DROGA, ARMI, ESTORSIONI, I CLAN DELLA SACRA CORONA UNITA SI RIORGANIZZANO, I CARABINIERI LI SMANTELLANO, OGGI VENTIDUE ARRESTI

| 17 settembre 2019 | 0 Comments

(e.l.)______Importante operazione dei Carabinieri contro la criminalità organizzata, scattata all’alba. I militari del Reparto Operativo (nella foto) del Comando Provinciale hanno eseguito i  provvedimenti di custodia cautelare emessi dalla Direzione Investigativa Antimafia nei confronti di ventidue persone, ritenute esponenti di un clan della Sacra Corona Unita federato ai Tornese di Monteroni, operante con, secondo le accuse dei magistrati, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni, danneggiamenti e detenzione di armi, nelle zone dei comuni di Carmiano, Veglie, Novoli, Leverano e Porto Cesareo.

Sono finiti in carcere:
Andrea Arnesano, 39 anni, di Carmiano;
Francesco Bruno, detto Banana, 48 anni, di Carmiano;
Stefano Ciurlia, 49 anni, di Carmiano;
Livia Comelli, 61 anni, di Udine;
Davide Conversano, 28 anni, di Carmiano;
Matteo Conversano, 30 anni, di Carmiano;
Massimo Coppola, detto Napoletano, 46 anni, di Novoli;
Giuliana Cuna, 45 anni, di Monteroni;
Alessio De Mitri, 30 anni, di Carmiano;
Daniele Esposito, 37 anni, di Carmiano;
Marcello Fella, detto Tedesco, 59 anni, di Carmiano;
Stefano Garofalo, detto Falloppa, 32 anni, di Carmiano;
Andrea Luggeri, detto Jimmy, 29 anni, di Carmiano;
Fernando Nocera, detto Zio o Vecchio, 53 anni, di Carmiano;
Diego Pellè, 36 anni, di Porto Cesareo;
Gabriele Pellè, 42 anni, di Lecce;
Graziano Tondi, 21 anni, di Carmiano;
Andrea Visconti, detto Gingellino, 27 anni, di Carmiano.

Si trovano ai domiciliari:

Leandro Nico Martena, 33 anni, di Novoli (con braccialetto elettronico);
Fabio Spagnolo, 44 anni, di Porto Cesareo (con braccialetto elettronico);
Pietro Spalluto, 40 anni, di Torchiarolo;
Gabriele Tarantino, 40 anni, di Monteroni.

 

Le indagini, partite nell’autunno scorso e durate fino a luglio, hanno ricostruito la ricomposizione di questo clan dopo l’arresto di Fernando Nocera, che ne era ritenuto il capo, nel gennaio del 2018.

Sempre secondo quanto c’è scritto nei provvedimenti della magistratura, il boss continuava a dettare ordini dal carcere, tramite i colloqui con la moglie e mediante lettere indirizzate direttamente o indirettamente ai suoi referenti, in primo luogo i fratelli Davide e Matteo Conversano.

Gli inquirenti ritengono il sodalizio autore fra l’altro di diversi episodi incendiari e dinamitardi, al fine di agevolare l’associazione mafiosa di appartenenza e di rafforzarne i poteri di intimidazione e controllo del territorio, e in particolare di traffico e spaccio di droga: “ha manifestato dei connotati di estrema pericolosità, come dimostrano la disponibilità ed i riferimenti agli approvvigionamenti di armi, munizioni e materiale esplodente, nonché la spiccata propensione alla realizzazione di attentati incendiari e dinamitardi per finalità estorsive e intimidatorie, finanche per meri dissidi personali”. 

 

Category: Cronaca

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