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E’ POSSIBILE VINCERE IL RISCHIO SANITARIO? ATTENUARE IL CONTENZIOSO E LA MALASANITA’ ? IL PROGETTO “THEOMED-RISK” CI CREDE

| 26 novembre 2016 | 0 Comments

di Annibale Gagliani______

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

ARTICOLO 32 della Costituzione Italiana

 

“Il rischio è un’ombra che abbiamo affianco, che non vediamo, ma c’è”. Parte con queste efficaci parole del professore Michele De Benedetto la prima edizione del convegno nazionale di studi Theomed-Risk, andato in scena nel Laboratorio Dream dell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce. La riforma sanitaria italiana è un gioiello, non è un segreto che mezzo mondo ce la invidia (Obama per esempio la vedeva come un’oasi nel deserto statunitense). Certo lo sperpero angosciante di denaro pubblico dagli anni settanta fino ai giorni nostri, ha ridotto notevolmente il raggio d’azione del Ministero, della Regione e dei Comuni.

Poca pecunia, poche risorse umane (pagate il necessario); strutture vecchiotte, dove non sempre i macchinari sono disponibili. Osservate l’ASL leccese, andate a visitarne il Prontro Soccorso in qualsiasi orario – giusto per non proiettarci così lontano dal nostro naso – e scoprirete come l’equipe medica, assieme ai suoi infermieri, debba farsi in quattro per poter sopportare l’imponente mole di lavoro quotidiana. Lecce non ha un policlinico, ma non tutti il mali vengono per nuocere.

Sta nascendo da qualche anno una sinergia sontuosa tra la Cattedra di Filosofia Politica dell’Università del Salento, il Laboratorio di ricerca per l’innovazione sanitaria Dream e l’ASL salentina. Lo strumento più recente, atto a migliorare le condizioni sanitarie nostrane, è giaustappunto il Progetto di ricerca Theomed-Risk, capitanato con vivida competenza e amor proprio dal professore di Filosofia Politica dell’Unisalento Gianpasquale Preite. L’iniziativa accademico-ospedaliera è stata sposata in toto da personalità determinanti dell’universo sanitario puglise, come il responsabile del rischio clinico dell’ASL leccese Alberto Tortorella e il primario di ortopedia e traumatologia del Fazzi Giuseppe Rollo.

Tre sono le morse che attanagliano la struttura sanitaria del Tacco, e allargando il raggio d’azione, dello Stivale tutto:

il contenzioso sanitario, cresciuto del trecentoventi per cento negli ultimi dieci anni, e che vede un ricoverato su duecento denunciare la struttura (circa trentacinquemila denunce l’anno), con un rimborso di cinquemila euro nella metà dei casi, per un costo complessivo di svariati miliardi annuali per Lorenzin e compagneros;

la rottura dell’equilibrio millenario tra medico-paziente, un rapporto di fiducia nato sull’opera di Ippocrate, ma decaduto progressivamente nei decenni a causa dell’imporsi di una teconologia avanguardistica (anche se non sempre funzionale);

i casi di malasanità, elemento imponderabile nella gran parte delle situazioni (non sempre però, bisogna sottolinearlo).

Quali sono le soluzioni che il progetto in questione, fondato su studi ingegneristici e informatici, ma di chiaro respiro sociologico, propone?

In primis bisogna puntare il mirino della ricerca su un approccio biopolitico e antopocentrico, con al centro l’essere umano, e non la tecnocrazia. Al servizio di questa visione illuminata deve intervenire la filosofia del e-government, ovvero le nuove tecnologie per la gestione amministrativa, che verranno relazionate agli spostamenti, ai flussi e al benessere sociale. L’innovazione posta in una discussione biopolitica sulla persona può portare a un risultato virtuoso, di qualità per dirla volgarmente.

Arrivando a questo punto bisogna drizzare le antenne, perché maggiore sicurezza crea maggiore rischio, parafrasando l’intervento del Prof. Preite. Con tale presupposti è facile intuire come la mission del gruppo di ricerca si proietti su obiettivi chiari e lineari:

ricucire il rapporto medico-paziente, autodeterminando il professionista sanitario e di conseguenza il degente; restituire al medico la sua vera dimensione, fondata sulla strategia semeiotica (capacità di valutare i sintomi attraverso la stimolazione dei sensi); individuare delle attività pilota per poter entrare nella crepa del consenso informato (la giusta cognizione delle conseguenze che un degente può avere dopo un’operazione); proporre un’attività culturale nelle università per condividere la crescita intelettuale del territorio nelle nuove generazioni.

L’attività inaugurale di ricerca sul campo partirà subito nel reparto di ortopedia del Vito Fazzi, e il 25 febbraio nel secondo convegno di studi, potremo toccare con mano lo stato dell’arte del progetto. Bisogna comunque rammentare che l’ASL salentina ha lavorato nella direzione di una lealtà infermieristica e medica, e soprattutto sulla giusta cognizione dell’errore per identificare il rischio. L’analisi dell’incident reporting, o ancora i giri per la sicurezza proposti al fine di comprendere le manovre per evitare criticità e fallimenti ne sono la prova più diretta. Come denunciato dall’esperta di rischio clinico del Fazzi Lina Spedicato, sarebbe necessario un monitoraggio continuo della situzione, ma come accennato in precedenza, la mancanza delle risorse umane lo impedisce.

Combattere i virus sociali e strutturali che affliggono il Tacco, spesso bistrattato e depauperato, si puo, e si deve. La prova inequivocabile e pragmatica sono forze intellettuali come la squadra di Theomed-Risk, che ha affarrato al volo un compito determinante per tutto l’hinterland barocco: migliorarne la salute e la lealtà.

E la lealtà di chi? Mi direte sibillini voi lettori…

ebbene si, la lealtà dei pazienti, che spesso godono nell’imbroglio, dei medici, che talvolta non prendono sul serio il loro mestiere (o’ che sciagura) e dei dirigenti che non leggono, non si scervellano e non si confrontano per migliorare le cose.

Ma questo non sarà più il nostro caso, o almeno ci speriamo.

“Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili”. A sostenerlo era Seneca, a pensarlo dovrebbe essere chi vuole bene alla propria terra, e di conseguenza, a sè stesso.

 

 

 

 

Category: Costume e società, Cronaca, Eventi, Politica

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