, sostituire e riscrivere intere sequenze del codice genetico. Per agire sul DNA si utilizza la proteina Cas9 endonucleasi presente in un batterio, il quale viene guidato nel punto del codice da tagliare mediante una molecola di RNA. Sostanzialmente quindi, le caratteristiche proprie di un vegetale, ad esempio, possono essere sovvertite, e le mutazioni risultate sono visibili non solo nella pianta sottoposta a CRISPR, ma anche in quelle future, perché la modifica genetica può essere ereditaria.

Il taglia-incolla del DNA, però, non viene considerato dalla legge tecnica OGM. Per assurdo, utilizzando il CRISPR potrebbe anche succedere che un codice genetico sia cancellato quasi per intero ed allungato con una sequenza completamente nuova senza essere considerato OGM. Entrando in commercio, questi prodotti, saranno quindi venduti come Non OGM senza esserlo veramente.

Ad accordare la licenza d’uso non esclusivo a Monsanto è stato il Broad Institute di Cambridge, in accordo con il Mit e con Harvard, detentori di diversi brevetti di CRISPR. Il Broad Institute nel suo bollettino fa sapere che “Oltre a rendere liberamente disponibili gli strumenti e le tecniche del genome editing a comunità accademiche e non-profit, dal 2013 ha emesso più di una dozzina di licenze per la ricerca commerciale, in particolar modo nel campo della biomedicina umana. Broad è stato raggiunto anche da richieste da parte di aziende per l’ottenimento delle licenze della tecnologia CRISPR ad uso commerciale. L’uso responsabile della tecnologia di genome editing CRISPR in agricoltura potrebbe contribuire a ridurre la fame nel mondo, ridurre la nostra dipendenza dai pesticidi, aiutare le società ad adattarsi ai cambiamenti climatici, ridurre l’uso di acqua potabile da parte delle aziende agricole, aumentare la quantità di prodotti e migliorare l’efficienza della produzione agricola”.

Ma cosa potrebbe succedere a seguito di un uso scorretto, indirizzato solo al profitto o peggio, nelle mani di gruppi sbagliati, del CRISPR in agricoltura? Le ragioni le ritroviamo all’interno di alcune considerazioni pubblicate dallo stesso Broad Institute di Cambridge.

Il CRISPR consente di mettere in atto la pratica di stimolare la parziale ereditarietà di particolari geni per alterare intere popolazioni. Tale pratica passa sotto il nome di gene drive. La manipolazione genetica in questo senso, e quindi “il ricorso al gene drive, potrebbe ad esempio essere utilizzato per mettere fine alla trasmissione della malaria da parte delle zanzare, ma potrebbe anche condurre alla distruzione degli ecosistemi”. A quest’affermazione del Broad Institute si aggiunge il rapporto sul gene drive prodotto dal National Research Council, pubblicato a giugno 2016, in inglese ma di agevole lettura che giunge alle medesime conclusione dell’istituto di Cambridge.

Oltre a questa grave eventualità, il CRISPR può spingere alla commercializzazione di semi sterili. Il commercio dei semi sterili è noto al mondo da circa un trentennio: nel 2000 la Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica ha RACCOMANDATO una moratoria globale rispetto al loro sviluppo e la loro commercializzazione, raccomandazione condivisa dal Broad Institute. Ma, si sa, una raccomandazione non è un obbligo. Di fatto è noto che fra la metà degli anni ’80 e la metà degli anni ’90 Monsanto ha creato i cosiddetti semi Terminator, che la società, sostiene, non ha intenzione di distribuire. Ma se l’avesse già fatto, chi se ne accorgerebbe?

Ciò comporterebbe una dipendenza degli agricoltori dalle aziende produttrici di semi che sceglierebbero cosa far mangiare alla popolazione e a quale prezzo, controllando l’alimentazione ed il sostentamento di tutti.

Infine, tra i rischi che il Broad Institute segnala c’è anche quello che concerne il tabacco. Il fumo aumenta i rischi di cancro, in particolare al polmone, di ictus, infarti e diabete, di artrite reumatoide oltre ad una molteplicità di altre condizioni. La maggiore preoccupazione che nasce dall’uso improprio del CRIPS sulle piante di tabacco riguarda la modifica del suo genoma per aumentarne l’uso. 

Il Broad Institue, quindi, concedendo la licenza a Monsanto, le ha proibito di usare questa tecnologia per modificare il gene drive, per produrre semi Terminator e per produrre tabacco ad uso commerciale, pur accordandole la possibilità di fare ricerche sul tabacco e commercializzare prodotti diversi da esso.

Il CRISPR oggi è quindi nelle mani di Monsanto, la stessa che ancora oggi sostiene che gli OGM sono sicuri, la stessa che ha sempre negato la pericolosità del suo prodotto principe, il Round Up, in ogni versione, la Madre dei Pesticidi della Green Revolution.

E quando i primi prodotti raggiungeranno l’Italia? Ad accoglierli ci sarà il sorriso del Ministro Martina che in un’intervista dichiara:

“In Italia, ad esempio, stiamo per sostenere iniziative di ricerca in laboratorio, a legislazione vigente, con tecnologie più sostenibili .

Le tecnologie più sostenibili di cui parla il ministro sono finanziate con 21 milioni di Euro. Ma andiamo avanti: “Parlo di strumenti come il genome editing e l’approccio cisgenico che ci possono consentire un impegno mirato di miglioramento generico senza alterare le caratterizzazioni produttive di un sistema agroalimentare, migliorandone le performance anche rispetto alla resistenza alle malattie. Su questo fronte vogliamo concentrare i nostri sforzi di ricerca, in particolare pensando alle colture tipiche dell’esperienza italiana, con l’obiettivo di attestarci nei prossimi anni tra i paesi più avanzati nella gestione di tecnologie sostenibili. Sapendo anche che va condotta in Europa una discussione definitiva perché queste tecnologie vengano pienamente riconosciute diversamente dagli Ogm transgenici.”

Sulla concessione Monsanto il Newyorker scrive:

“Molte delle persone che ho intervistato mi hanno detto che, se il pubblico sarà lasciato fuori dalla discussione su CRISPR, questa tecnologia sarà liquidata come un “problema Monsanto.” Quando la Monsanto ha introdotto gli OGM, negli anni Novanta, non è riuscita a coinvolgere le persone. Nessuno sapeva se questi nuovi semi creati in laboratorio fossero sicuri. Il risultato è stato il diffondersi del sospetto (e, in molti casi, di una palese ostilità) che è proseguito anche dopo che è stato dimostrato che quella tecnologia fosse sicura e utile. 

crispr è troppo importante per impigliarsi nella stessa rete di confusione tossica degli OGM. Dovremmo aver imparato qualcosa…. scienziati, politici e tutti devono ora partecipare e a questo dibattito. La società non ha altra scelta…Ciò richiederà un grande cambiamento: e ad oggi, non vi è nemmeno un meccanismo di regolamentazione in grado di governare i prodotti come CRISPR “.

Media, scienza, politica, imprenditoria stringono spesso legami sinergici tanto forti da disegnare scenari in cui gli esseri umani, i CITTADINI, sono considerati come uno strumento, un problema, un effetto collaterale. Certamente, a qualcuno di loro, farebbero più comodo cittadini privi di intelletto, di coscienza democratica, di libero spirito critico: il gene da tagliare ed incollare per risolvere anche questo problema è già stato individuato?

 

 

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Politica

Comments (1)

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  1. Enrico ha detto:

    Avete mai pensato che forse gli OGM sono veramente sicuri, dopo migliaia di ricerche scientifiche che smentiscono la loro pericolosità? E che forse alle industrie farmaceutiche fa più comodo che non si diffondano troppo così che vendano più fitofarmaci? Dite che il “sistema” ci vuole imporre ingiustamente il loro consumo non rendendovi conto che per 20 anni tutti i media e quasi tutti i politici hanno fatto ostracismo verso questa tecnologia.

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