LA “monocultura” DEL SINDACO CARLO SALVEMINI, “esempio di ‘flessibilità’ da studiare”. ADRIANA POLI BORTONE INTERVIENE SULLA GESTIONE DELLA CULTURA A LECCE. CON UN COMMENTO DEL NOSTRO DIRETTORE

| 16 dicembre 2019 | 1 Comment

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. La consigliera comunale del Msi Fiamma Tricolore Adriana Poli Bortone (nella foto) ci manda il seguente comunicato______

La politica culturale dell’amministrazione Salvemini è un esempio di “flessibilità” da studiare.

Ai governi di centrodestra aperti a tutti le culture, la sinistra rivendicava la  concessione di spazi gratuiti alle associazioni e la fruizione altrettanto gratuita  di servizi quali spettacoli, mostre etc.

Oggi  l’amministrazione di sinistra concede gratuitamente spazi ad associazioni la cui progettualità per regolamento (sic!) coincide con quella dell’amministrazione, con la variante che le associazioni fanno business: mostre natalizie rivolte al pubblico di bambini e genitori, naturalmente, al modico prezzo di 5 euro, biblioteche che prevedono  i cosiddetti servizi aggiuntivi con una tessera gold a 10 euro e probabilmente  il pagamento dei  servizi stessi.

Il risultato ci porta a dire:

1) spesso come è naturale uno stesso soggetto collima tanto con la progettualità di un’amministrazione  Salvemini da poter gestire non uno, ma più servizi. Nessun altro soggetto creativo e capace che riesca a progettare;

2) siamo di fronte ad uno spazio ristretto di offerta culturale, ad una monocultura che deve essere di gradimento dell’amministrazione di sinistra;

3) che i balzelli della cultura impediranno che si acculturino proprio le fasce più deboli , quelle alle quali la sinistra dice di voler dedicare grande attenzione, quelle che non possono acquistare una tessera gold  per usufruire dei servizi di una biblioteca, che non possono pagare 5 euro pro capite per visitare una mostra giocattolo o non possono pagare un biglietto per vedere  un film. E  non necessariamente  la corazzata Potemkin nell’atrio dei Teatini, concesso gratuitamente al gestore del progetto filmico.

Siamo sempre più convinti di essere di fronte ad una sinistra double face per la quale teoria (verso gli altri) e pratica (dalla stessa sinistra esercitata) sono due cose distinte. C’è da chiedersi: qualcuno che non è di sinistra potrà fare business  o almeno avere il piacere di avere,  senza far business,  uno spazio gratuito?______

 

COMMENTO DEL NOSTRO DIRETTORE GIUSEPPE PUPPO:

Adriana Poli Bortone è uno dei pochi politici amante autenticamente della cultura, ma non a parole, bensì convinta cioè che solide fondamenta culturali debbano essere alla base dell’impegno politico.

Ha tutti i migliori requisiti per parlare di cultura a Lecce con cognizione di causa.

Ho letto il suo polemico comunicato stampa, che pubblichiamo come facciamo sempre con tutti, con l’unico discrimine dell’interesse giornalistico, e, come facciamo solo qualche volta, quando merita l’argomento, con una nostra aggiunta, perché siamo giornalisti, e non passacarte, o gestori di fotocopiatrici.

Eccola qua, mia personale.

Ho trovato solo apparentemente polemico il suo comunicato, e mi spiego: altro che polemica, è stata fin troppo buona, nel segnalare le, chiamiamole così, anomalie che sono alla base della gestione della cultura a Lecce nelle due amministrazioni Salvemini che si sono fin qui succedute.

C’è molto altro ancora. Ma prima qui vanno richiamate le colpe delle amministrazioni di centro destra che le hanno precedute.

Le colpe sono di non aver minimamente inciso nella gestione dei grossi centri di produzione culturale che fanno capo alla Regione Puglia, e che dal comune di Lecce sono lautamente finanziate con ulteriori fondi pubblici, parliamo di centinaia di migliaia di euro, come se non bastassero i primi, che son milioni, vale a dire Fondazione Notte della Taranta, Teatro Pubblico Pugliese, e Film Commission e relativi festival cinematografici.

Il centro – destra li accettò così come sono: organismi burocratici, impenetrabili, senza trasparenza per quanto concerne gestione sia economica, sia artistica, gestiti attraverso bandi e concorsi per addetti ai lavori, a uso e consumo sempre degli stessi loro giri di amici e compagni, o comunque ideologicamente organici.

Fra pochi mesi si voterà per la Regione Puglia, la speranza è che anche in questo, mi permetto di dire soprattutto in questo, qualcosa cambi.

Quel centro – destra, che, quando era al potere, poi, ed è vero, era invece prodigo e generoso con tutti, specie con quelli di sinistra, e posso dirlo io che nemmeno da quello ho mai preso, né cercato una lira, o un euro.

Alle due amministrazioni Salvemini invece qualcosa ho cercato.

Ho cercato un patrocinio della Città, per due spettacoli teatrali che ho scritto e, attraverso l’associazione culturale “Azione Parallela” – che per statuto è senza fini di lucro – ho prodotto, andati in scena al Teatro Apollo, pagato per intero per migliaia di euro fino all’ultima voce in capitolo, cioè siamo stati noi animatori privati di cultura che abbiamo dato soldi al settore pubblico, non il contrario, a dicembre del 2018, e l’altro pochi giorni fa.

Un patrocinio che è gratuito, senza oneri a carico, al massimo ci puoi mettere qualche manifesto senza pagare i pochi euro dell’affissione, ma che per me era di grande significato, in considerazione degli argomenti che erano rappresentati: un omaggio postumo ad una concittadina morta qui nella solitudine  e nella disperazione, che poi una riflessione sulle tematiche della solitudine e sulla disperazione nella Lecce globalizzata di oggi voleva essere, “La Dea Trans”; ed un musical interamente ambientato nella nostra città, sul territorio della nostra città, “Superstar Il Musical”, “il primo musical interamente salentino”, come è stato già definito.

Niente, negato tutte e due le volte, con la motivazione che erano spettacoli a pagamento, e questo è vero, ma organizzati da un’associazione senza fini di lucro, che con il ricavato dei biglietti ha invece coperto solo le ingenti spese di produzione, a mala pena, e senza riuscire a dare un compenso adeguato alla loro fatica agli attori professionisti, tutti salentini.

Spettacoli sul cui valore artistico, checché ne pensi l’amministrazione comunale, che li ha snobbati, ho ricevute unanimi riconoscimenti sia di critica, sia di pubblico, quindi non me lo dico da solo.

Che voglio allora?

Voglio solo levarmi l’amarezza, per una cultura appiattita e mortificata qui a Lecce dalle due amministrazioni del sindaco Carlo Salvemini.

Altro che partecipazione e condivisione…

Voglio approfittare di questo comunicato stampa perché per la prima volta ci trovo una critica organica, oggettiva e fondata.

Anche se fin troppo buona.

Due pesi e due misure? Verissimo. Il patrocinio infatti e invece, per fare un solo esempio, che sarà pure minimo, ma è significativo, l’hanno dato a manifestazioni a pagamento, però quelle erano rassegne organizzate da “soggetti” della “monocultura”  di cui parla la senatrice Adriana Poli Bortone.

Lei, lo so, è d’accordo con me che la cultura non debba avere appartenenze partitiche, ma che debba essere libera da costrizioni ed etichette.

Purtroppo, nella gestione politica, qui a Lecce non è così.

E’ stata fin troppo buona, senatrice.

Vada a vedere le produzioni estranee al territorio, ma d’importazione ideologica, finanziate con soldi pubblici con la gestione di bandi misteriosi che conoscono solamente loro.

Si informi – lei che può, che come consigliere comunale ha accesso agli atti – quanto è costato lo spettacolo teatrale “Moby Dick” della Compagnia Teatro dei Venti di Modena andato in scena nella piazza di Borgo Pace il 29 giugno scorso.

Oppure, quanto ci costano le “conversazioni sul futuro” che si tengono annualmente, si chieda chi le organizzi, chi invitino, chi facciano venire ad “animare il dibattito”, che costrutto per il nostro territorio sviluppino…

E poi ancora, La prego, sviluppi il suo accenno a chi per mestiere e/o professione con la cultura fa business…

 

Sappia delle risposte che han dato i politici delle due amministrazioni  Salvemini quando vanno a presentare loro progetti teatrali “soggetti” estranei alla “monocultura”: nemmeno entrano nel merito, nemmeno esaminano, nemmeno leggono un rigo, ma “rivolgetevi al Teatro Pubblico Pugliese”, dicono, ben sapendo che nemmeno il Teatro Pubblico Pugliese risponde mai, né a mail con richieste di informazioni, né a presentazioni compiute di progetti, né a telefonate, mai, niente.

 

Illustre Senatrice, scusi se sono lungo, mi permetta un’ ulteriore chiosa al Suo comunicato, per uscire dal quello che potrebbe se no sembrare un discorso personale e riduttivo.

E sappiano i lettori di leccecronaca.it – il nostro archivio è a disposizione sulla home page per le verifiche del caso, se qualcuno vorrà farle – che trattiamo Lei allo stesso modo con cui trattiamo tutti i politici: da giornalisti, da critici del potere, chiunque lo detenga, senza risparmiare critiche se a nostro avviso ci sembrano fondate, che diamo le notizie senza chiederci a chi convengano, e che – ma questo essi lo sanno già – non siamo amici politici di nessuno, ma uomini e donne libere in redazione, e proprio per questo ci leggono tutti, dal Partito Comunista a Casa Pound, e ci seguono nelle nostre battaglie unificanti e militanti in difesa dell’ambiente e del territorio, al di là degli orientamenti ideologici, o delle  appartenenze partitiche, battaglie che facciamo quotidianamente tutti insieme.

Ma Lei oggi ha parlato di cultura, e allora un’attenzione particolare Le abbiamo riservato.

 

A Lecce e nel Salento la cultura vive di un grigiore unico, acuitosi con l’era di Carlo Salvemini, e i suoi assessori.

Si fa cultura col tirare a campare…Importando passivamente format teatrali di Teatro Pubblico Pugliese Emiliano Sovietico. Oppure ospitando sedicenti festival cinematografici di cui nessuno parla, in quanto a nessuno interessano.  Tutte cose che non portano turisti, nemmeno per caso, ma in compenso costano centinaia di migliaia di euro di fondi pubblici, gestiti dagli organizzatori privilegiati.

Ah, mi dimenticavo l’arte, in cui l’ultima frontiera sono le mostre virtuali, che non si capisce bene a che servano, dal momento che uno potrebbe fare visite in tutti i musei del mondo, o visionare tutti i quadri che vuole, gratis e comodamente seduto sul divano di casa con in mano il pc o il telefonino.

Importiamo in prestito d’uso oneroso e ospitiamo tutti gli scrittori d’Italia in viaggio premio, dimenticandoci del tutto dei talenti salentini.

Facciamo rassegne sedicenti culturali auto celebrative e autoreferenziali per addetti ai lavori, e chi li interrompe? e sarà questo il futuro?

Organizziamo premi uno più pretestuoso dell’altro, che si annullano a vicenda nell’anonimato sostanziale cui sono destinati, ce ne sono una dozzina solo a Lecce e dintorni.

Un museo centro di creatività permanente per Tito Schipa? Ancora niente.

I cimeli teatrali, a volte vere e proprie opere d’arte, di Carmelo Bene, che viene studiato in ogni dove, con l’esclusione solo del Salento? Sepolti chissà dove, senza un contenitore organico, che potrebbe attrarre visitatori e studiosi da tutto il mondo per tutto l’anno.

Un parco letterario per Quinto Ennio? Dai, non ne siamo capaci, evidentemente non ce lo meritiamo, il civis romanus, padre della letteratura latina….

Gli scavi di Rudiae, che potrebbero valere più di quelli di Pompei? Visite possibili solo su prenotazione preventiva telefonica, solo questa estate, in settimana, due comitive alla volta ammesse il sabato e la domenica.

Mi fermo qui, anche se potei continuare a lungo, ma questo è, in mancanza di idee, abortite sulle ceneri di vetero ideologie.

Ah no, non posso fermarmi…Un ultimo cenno, almeno,  alla Notte della Taranta musicalmente contaminata a tal punto che non si capisce più nemmeno cosa sia, gettata alla deriva televisiva dell’ Isola dei Famosi, non lo vogliamo fare? Infatti, ci stava proprio…

A Mantova si sono inventati un festival della letteratura che ogni anno porta per un mese migliaia di visitatori nella piccola città, cento ventiduemila l’anno scorso.

A Modena e dintorni, un festival della filosofia, che in media fa centomila presenze ogni volta.

E qui mi fermo davvero, sperando di essere riuscito ad esprimere che cosa volevo significare e chiedendo scusa a Lei e ai lettori, se ho abusato della loro pazienza.

 

 

 

 

 

Category: Cultura, Politica

Comments (1)

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  1. Graziano De Tuglie ha detto:

    Caro Giuseppe l’incapacità di creare una politica culturale da parte della “nostra area” toglie il diritto di denuncia che taluno scopre al tramonto della sua carriera politica. Nel febbraio del 2018 in occasione del monologo di Favino al Festival di Sanremo scrivevo queste considerazioni in merito l nulla che governanti e amministratori della “nostra” area hanno fatto per creare una solida politica culturale in opposizione all’egemonia marxista.

    “Ho ascoltato ieri sera il monologo recitato da Favino al Festival di Sanremo.
    Lo giudico una superba prova d’artista, Favino ha dimostrato di essere un eccellente attore. Il monologo che gli era stato assegnato lo ha recitato in modo magistrale.
    Chi si lamenta per l’argomento non credo abbia ragione di protestare. Nella stragrande maggioranza gli scontenti appartengono ad un’area politica che non ha mai saputo costruire un’area culturale che si potesse distinguere dalla egemonia di una visione sinistrorsa che impera dal secondo dopoguerra ad oggi.
    La politica culturale è stata sistematicamente ignorata, è consistita nel candidare qualche attore trombone sfiatato e qualche scrittorello di periferia (magari perchè scriveva testi a qualche ducetto in sessantaquattresimo).
    Non è mai esistito un progetto di ampio respiro che legasse le produzioni artistiche, di ogni tipo, con una visione generale per promuovere approcci alternativi alle verità storiche nascoste da chi le ritiene scomode.
    Per limitarci ad un solo esempio non mi risulta che nella settimana intorno al 10 febbraio, Giorno del Ricordo, le amministrazioni locali a guida non di sinistra facciano a gara per assicurarsi repliche di “Magazzino 18” pregevole spettacolo teatrale di Simone Cristicchi sul tema delle vicissitudini degli infoibati e degli esuli istriani. A Cristicchi quell’opera è costata contestazioni ripetute e una certa marginalizzazione ma gli enti locali a guida non di sinistra non sono riusciti a creare un circuito di rappresentazioni. Non perchè non ci sono riusciti ma proprio perchè non ci hanno neanche pensato. analoga sorte a due film come “Il segreto di Italia” e “Rosso Istria” diretti da Antonio Belluco.
    Se si è incapaci di sostenere le voci libere dell’arte, le loro produzioni e la trattazioni di temi alternativi alla cultura dominante ed egemone, se non si possiede la sensibilità di percepire fermenti artistici non omologati non si ha nessun titolo a lamentarsi delle produzioni degli altri. E non ci si può lamentare, per mero spirito di fazione, della prova superba di un attore.
    Bravo Favino!

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