MAFIA E MASSONERIA – 4 / INSIEME, NEL ‘mondo di mezzo”, NELLE PAGINE PIU’ BRUTTE E OSCURE DELLA NOSTRA STORIA RECENTE, E IN TANTE VICENDE CRIMINALI PROTAGONISTE DELLA NOSTRA CRONACA ATTUALE

| 25 dicembre 2017 | 0 Comments

(g.p.)______A questo punto, la relazione della Commissione specifica che “il quadro complessivo attesta una pericolosa e preoccupante contiguità in presenza di determinate contingenze storiche o con riferimento alla conclusione di singoli affari di particolare rilevanza economica” , e, ancora, che  si tratta di “uno scenario inquietante dei rapporti tra mafia e massoneria, sia regolare che deviata. Esse lasciano intravedere la possibile attualità di collegamenti alle più recenti vicende sui rapporti tra imprenditoria, centri di potere, amministrazioni locali e criminalità, anche verificatisi in altri territori del Paese, quasi in assenza di soluzione di continuità tra passato e presente”. 

 

Queste le conclusioni riferite al presente.

Vediamo invece le precedenti esperienze esaminate.

Cioè, fatte salve le conclusioni sulla realtà odierna, omettendo le decine e decine di pagine della relazione che si riferiscono a episodi criminali specifici, gravi, per quanto circoscritti a episodi locali, vediamo qui in questa nostra sede solamente di come Mafia e Massoneria c’ entrino in alcune delle pagine più brutte e più scure della nostra Storia recente.

La contiguità tra la così detta  “massoneria deviata” e le cosche mafiose era già stata posta all’ evidenza nella relazione sui rapporti tra mafia e politica e nella relazione conclusiva (delle quali cui fu relatore il presidente Luciano Violante) approvate dalla Commissione parlamentare antimafia nel corso dell’XI legislatura, dal 1992 al 1994.

 

 

 

 

 

 

 

 

In un passaggio chiave della relazione conclusiva veniva affermato che “ il terreno
fondamentale sul quale si costituiscono e si rafforzano i rapporti di Cosa nostra con esponenti dei
pubblici poteri e delle professioni private è rappresentato dalle logge massoniche. Il vincolo della
solidarietà massonica serve a stabilire rapporti organici e continuativi” .

Ed ancora: “L’ingresso nelle logge di esponenti di Cosa nostra, anche di alto livello, non è un fatto episodico ed
occasionale ma corrisponde ad una scelta strategica… . Il giuramento di fedeltà a Cosa nostra resta
l’impegno centrale al quale gli uomini d’onore sono prioritariamente tenuti. ( …) Le affiliazioni
massoniche offrono all’organizzazione mafiosa uno strumento formidabile per estendere il proprio
potere, per ottenere favori e privilegi in ogni campo; sia per la conclusione di grandi affari, sia per
” l’aggiustamento” dei processi, come hanno rivelato numerosi collaboratori di giustizia. T anto più
che gli uomini d’onore nascondono l’identità dei ” fratelli” massonici ma questi ultimi possono
anche non conoscere la qualità di mafioso del nuovo entrato”.

In base ai risultati dell’inchiesta, che si era avvalsa delle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, quella Commissione era pervenuta alle seguenti conclusioni.

In primo luogo, la massoneria, intorno agli anni 1977-79, aveva chiesto alla commissione di Cosa nostra di consentire l’affiliazione di rappresentanti delle varie famiglie mafiose.

In secondo luogo era emerso che, nell’ambito di alcuni episodi che avevano segnato la così detta “strategia della tensione” nel nostro Paese tramite i tentativi eversivi del 1970 e del 1974, alcuni esponenti della massoneria aveva chiesto la collaborazione della mafia.

 

I rapporti fra Cosa nostra e massoneria erano già emersi anche nell’ambito dei lavori delle Commissioni parlamentari d’inchiesta, sia sul caso Sindona, sia sulla loggia massonica P2, che avevano approfondito la vicenda del finto rapimento del finanziere e della sua permanenza in Sicilia dal 10 agosto al 10 ottobre 1979.

 

 

 

 

 

 

 

Sul fronte di Cosa nostra, già nel gennaio del 1986 la magistratura palermitana aveva disposto una perquisizione presso la sede del Centro sociologico italiano. In quell’ occasione erano stati sequestrati gli elenchi degli iscritti alle logge siciliane della Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori – obbedienza di Piazza del Gesù.

Fra gli iscritti figuravano, tra gli altri, i nomi dei mafiosi Salvatore Greco e di Giacomo Vitale, quest’ultimo cognato di Stefano Bontate (noto come Bontade). I riscontri, allora effettuati sui nominativi dei presenti negli elenchi, avevano inoltre messo in luce che “molti dei soggetti presi in esame risultano avere precedenti penali per reati di mafia”.

Stefano Bontade venne ucciso nel 1981 e il suo omicidio diede il via alla sanguinosa guerra all’ interno della Mafia siciliana degli anni Ottanta.

 

 

 

 

 

 

 

È sempre di quegli anni la nota vicenda, curata dalla magistratura trapanese, del Centro studi Scontrino presieduto da Giovanni Grimaudo, in cui grazie alle risultanze degli atti sequestrati si era accertato che nello stesso luogo avevano sede anche sei logge massoniche (Iside, Iside 2, Osiride, Ciullo d’A lcamo, Cafiero, H iram), nonché un’ulteriore loggia, quest’ultima segreta, il cui elenco degli iscritti veniva rinvenuto nell’agenda sequestrata al Grimaudo, tutti annotati sotto la dicitura ” loggia C”.

Nell’ elenco di questa loggia coperta, accanto ai nomi di imprenditori, banchieri e liberi professionisti del luogo, figuravano quelli dei maggiori esponenti della mafia trapanese, della politica e della pubblica amministrazione locale.

Contatti fra le consorterie mafiose e massoniche di Palermo e Trapani erano, altresì, emersi
nel processo celebrato a Palermo nel 1995 contro Giuseppe Mandalari – “ gran maestro dell’ordine e
gran sovrano del Rito scozzese antico e accettato” nonché ritenuto il commercialista di Salvatore
Riina – che avevano confermato che sarebbe stato proprio costui a conferire il riconoscimento
“ufficiale” alle logge trapanesi che facevano capo a Giovanni Grimaudo e, soprattutto, che vi era
stata un’interazione tra Cosa nostra e massoneria per condizionare l’esito di un processo.

 

 

 

 

 

 

Più complessi e apparentemente più strutturati appaiono i rapporti tra ‘Ndrangheta e Massoneria.

La stessa struttura originaria della mafia calabrese, per quanto è dato oggi conoscere dalle sentenze passate in giudicato, aveva subìto negli anni Settanta una rilevante mutazione ed evoluzione, laddove era stata prevista la creazione di un livello superiore alla “ società dello sgarro” , denominato la società maggiore o la “Santa” , cui affidare il riservatissimo ruolo, sconosciuto anche alla più parte degli appartenenti alle ‘ ndrine, di entrare in contatto con una vasta area di potere locale di diversa natura, e di creare un collegamento stabile tra l’associazione mafiosa e i vari centri di poteri presenti nella massoneria. Ed è proprio attraverso la Santa che la ’ndrangheta è entrata in rapporto con la massoneria.

In sintesi, le indagini sin qui svolte dalle autorità inquirenti calabresi illustrano un quadro di
allarmante pericolosità che sarebbe caratterizzato dall’ esistenza di un “mondo di mezzo”, crocevia e
luogo di compensazione degli interessi del mondo criminale, dell’imprenditoria e della politica,
quasi a riecheggiare in proporzione il modello, pur diverso nelle forme e nei contesti, emerso
nell’ indagine nota come “mafia capitale”.

 

 

 

 

 

 

 

Gli esiti investigativi consegnano un panorama complessivo di rapporti e collaborazioni con ambienti e soggetti massonici cui non si sottrae alcuna organizzazione mafiosa tradizionalmente presente sul nostro territorio.

Esponenti di Cosa Nostra, ‘ Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita o soggetti comunque riconducibili a tali sodalizi, hanno partecipato a riunioni e incontri con individui appartenenti alle più diverse obbedienze massoniche per pianificare di comune accordo interventi nei più diversificati contesti ed, elettivamente, nel settore degli appalti e nella spartizione delle risorse pubbliche.

Una “camera di compensazione di affari”, tipica di quel terzo livello: “il mondo di mezzo”, appunto.______

(4 – continua)

LE PUNTATE PRECEDENTI

MAFIA E MASSONERIA – 1 / “Una cosa sola”

MAFIA E MASSONERIA – 2 / IL CASO DI CASTELVETRANO, IN PROVINCIA DI TRAPANI, IL PAESE DI MATTEO MESSINA DENARO, PIENO DI LOGGE, ANCHE DEVIATE

MAFIA E MASSONERIA – 3 /…E COSI’ ALLA FINE LA BINDI MANDO’ LA GUARDIA DI FINANZA A SEQUESTRARE GLI ELENCHI DEGLI ISCRITTI ALLE LOGGE SICILIANE E CALABRESI

Category: Cronaca, Politica

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