IL NOME DI TREPUZZI DERIVA DA TRE POZZI: NICOLA CALSO LO DIMOSTRA IN UN LIBRO, ‘STASERA LA PRESENTAZIONE

| 2 agosto 2019 | 0 Comments

di Francesco Buja ______

Secondo la leggenda il nome “Trepuzzi” deriva dal latino “tripudium”, indicante quindi un luogo dove si consumavano banchetti dionisiaci, ma certo è solo il riferimento del toponimo a tre pozzi. Tale tesi si prova a dimostrare nel libro che sarà presentato questa sera, alle 20, in largo Margherita, nel paese sito a nord di Lecce, nell’ambito della terza edizione della rassegna “Leggere per vivere”, intitolato “Trepuzze – Tre pozzi – Trepuzzi. Storia di un nome”, scritto da Nicola Calso, edito da Maffei.

Relatori saranno il professore Giacomo Fronzi, consigliere comunale, e l’architetto Mario Cazzato, storico dell’arte; moderatore Alessandro Capodieci, presidente del locale Consiglio comunale, saluti del sindaco Giuseppe Taurino.

Interverrà anche l’autore, che poi a ogni partecipante regalerà una copia del libro.

 

Sotto i riflettori sei capitoli di toponomastica, vergati con la passione del ricercatore che caratterizza Calso, studioso autodidatta, indagatore dell’antichità salentina, apprezzato già in occasione di altri suoi testi.

Il ricercatore colloca nel territorio “La Papara” il casale Firmigliano, distrutto da Guglielmo il Malo per lasciar spazio al sorgere di Trepuzzi. «Per scrivere questo saggio – racconta l’autore – ho scovato minuziosamente prove archeologico-documentarie, tra cui quella di un’origine di Trepuzzi rinvenibile nella zona in cui sorge la chiesa di Sant’Angelo, risalente ad un primitivo nucleo di famiglie longobarde. E ho trovato nel 1190 il primo riferimento a Trepuzzi quale centro fortificato, dotato di un’autonomia amministrativa, abitato da poche decine di persone».

 

Al periodo aragonese invece risale la residenza rurale di Antonio De Ferraris, detto il Galateo, in Trepuzzi: la “triputeana villula”, da cui il medico e filosofo si muoveva per le ricerche archeologiche su Valesio. «Lì appare il toponimo “Trepozzi”, indicante i tre pozzi, forse quelli di cui Cosimo De Giorgi alla fine del 1800 verificò l’esistenza a largo Margherita – riferisce Calso – E gli stemmi nobiliari fanno propendere per la derivazione del nome del paese dai tre pozzi».

 

Nel libro si trovano preziose cartine geografiche antiche e un glossario, a conferma del meticoloso lavoro svolto da Calso. Il quale svela reperti archeologici troppo in fretta secretati e di cui pubblica le foto:«Mentre si erigeva la chiesa di Sant’Angelo fu trovata, nel 1961, una tomba. Questa fu subito occultata, ma anni dopo se ne scoprirono sette».

A conferma dell’esistenza di questi reperti, Calso adduce la testimonianza di don Antonio Pellegrino:«Informato della scoperta mons. Minerva (allora vescovo di Lecce; ndr), questi diede ordine di occultare il ritrovamento dell’epoca perché ne facesse sparire le tracce. Anni dopo fu inviato da Pisa un sacerdote esperto di archeologia per cercare di recuperare i reperti in questione». Tali tombe dimostrerebbero l’insediamento dei Longobardi.

Category: Cultura, Eventi, Libri

Lascia un commento