LECCECRONACHE / ‘BUTTATI’ DAVANTI ALLA TV

| 14 marzo 2020 | 2 Comments

di Raffaele Polo______

Sia ben chiaro: non è che la forzata permanenza a casa mi costringe a tenere una rubrica nella quale stigmatizzare e registrare il comportamento umano nei tempi del Coronavirus.

Ci mancherebbe.

Però credo sia piacevole, soprattutto per chi non è più in verdissima età, leggere e condividere un po’ di pensieri dedicati al nostro Salento, inteso come modo di pensare che vi esemplifico in due momenti brevissimi:   sei salentino se, quando ti chiedono di dove sei, rispondi subito: di Lecce! Ma poi l’interlocutore ti guarda e ti chiede: di Lecce Lecce?  E allora sei costretto a dire che sei di Presicce, oppure di Surbo, ti senti un po’ a disagio ma orgoglioso nel contempo perché nomini il tuo paese. (Questo è il primo esempio)

 

E poi, sei salentino quando ‘quelli’ del Nord ti dicono: Ah, che belle le Puglie!  E tu, subito, a raddrizzare, bonariamente: veramente, la dizione esatta sarebbe la Puglia. Ma no, non siamo pugliesi, noi. Siamo salentini. (E questo è il secondo esempio)

 

Quello che mi spinge a scrivere questa che sarà, mi auguro, un appuntamento quasi quotidiano, è l’esperienza positiva che mi hanno lasciato i vari Giorgio Scerbanenco, Giovanni Mosca, Brunella Gasperini, che rispondevano, negli anni più belli del secolo scorso, alle rubriche sui giornali. E, rileggendo i quesiti che soprattutto le ragazze e le donne sottoponevano ai suddetti, si capiva subito perché ho definito quegli anni ‘più belli’.

Una giovinetta chiede se con un bacio sulla bocca si può rimanere incinte, un’altra non sa decidersi tra un uomo ricco ma anziano e uno giovane ma povero, un ragazzo è timido e non sa come comportarsi con l’altro sesso, una ragazza trema e si fa rossa se qualcuno la guarda…

Vedete, quelli erano i problemi di quando anche noi avevamo da porre simili domande (oddio, quella del bacio sulla bocca proprio no…) e quelli erano i vecchi settimanali che raccoglievano storie e novelle legate all’amore, al sentimento, ai casi della vita…

Non ci sono più, peccato.

Ma c’è chi ancora si commuove a vedere i film in bianco e nero e a notare come fossero avvenenti le attrici di un tempo, a cominciare da Ingrid Bergman per poi finire in Italia con Dorian Gray o Isa Barzizza, con Marisa Allasio e le sue compagne di scena.

Allora, ecco un piccolo aspetto positivo della forzata permanenza a casa per il Coronavirus: che nessuno può rimproverarvi se state ‘buttati’ davanti alla tv, a rinverdire queste immagini così significative per noi che, allora, eravamo poco più che bambini.

Va bene, ho finito il primo intervento, ringrazio tutti quelli che lo leggeranno e do loro appuntamento a domani: sarà una strana domenica, senza messa, senza partita, senza visite ad amici e parenti…..

Category: Cronaca, Cultura

Comments (2)

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  1. Antonio De Vitis ha detto:

    Caro Raffaele ho letto l’art. n. 1 come lo considero. Mi è piaciuto, aspetto gli altri. Un abbraccio Antonio #iorestoacasa

  2. Giuseppina ha detto:

    La pulita semplicità di quelle immagini, non si ritrovano più nelle pellicole di oggi. Rivediamole sorridendo e speriamo siano comprese e gradite anche dai nostri nipoti.

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