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SCHIAVI DI ALTRI UOMINI, SCHIAVI DI SE STESSI, SCHIAVI DI COSE MANOVRATE DA ALTRI UOMINI

| 17 luglio 2017 | 0 Comments

di Giuliano Melcore_______Quest’oggi mi è capitato sott’occhio un articolo riguardante la scoperta di un locale sotterraneo dove, stipate a centinaia, delle persone lavoravano per oltre quattordici ore al giorno in cambio di pochi spiccioli.
L’articolista si scagliava violentemente contro questa “nuova” forma di schiavitù e così mi son ritrovato a riflettere su quanto effettivamente ci possa essere di nuovo in qualcosa di così antico come la schiavitù.
Seppur sia esistita da sempre i primi ad essere definiti schiavi furono i prigionieri delle guerre fra i popoli antichi; persone che si riteneva sarebbero dovute morire in battaglia e di cui il vincitore disponeva come meglio preferiva. Ad essi poi si aggiungevano coloro che non avevano di che mantenersi e preferivano alla morte per stenti una vita da schiavo.
Ciò che in origine accomunava, quindi, tutti gli schiavi era l’idea che costoro avessero perso il diritto di vivere e, a quanto ci appare, per gli antichi era una situazione assai normale.
I romani furono un po’ più tolleranti concedendo allo schiavo il diritto di riscattarsi.
Tuttavia, neppure i liberti sembra volessero lottare per l’abolizione della schiavitù!

Ciò, mi ha fatto sorgere un pesante interrogativo: come potevano non considerare un problema la schiavitù? Proprio loro che la avevano vissuta! Che non concepissero la possibilità di eliminarla senza sovvertire la struttura dello stato? Che fosse effettivamente così? Può anche darsi, in fondo gli schiavi erano tanti e tali che se avessero tutti smesso di lavorare l’economia romana sarebbe andata a brandelli, ma che da questo si passi a non vedere la schiavitù come un problema è indice di una cultura lontanissima da quella moderna.

 Il punto di svolta è forse ritrovabile nell’abolizione della schiavitù in America e la conseguente guerra di secessione. Come purtroppo spesso accade, il fattore economico precede quello morale, ma sarebbe sterile discutere su se questo sia giusto o sbagliato in quanto si tratta di uno status quo immodificabile e di cui mi è possibile solo prendere atto. Semplicemente gli stati più industrializzati degli stati uniti necessitavano di maggiore domanda per le loro merci e allo stesso tempo era per loro conveniente abbattere la concorrenza degli stati altri stati, meno industrializzati; l’economia di questi si basava per la quasi totalità sulla figura dello schiavo nero come motore di ogni attività.

Entrambe le fazioni difesero a denti stretti le loro posizioni e il tutto finì con la guerra, la vittoria degli stati più avanzati e l’abolizione della schiavitù, sottolineando ovviamente l’ideale di libertà e di uguaglianza raggiunto con questa guerra.

A posteriori si può dire “meno male” dato che la schiavitù si è rivelata essere un disastro non solo in chiave morale ma anche economica; tuttavia, ancora oggi provo ribrezzo al pensiero che degli ideali vengano imposti con la forza. Certo, se oggi la schiavitù  altro non è che qualcosa di orribile è anche grazie a quella imposizione, ma se avessero vinto gli stati schiavisti oggi potremmo star idolatrando la schiavitù come motore fondamentale della società e dell’economia, convinti sicuramente di quanto giusto fosse  questo ideale.

Come faccio io quindi ad essere sicuro di aver ragione nel pensare che la schiavitù sia qualcosa di terribile se guardando ad una civiltà, per l’epoca così evoluta e per l’appunto civile, come l’impero romano altro non vedo che schiavi e schiavitù come fondamento dell’allora intero mondo? E per giunta vedo questo meccanismo aver funzionato per secoli?

Ma sarà il caso che metta da parte il mio sempiterno scetticismo a favore di un’analisi quanto più accurata e oggettiva possibile.

Dall’abolizione della schiavitù da parte degli Stati Uniti in poi, l’opinione pubblica si è sempre schierata contro ogni genere di oppressione schiavista ritenendo la libertà diritto inalienabile di ogni essere umano, e con esso il diritto alla vita, abbattendo, quindi, la concezione di schiavo sin dalla sua origine.

Eppure, nonostante chiunque rimanga orripilato all’idea di un uomo schiavo di un altro uomo, spesso è diversa la concezione dell’uomo schiavo di qualcosa controllata da un altro uomo!

Certamente i massimi esperti condannano il gioco d’azzardo, il fumo, la droga o anche il semplice uso eccessivo degli apparecchi elettronici; tuttavia ben di rado ho udito da parte della massa lo stesso ribrezzo riservato ad un argomento come la schiavitù per queste altre occulte forme di schiavitù umana.

Le differenze sono certo notevoli ma il diverso trattamento riservato a questi problemi non credo sia da ricercare nella differenza di gravità fra i due, in quanto ho spesso udito problemi al limite del futile venir trattati con la massima serietà, quasi con astio. Credo piuttosto che la divergenza sia causata dal diverso rapporto oppresso-oppressore: mentre uno schiavo era ben conscio della sua condizione e si ingegnava per uscirne, un dipendente da qualcosa è inconsapevole, assume una posizione giustificazionista e spesso esaltatoria della sua condizione. Chi dunque sarebbe disposto a lottare per qualcuno contro quel qualcuno stesso?

E così le dipendenze dilagano e l’opinione pubblica tace. Restano gli esperti, che manifestano la loro contrarietà alle diverse dipendenze.
Come sempre,  ogni argomento ha mille sfaccettature; alla lettura di quell’articolo, comodo sarebbe stato per me pensare “la schiavitù è brutta” senza fermarmi un attimo a riflettere sul perché, sul come, su punti di vista diversi dal mio. Ma la schiavitù, quella brutta davvero, credo sia quella impostaci da noi stessi, dai nostri schemi mentali, dalle opinioni comuni passivamente accettate, da tutto quell’elenco di ideali da sempre presentatici come universali.

 Kant affermava che l’uomo preferisce restare in uno stato di minorità in cui altri ragionano per lui, come se ragionare stancasse troppo. Anche questo modo di vivere (o forse di essere schiavi) andrebbe analizzato con i suoi pro e i suoi contro, ma non volendo trattarlo in questo momento, dopo riflessioni su questo stile apatico di vita, credo che ciò che mi resta da fare sia tentare ogni giorno di discostarmene.

Category: Cultura

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