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SAI CHI E’ QUEL GIOCATORE CHE RUBA GOMME ALL’ALFA 33? SCHILLACI RUBA, SCHILLACI RUBA LE GOMME…RUBA LE GOMME, SCHILLACI RUBA LE GOMME!

| 4 novembre 2019 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo______

Adesso, forse, si sta un tantinello esagerando. Un pochino, neh?

Di cosa si parla in Italia questa mattina, in maniera massiccia e uniforme, tv, radio, quotidiani cartacei, quotidiani on line e tutti i social compresi? Della manovra economica del governo con tasse vecchie e nuove? Delle politiche sulle migrazioni, oppure del contrasto possibile ai cambiamenti climatici? No no, si parla di quanto accaduto ieri allo stadio di Verona, dove (citiamo una fonte neutra, il telegiornale di RaiNews) “Mario Balotelli ha scagliato il pallone in curva per protestare contro gli insulti razzisti che gli sarebbero arrivati dagli ultras dell’Hellas.

La partita è stata sospesa per quattro minuti dall’arbitro Mariani e poi è stata portata a termine regolarmente, lasciando però una nuova scia di polemiche sul calcio italiano. È accaduto accaduto al nono minuto della ripresa  Balotelli era vicino alla bandierina del corner sotto la curva dei tifosi scaligeri e stava difendendo palla dall’avversario quando all’improvviso si è fermato, ha afferrato la sfera e l’ha calciata verso la curva. L’attaccante stava quindi prendendo la via degli spogliatoi facendo cenno che non avrebbe più giocato, ma compagni e avversari lo hanno abbracciato per farlo desistere. Con la gara sospesa, lo speaker del Bentegodi ha poi letto l’annuncio che chiedeva di far cessare i cori discriminatori mentre gran parte dello stadio urlava ‘Mario, Mario” per solidarietà”.

Lui, il diretto interessato, ha così commentato: “Grazie a tutti i colleghi in campo e non, per la solidarietà avuta nei miei confronti e a tutti i messaggi ricevuti da voi tifosi. Grazie di cuore, avete dimostrato di essere veri uomini, non come chi nega l’evidenza. Chi ha fatto il verso della Scimmia si vergogni”. 

 

Così l’ha raccontata l’allenatore del Verona, Ivan Juric“Oggi non c’è stato nulla, nessun ululato razzista. Ho sentito solo grandi fischi, e dei grandi sfottò nei confronti di un grande giocatore e nient’altro. Io sono anche slavo e per tanti anni mi sono sentito dire ‘zingaro di m…’, quindi i cori e gli insulti razzisti mi fanno schifo. Ma oggi, ripeto, non ho sentito nulla. Chiedete a Balotelli quello che ha sentito lui per reagire così. Non ho alcun problema a denunciare cori, se ci sono, anche se a farli sono i nostri tifosi. Sono cose che non si possono accettare nel 2019. Ma oggi non c’è stato proprio niente”.

 

Dal canto suo il sindaco di Verona Federico Sboarina riprende l’assist, e rilancia in contropiede: “Oggi allo stadio c’ero e non ho sentito alcun insulto razzista. E come me, le molte altre persone che a fine partita mi hanno scritto e contattato. Ciò che ha fatto Balotelli è inspiegabile, perché senza alcun motivo ha avviato una gogna mediatica su una tifoseria e una città. Condanno in maniera decisa ogni forma di razzismo, da perseguire senza mezzi termini termini, ma sono altrettanto fermo contro coloro che strumentalmente costruiscono sul nulla una falsa immagine dei Veronesi. Questo è inaccettabile”.

 

Non la pensa così il ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora: “Da italiano, da rappresentante delle istituzioni, provo profondo imbarazzo per certi episodi di intolleranza e discriminazione. So che tutti gli attori coinvolti sono sensibili e impegnati a reprimere tali fenomeni. È quindi necessario – e su questo insisterò con Federcalcio e Leghe – che si adottino iniziative concrete.  La maggioranza silenziosa del tifo alzi – conclude il ministro dello Sport – un grido di fronte a questa barbarie e restituisca al calcio i nobili valori di cui è da sempre portatore”.

Addirittura.

Gli ha fatto chiara eco il ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti: “Continuo a credere in un Paese in cui le parole razziste non abbiano più voce. Un Paese in cui lo sport sia una festa, occasione di aggregazione e trasmissione dei valori di squadra, non di istinti disumani. Sia davvero l’impegno di tutti”.

 

Io, vorrei solo capire cosa c’entri il razzismo con tutto questo.

Ritengo che il razzismo in generale, ove si sia manifestato, sia stato un orrore della Storia che ha generato mostri e immense tragedie, individuali e collettive, e, dove continui a manifestarsi, anche solo con atteggiamenti mentali, di prevenzione, di intolleranza, di discriminazione, sia una forma di ignoranza assoluta, da combattere con l’educazione permanente alla solidarietà e alla non violenza.

Penso che col calcio il razzismo non c’entri niente.

Se fossero razzisti, i tifosi che ‘insultano’ un giocatore di colore avversario, lo farebbero anche con quelli di colore che militano nella propria squadra, e invece no, è un modo, certo scomposto, ma è solo un fenomeno, d’accordo da baraccone, da minimizzare, non da amplificare.

Vorrei capire se allo stesso modo allora fossero razzismo i cori che per anni hanno accompagnato su tutti i campi in trasferta un giocatore amatissimo quando indossava la maglia della Nazionale italiana, ma regolarmente ‘beccato’ dalle tifoserie avversarie quando portava quella della Juventus, come il siciliano Totò Schillaci.

Vorrei capire perché non si sono sospese le partite in cui con un coro questo sì vergognoso veniva preso di mira – ma con lui, la sua squadra, la Juventus – il povero Gianluca Pessotto proprio quando era sulla via della guarigione.

Tanto per par condicio, vorrei capire perché non fu sospesa, anzi, di più, perché nessuno, tanto meno ministri e dirigenti vari, ebbe alcunché da ridire nel 2006 quando a Torino i tifosi della Juventus insultarono per due ore di fila il malcapitato allenatore leccese Zdenek Zeman, famiglia e defunti compresi.

Siamo riusciti ad eliminare quasi del tutto la violenza dagli stadi, gli scontri fisici fra tifosi, questi sì, intollerabili.

I cori, gli sfottò, gli insulti, non saranno mai eliminati, checché auspichino il contrario politici buonisti solamente a mettersi in mostra.

Fanno parte del gioco, un gioco che è una guerra, di per sé.

Leggiamo cosa scrive in merito il prestigioso intellettuale uruguaiano, Eduardo Galeano.

A meno che non si proceda nella direzione in cui del resto siamo già abbondantemente avanzati negli ultimi anni, a causa di pressioni economiche e commerciali , e di regolamenti cervellotici, di ridurre il calcio a fenomeno mediatico, a una delle tante forme di spettacolo, a industria dell’intrattenimento.

Senza più passione, fede, emozioni.

Come in un video gioco, come giocando alla playstation.

Con pochi spettatori finti, sulle tribune degli stadi, come quelli fantoccio degli studi televisivi, e tutti gli altri seduti su poltrone e sofà, artigiani dell’ovvietà, di casa, a pagare sempre più abbonamenti alle varie Dazon, o come cavolo si scrive, e compagnie di merenda, e a fare colazione, pranzo, merenda e cena con brioscine, hamburger, popcorn e cocacola, buoni solo a consumare.______

L’APPROFONDIMENTO nel nostro articolo immediatamente seguente

IL CALCIO COME UNA GUERRA

 

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Politica, Sport

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