LA MARCIA PER LA PACE, UN CAMMINO ANCORA LUNGO

| 7 ottobre 2018 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo______

Partita questa mattina la tradizionale ‘marcia della pace’, francescana, se così si può dire, Perugia-Assisi.

Sotto la pioggia,sfilano rappresentanti di associazioni, partiti, enti locali, sindacati.

Così Flavio Lotti, uno degli organizzatori: “Osiamo la fraternità. E’ insopportabile quanto accade intorno a noi. Nessuno va lasciato indietro e da solo”. 

Il segretario del Pd Maurizio Martina, via social: “Alla Marcia Perugia-Assisi. Tantissimi giovani e un grande segno di speranza. Serve un nuovo impegno per la pace e per l’Europa dei popoli. Contro i seminatori d’odio, per una nuova stagione che batta egoismi e nazionalismi”.

Laura Boldrini, Liberi e Uguali: “Partecipo per difendere i valori di una sana democrazia. La pace non è data per sempre ma va difesa ogni giorno dal clima d’odio e dagli spacciatori di paura”

Giuseppe Civati, ex esponente del Pd e poi fondatore di Possibile: “La presenza alla marcia della Pace è la conferma del nostro impegno contro la guerra e per il disarmo. Lontano dai riflettori dei media ci sono decine di conflitti in tutto il mondo, spesso alimentati da armi vendute dai Paesi occidentali, Italia compresa. È necessario ricordare che le guerre, anche in apparenza lontane, ci riguardano, toccano le nostre vite e non solo quelle di chi viene ucciso. Il messaggio di pace deve essere sempre centrale nella strategia politica di una sinistra moderna e innovativa. Chiedere la pace è un atto di grande coraggio”.

 

Sì, Civati è stato l’unico che ha alzato il tenore del discorso, anche se poi non è andato oltre.

Il vero coraggio dovrebbero trovarlo nel fare mea culpa per quanto hanno fatto e stanno continuando  a fare.

Insomma, un’ altra occasione persa.

 

La sinistra non potrà più parlare di pace, fino a quando non farà sana autocritica su quello che ha combinato sia in Parlamento, sia, quando c’è stata, al governo negli ultimi decenni, complice delle ‘missioni umanitarie’ al servizio della Nato che hanno distrutto Stati indipendenti, popoli, economie floride, e generato un deserto; delle spese militari ordinarie e straordinarie; e degli interessi americani

Non l’ha mai fatto, e avrebbe potuto cominciare almeno oggi.

Invece hanno trasformato un tema nobile, la costruzione della cultura della pace, che deve vedere impegnate le giovani generazioni, fino a quando la parola guerra diventi un tabù, in un misera
manifestazione di propaganda pro immigrazione clandestina, in chiave antigovernativa, in un pretesto propagandistico, buono solo per usare parole in libertà, e farsi qualche selfie.

Gioverà ricordare a tutti loro che nell’ ultima crisi internazionale causata da Donald Trump le uniche parole coraggiose le pronunciò Matteo Salvini.

E Laura Boldrini vada a parlare di democrazia esportata a suon di bombe con il suo caro leader Massimo D’Alema.

 

Un’occasione persa anche oggi  per rilanciare il dibattito sull’inutilità e la disumanità totale della guerra, e sul fatto che “non ci sono guerre giuste”.
Possiamo pensare finalmente a una cultura che spieghi come la guerra debba  diventare non più un’opzione, ma un vero e proprio tabù?
Possiamo pensare il sogno di John Lennon nella pratica attuazione di un impegno che preveda costantemente la costruzione della cultura della pace, dopo tanti secoli, ancora oggi, di pseudo – cultura ella guerra?
Possiamo pensare a una politica che preveda, subito, senza se, e sena ma, l’ uscita dell’Italia dalla Nato?
Possiamo pensare ad avere finalmente una nostra politica estera fondata sull’ordinamento del Mediterraneo e sulla cooperazione internazionale?

Ecco i compiti, le vere e proprie battaglie di civiltà che attendono le giovani generazioni e che occorre urgentemente concretizzare e attuare.
Molte sono le forze, e disparate, che hanno già cominciato a muoversi, tanti i mezzi che possono essere usati a tal fine.
Ognuno faccia la sua parte, nessuno resti indietro.
Il futuro, l’unico possibile, questo, esattamente  questo, è già cominciato.

Ma dovrà proseguire nei fatti e con i fatti.

Se no, finiranno col diventare peggio di quelli di Comunione e Liberazione, che ci hanno esauriti per anni con ‘Generale’ di Francesco De Gregori, e poi quando, per un accidente della Storia, uno di loro diventò ministro della Difesa, per prima cosa mise la sua firma sotto al contratto per l’ acquisto degli F 35.

 

 

Category: Cronaca, Cultura, Politica

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