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STORIA-CRONACA DALLA SIRIA DEI GIORNI NOSTRI IN “COPRIFUOCO”, IL NUOVO ROMANZO DI WALTER CERFEDA

| 30 agosto 2018 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

Walter Cerfeda (nella foto), scrittore di razza, dopo l’avvincente ‘Allegoria’ che sposa l’idea di una sorta di fatale ripetizione perpetuata nel tempo e che riporta l’eccidio dei Martiri di Otranto ai tempi nostri, per mano delle stesse forze nemiche che vengono di là dal mare, ci offre questo interessante ‘Coprifuoco’ pubblicato sempre da ‘Il Raggio Verde’ ( 336 pagg. – 18 euro) con sottotitolo ‘La Primavera Araba l’Isis I barconi e Noi’.

L’argomento comune è sempre legato a questi temi, attualizzati e irrobustiti dalla presenza di un Pontefice che interpreta buon senso e cristianesimo con rinnovato vigore e da vicende personali, arricchite dalla presenza dell’Amore, che coinvolgono il protagonista Emanuele, molto somigliante, in verità, allo stesso Autore.

Stavolta, il contesto è squisitamente contemporaneo e le indicazioni, la storia e le considerazioni affondano in una realtà che crediamo di conoscere abbastanza bene, visto il bombardamento mediatico cui siamo sottoposti quotidianamente… Ci accorgiamo, però, che la realtà è molto diversa e, soprattutto, che non conosciamo cosa c’è veramente ‘dall’altra parte’, storie di dolore, violenza e sopraffazione.

Perché nelle vene del mondo hanno preso a scorrere odio e violenza, paura e insicurezza? E sarà questo il futuro che ci aspetta, fatto solo di buio e paura?

‘Coprifuoco’ (titolo che si rifà al significato letterale della parola, ovvero alla usanza medioevale per cui a una determinata ora della sera gli abitanti di una città erano tenuti a coprire il fuoco con la cenere per evitare incendi) prova a rispondere a questi drammatici interrogativi, attraverso le vicende di una famiglia contadina che vive ai margini del deserto siriano, in un piccolo paese il cui nome, nella lingua locale, suona come ‘città dei due villaggi’ perché, da sempre, convivevano in armonia islamici e cristiani…

Il romanzo, per buona parte, si sofferma nelle pieghe dell’esistenza comune della povera gente che passa, incredibilmente, da una pace vivificata dalla speranza della ‘Primavera Araba’ al terrorismo dell’Isis.

La ricostruzione è però raccontata dal punto di vista delle vittime, degli innocenti che non vorrebbero abbandonare la propria esistenza, ma sono costretti a scappare lontano.

E, a questo punto, si apre la parte forse più interessante della narrazione: il protagonista, giornalista inviato in Siria, finisce per scontrarsi con una realtà fatta di trafficanti di esseri umani, di muri, di filo spinato, di caotici ‘centri di accoglienza’, approdando proprio nel nostro Salento, e chiudendo l’immaginario cerchio aperto col libro precedente, nella simbolica città di Otranto, ancora una volta al centro delle traversie e delle sventure che vedono il Mare Nostrum silenzioso testimone di tante morti innocenti…

Cerfeda dosa bene la sua storia-cronaca, offrendo una prosa accattivante ed una partecipazione misurata ai drammi che descrive. E indulgendo, solo nell’ultima pagina, ad un lieto fine che, dopo tante nefandezze, ristora e riconcilia nel nome dell’Amore.

 

Category: Cultura, Libri

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