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IL MESSAGGIO DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA. UN SERGIO MATTARELLA RETORICO, LACUNOSO, RETICENTE, E INCONCLUDENTE

| 31 dicembre 2018 | 0 Comments

(g.p.)______In poco più di dieci minuti, Sergio Mattarella sbriga la pratica, senza infamia e senza lode, con una serie di “considerazioni” che ondeggiano sull’orlo di una crisi di retorica e annaspano fra le speranze evocate, come sogni impossibili, più che come obiettivi concreti.

Elenca problemi, per cui non si vede soluzione, un anno dopo l’altro: ancora il lavoro, ancora la sicurezza, ancora un senso dello Stato, che egli rappresenta al massimo livello, che continua invece a essere percepito come entità astratta, nemica, indifferente nel migliore dei casi, se non del tutto ostile, nell’ immaginario collettivo degli Italiani.

Si rifugia sul sicuro, spendendo parole, queste sì meritorie, per il volontariato, per quelli che aiutano le persone in difficoltà, in ciò testimoni di altruismo, di partecipazione, di effetto.

Poi scivola ampiamente, di brutto, sulla celebrazione acritica e astorica del’ Unione Europea, di cui  richiama solennemente le “norme liberamente sottoscritte” che invece sono causa determinante di buona parte dei nostri problemi e dei nostri guai: “liberamente sottoscritte” da chi, signor Presidente?

Sorvola, a parte qualche accenno soffocato e sincopato, sull’attualità: per esempio, la formazione del nuovo esecutivo sette mesi fa, i cui leader passarono in dodici ore dalla richiesta di messa in stato di accusa nei suoi confronti, alla definizione completa, a tarallucci e vino, anche sulla base di evidenti imposizioni presidenziali: una Storia ancora tutta da scrivere, e da spiegare.

Non un accenno alla madre di tutte le battaglie, in questo momento: la difesa del territorio, dell’ambiente, della salute dei cittadini.

Elogia invece, sempre completamente avulso dalla realtà, il sistema sanitario nazionale, ibrido fra pubblico e privato, che viceversa sta diventando anch’esso un privilegio, un optional, un gigantesco intreccio di interessi e ancora incapace di fare quello che un vero sistema dovrebbe fare: medicina sul territorio, e prevenzione sociosanitaria.

Non un accenno all’amministrazione della giustizia, la chiave di volta della possibile fiducia nelle Istituzioni. Nemmeno, alle vecchie e nuove povertà, agli sconquassi provocati dal mercato, dalle speculazioni finanziarie, dalla globalizzazione: le sfide epocali, insomma, che latitano del tutto nell’universo mattarelliano.

Solo, un auspicio agli occhi del fanciullino di Giovanni Pascoli, visto che i bambini sanno sognare.

La politica, dovrebbe far sognare gli adulti, invece, quel che seppero suscitare i grandi leader della Storia.

Invece siamo qui giunti alla fine dei sogni, alle speranze infrante, alla mancanza stessa di alternative credibili. Un deficit di democrazia, di rappresentatività, di creatività, in cui tiriamo a campare, in maniera sempre più difficile, disperata e disperante.

 

 

 

 

 

 

Category: Cronaca, Politica

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