LECCECRONACHE / AL BAR, QUESTA MATTINA…

| 17 Novembre 2017 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

Al bar, la mattina, si tasta il polso alla realtà della vita che ci circonda. È la ‘voce del popolo’ che, da sempre, riesce ad interpretare l’umore generale, che non è quello espresso dai politici, dalla televisione o dai giornali. Ma è quello, spicciolo e crudele, dell’uomo della strada che inizia la sua faticosa giornata con un caffè sorbito fra altri avventori che, come lui, mugugnano e scalpitano.

‘Condoglianze!’ esclama uno, entrando nel bar e rivolgendosi alla ordinata fila di bevitori di caffè (macchiato, lungo, hag, ristretto, corretto, col ginseng) e agli sguardi interrogativi comuni, aggiunge: ‘E’ morto Riina, no? Il simbolo dell’Italia!!!’ Assentono tutti, nessuno si ribella, neanche una parola di commento che inneggi a sentimenti decisamente onesti e patriottici.

‘Io sto pensando a quella poveretta’ dice un altro, mescolando col cucchiaino la sua bevanda (zucchero, dolcificante, zucchero di canna, miele, fruttosio) e agli sguardi interrogativi comuni, aggiunge: ‘La moglie di Berlusconi, no? Deve restituire sessanta milioni di euro. Come farà, adesso?’ Assentono tutti, nessuno dice nulla, neanche una parola che sottolinei pro e contro della faccenda.

‘E noi paghiamo anche Ventura, che ci ha fatto perdere i mondiali!’ dice un altro ancora, raccogliendo tutti i consensi, unanimi, dei bevitori di caffè. ‘Le migliaia di euro che prenderà per contratto fino a giugno, sono soldi nostri, altrochè!’ insiste l’uomo, scegliendo dalla vetrinetta qualcosa di dolce (brioche, pasticciotto, fruttone, graffen, cornetto). I borbottii di assenso fanno da contorno al suo vorace masticare.

‘Finalmente abbiamo l’Inno nazionale, il Canto degli Italiani’ dico speranzoso in una breve pausa d’attenzione.

Si fa silenzio, non si sente volare una mosca.

Poi, ad uno ad uno, con lo sguardo basso, gli avventori se ne vanno.

Tornano ai loro lavori. Alcuni gravosi, altri no. Stupidi noi che credevamo che tutti i lavori fossero ugualmente gratificanti e gravosi. Così ci insegnavano nel secolo scorso….

Ma i tempi cambiano, oppure siamo noi a non capire niente.

Ruotiamo il cucchiaino nella tazzina, recuperando gli ultimi granelli di zucchero, e poi, mogi mogi, paghiamo e ce ne andiamo.

Fuori, piove.

‘Piove, governo ladro!’ ci viene subito da pensare. Ma non c’è nessuno con cui condividere la saggezza di un popolo….

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura

Lascia un commento