INCONTRI / NELLA MENTE DELL’ARTISTA…INTERVISTA ALLA PITTRICE LECCESE PAOLA SCIALPI

| 18 giugno 2017 | 0 Comments

di Mariagrazia De Giorgi______ Paola Scialpi, è nata e vive a Lecce, già docente di discipline pittoriche presso il Liceo Artistico “V. Ciardo” di Lecce, ha al suo attivo più di quarant’anni di attività artistica.

Dirige “OVERECO ACADEMY” un centro di ricerca sull’arte contemporanea che oltre a contenere il suo atelier ha anche uno spazio espositivo dove si promuovono incontri culturali ed artistici con esperti del settore. Da sempre la sua pittura simbolicamente parla della donna, della prostituzione minorile, della violenza, dell’emarginazione, e delle conseguenze derivanti da guerre e povertà.

Hanno parlato di lei: Vittorio Balsebre, Lucio Galante, Antonella Marino, Maurizio Nocera, Marina Pizzarelli, Vladmir Petr Jovovich, e altri critici del panorama artistico attuale.

Ho incontrato l’artista Paola Scialpi nel suo laboratorio e le ho posto cinque domande per saperne di più sul variegato e multiforme mondo dell’arte e di come un’artista riflette sullo stato dell’arte.

D.) – Lei è un’artista affermata, da dove ritiene abbia avuto inizio la sua ispirazione artistica, da dove è nato il suo amore per l’arte?

 R.) – Se dovessi dire quando ha avuto origine il mio amore per l’arte, avrei qualche problema, non andavo ancora alle scuole elementari ma avevo già una predisposizione innata, da li è partito l’amore per l’arte ed è continuato nel tempo attraverso continui stimoli. La mia più grande fortuna, poi, è stata quella di aver insegnato la materia della quale ero appassionata, per cui non ho mai staccato, sia quando stavo a lavoro che nello studio: arte la mattina e arte la sera, in continuazione!

D.) – Sappiamo che è molto sensibile all’arte femminile, perché le donne anche nel campo artistico faticano ad avere successo?

Il problema delle artiste donne, rientra in una mentalità prettamente maschilista, che invade purtroppo il campo dell’arte, anche nel territorio leccese. Alcune donne ad esempio hanno intrapreso una carriera artistica di grande rilevanza, pensiamo a Rita Guido, Anna Maria Massari, Ada Mazzei, sono personaggi che hanno dato all’arte un contributo notevole, purtroppo la donna artista sembra quasi la pittrice della domenica, ed è sempre stato così a partire da Artemisia Gentilieschi. Non c’è mai stato, neanche allora, rispetto e apprezzamento per lo spirito artistico femminile. Le donne, per imporsi, hanno dovuto impegnarsi molto di più rispetto agli uomini.

D.) – Nel corso della sua formazione a quali modelli artistici si è ispirata?

 R.) – Ho apprezzato molto Kandinskij, perché ha rivoluzionato la storia dell’arte, ha insegnato al Bauhaus, ha creato l’arte astratta cambiando, così i canoni della pittura, ed ha, inoltre, inserito il concetto umano di linea e punto che rappresentano l’animo umano. Mi ha affascinato anche Dali’ e Picasso! Qualche anno fa, invece, ho visitato la mostra di Burri a Città di Castello (Perugia) e mi è piaciuta la sua capacità di creare superfici nere a diversa tonalità. Su un quadro completamente nero si vedono le diverse impostazioni luminose.

D.) – Ai nostri giorni l’arte può considerarsi un fenomeno d’élite? Come vede il futuro dei giovani che si affacciano in questo mondo?

Il problema dei giovani che si affacciano al mondo dell’arte, è che semplicemente improvvisandosi artisti e avendo la sfortuna di incontrare millantatori, credono di salire sull’Olimpo dell’arte, quando invece non basta una vita per imparare. Certo se una pennellata che casualmente viene bene, ed è gradevole e come tale può essere definita arte, allora il problema è diverso! Ai giovani direi di avere pazienza, di studiare, di approfondire la storia dell’arte e gli artisti del passato, perché solo attraverso lo studio possono raggiungere quell’umiltà che gli permetterà di andare avanti.

D.) – In ambito locale pensa che ci siano importanti fermenti artistici tali da imporsi a livello nazionale?

R.) – Il problema del nostro territorio è il rapporto dell’artista con la critica. Perché alcuni critici tendono a muoversi solo nell’ambito di nomi importanti, in questo modo, però, tralasciano tutto ciò che nasce nel territorio. Se il critico si movesse di più, conoscerebbe altre realtà forse anche più interessanti.

Category: Cultura, reportage

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