LECCECRONACHE / ASPETTANDO GIUSEPPE

| 15 Gennaio 2018 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

‘Senta…’ mi dice quello che sta sulla panchina, intento a guardare chi passa. Non molta gente, in verità. Il flusso aumenta dopo le dodici, quando tutti vanno in pasticceria, a comprare i pasticciotti. O le mignon. O anche le frittelle, che si avvicina carnevale e l’unica cosa che resta, ai meno giovani, sono le ‘chiacchiere’ con l’enigma sempiterno: fritte o al forno? Un po’ come quando compri il prosciutto, che il ragazzo dietro il bancone ti chiede mellifluo: ‘In vaschetta o incartato?’ E, onestamente, non abbiamo mai capito quale differenza possa esserci, c’è chi dice che in vaschetta si conserva più a lungo, ma non è ancora chiara la ragione della differenza… Col gelato (cono o coppetta) la differenza è data dalla possibilità che si ha di non sporcarsi eccessivamente: con coppetta e cucchiaino, infatti, si gestiscono meglio crema e specialità ultra fredde. Però, poi, non si può masticare il cono, un handicap notevole anche se, ultimamente, il vago sapore cartonato del cono non è più quello, friabile e croccante, di una volta….

‘Senta…’ mi ripete l’uomo che sta sulla panchina. Ha il giornale in mano e mi guarda con attenzione.

A mia volta, lo scruto con interesse, predisponendomi ad una richiesta che, probabilmente, sarà di qualche euro… Ormai, ti salutano e ti fermano solo per chiederti un’offerta, un po’ di soldi, male che vada una sigaretta….

‘Ma lei si chiama Giuseppe, per caso?’ mi chiede allora, continuando a fissarmi con attenzione.

‘Perché non sono sicuro, ma lei assomiglia moltissimo al mio compagno di banco delle elementari. Non ricordo il cognome. Ma il nome si: si chiamava Giuseppe. O forse Antonio…. Mi pare che il nome iniziasse con la M….’ mi dice sorridendo.

Io sto a sentirlo e noto che ha, accanto a se, un fascio di rotocalchi dai nomi strani: Chi, Visto, Sono…

Lui segue il mio sguardo e sorride: ‘Questi giornali sono per mia moglie, è a letto con l’influenza e si annoia… Ha notato i titoli? Non sono più quelli di una volta: allora c’erano Grazia, Amica, Gioia, Confidenze, Intimità… Adesso, questi strani titoli che sembrano i comandi che si rivolgono ai cani: cuccia, giù, dammi la zampa….’

Guardo anche io la gente che passa, frettolosamente, assorta in chissà quali pensieri, noi siamo solo due vecchi su una panchina leccese, che si fanno domande inutili.

‘Senta…’ gli dico. Ma quello ha ripreso il giornale, è il Quotidiano, e legge interessato la pagina sportiva. Abbiamo finito di comunicare, adesso ognuno andrà per la sua strada.

‘Buongiorno’ gli dico. E poi aggiungo: ‘Comunque, effettivamente mi chiamo Giuseppe’ e gli porgo la mano.

Lui sorride, me la stringe e fa un gesto col braccio, come a voler dire che non importa, non fa nulla, va bene comunque…

Mi incammino anche io verso la pasticceria e penso che no, non è poi così lontano dalla realtà, il teatro di Samuel Beckett.

 

N.B. Oltretutto, non mi chiamo Giuseppe…

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura

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