INSTANT STORY, UN RACCONTO SCRITTO A QUATTRO MANI SULL’ATTUALITA’ / “Andrà tutto bene”

| 11 Aprile 2020 | 0 Comments

di Sara Foti Sciavaliere e Giuseppe Puppo______

Illustrazione di Giuseppe Mauro______

Se ci vogliamo bene, restiamo a casa.
Lo leggeva negli hashtag sui social e lo sentiva negli appelli in televisione.
Sacrosanto, forse, in quel delirio che aveva scatenato il Covid19.

Restiamo a casa, è più sicuro.
Lo dicevano in molti, lo imponeva il governo per il bene di tutti, e lei lo rispettava. Anche se per Laura la casa non era un rifugio sicuro. Quel decreto aveva forgiato sbarre robuste per le finestre di quella sua prigione domestica e le aveva tolto l’ossigeno come quella polmonite spietata che affollava i reparti di terapia intensiva.

C’era un “nemico invisibile” – così lo definivano – che minacciava la salute, la quotidianità di tutti, ma per Laura c’era un nemico in carne e ossa, da tempo, e viveva sotto il suo stesso tetto, le dormiva accanto ogni notte.

Il coronavirus, quel mostro – così raccontato ai bambini come sua figlia – poteva essere tenuto fuori dalla porta di casa, con il rispetto delle regole, con la pazienza dell’attesa. Ma se già un mostro sedeva sul tuo divano e mangiava al tuo tavolo, costretta a conviverci contro il buonsenso, a stretto contatto, senza distanza di sicurezza garantita, quale possibilità di scampo aveva Laura a un pari pericolo, se non maggiore?

Raccolse i cocci di vetro del bicchiere andato in frantumi e allo stesso modo provava a rimettere insieme i frammenti della sua dignità mandata in pezzi ogni volta che lui le urlava la sua disapprovazione, la derideva dei suoi tentativi di rivolta. Poteva minacciarlo di fare la valigia e andare via.
Via, dove?
E adesso poi?! Ora che restare a casa era essenziale per il bene di tutti…
E il suo bene? Quello di sua figlia?
Forse quel virus per lei era il minore dei mali, in fondo.

La casa troppo stretta per contenere l’irascibilità di lui, la sua frustrazione, e lei un bersaglio sempre a portata di mano. Ne portava i segni, sul corpo, e nell’anima.
A volte l’afferrava con tanta violenza che probabilmente dai lividi sulla pelle avrebbero potuto leggerne le impronti digitali, se un giorno non fosse riuscita a vedere l’indomani.
Ma sopravviveva, sopravviveva per sua figlia.

Ricacciò indietro le lacrime e indossò il sorriso più spensierato che potesse fingere a favore della sua bambina, prima di entrare nella cameretta di Gaia: un nome bene augurante, aveva pensato alla sua nascita, un talismano contro i mali della vita. Non era però neanche riuscita a tenere fuori da quella porta le grida, gli schiaffi, gli insulti, i singhiozzi soffocati. Le sorrideva comunque la sua Gaia, e tuttavia riconosceva la paura in quegli occhi che le chiedevano di andare via.

Inginocchiata sulla sedia del suo scrittoio, Gaia aveva tracciato su un foglio, direttamente con le matite colorate, sette archi variopinti, posati su due nuvole di un grigio cupo. Un arcobaleno, come i tanti che ovunque si vedevano sui balconi e dietro i vetri della case. La speranza che il sereno tornerà alla fine di questi giorni cupi, incerti, come accade sempre anche dopo il peggiore dei temporali.

Laura però non vedeva che lampi di luce, passeggeri, troppo fugaci, nelle ombre che si addensavano nella sua casa. Sentiva la presenza di lui incombere e minacciare come la peggiore delle tempeste che poteva travolgere inaspettata in qualunque momento, e senza preavviso, per un nonnulla.

“Mamma, è per te” e Gaia le consegnò il foglio.
Laura sentì un colpo al cuore.
Sull’arcobaleno, accanto a un sole di un giallo brillante e sorridente, aveva scritto a grandi lettere in stampatello, colorate e un po’ sbilenche:
ANDRÀ TUTTO BENE
Era un mantra di quei giorni di reclusione forzata. Era l’augurio di tutti, per tornare alla normalità. Si chiese se lei ci sarebbe arrivata a vedere quel giorno.
Guardò ancora il sorriso di Gaia e il foglio tra le sue mani. Doveva sperare anche lei.
Andrà tutto bene!

 

La caserma – la Stazione, si ostinavano a  chiamarla così, come se fossero ferrovieri, ma così era da sempre ed essi da sempre erano a tutto nei secoli fedele – respirava di aria nuova, che veniva dai campi colorati di primule e papaveri impazziti di luce tutto intorno, veniva dal mare vicino.

Il maresciallo capo si sistemò capelli, cravatta e divisa, lesse e rilesse il fax appena arrivato dalla Procura della Repubblica di Lecce, tirò un sospiro di sollievo, e di giusta soddisfazione, anche perché il rapporto l’aveva scritto “personalmente”.

Aveva sottolineato il fatto che la telefonata di denuncia al numero 1522 visto per caso in televisione l’avesse fatta una bambina di 8 anni, che non sopportava più di vedere piangere la mamma di nascosto, ma che aveva capito tutto da tempo, fino a prendere la sua decisione.

Il sostituto Procuratore aveva condiviso in pieno le indagini, che il maresciallo capo aveva affidato al brigadiere donna della caserma, pardon, della Stazione.

Sì sì che dire? Era stata brava, tutto fatto per bene, in piena sicurezza e in piena segretezza.

Ora c’era un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per quell’uomo violento da eseguire.

Erano già d’accordo con i servizi sociali del paese: l’avrebbero ristretto in casa del fratello, in un altro paese a una decina di chilometri, quanto bastava.

–  “Brigadiere…” – le telefonò da una stanza all’altra – “Venga subito qui!”.

Lei si fiondò, trattenendo il fiato, temendo chissà quale cazziatone: “Comandi!”.

Si sciolse fino alle lacrime poi quando il capo le riferì dell’esito delle indagini fatte da lei, con relativo plauso dei magistrati.

“Chiami la psicologa e l’assistente sociale, rimarrete per un po’ in casa con la bambina e la mamma, ci stia anche lei insieme. Andiamo a prenderlo subito. Di lui mi occupo io, voglio giusto dirgli due paroline, personalmente…”

 

Il maresciallo capo non disse una parola per tutto il tragitto dalla caserma alla casa del fratello dell’arrestato nel paese vicino, dove, sbrigate presto le formalità di rito, lo portarono subito, quella mattina stessa, lasciando all’appuntato le spiegazioni del caso.

Quando arrivarono a destinazione, però, prima di lasciarlo là, il maresciallo capo guardò l’arrestato dritto negli occhi e gli parlò:

“Sappia che le è andata bene, c’è il codice rosso, ora, procedura d’urgenza, per queste robe qua.

Fosse stato per me, in tutta confidenza, io l’avrei messo subito in cella, e avrei buttato via la chiave, ma insomma…Obbediamo alle disposizioni.

Sappia però che alla prima insistenza, alla prima trasgressione, al primo tentativo di reazione che farà, vengo a prenderla io, personalmente, e la porto subito in carcere, poi col magistrato me la vedo io…

Se non lo sa, si informi su che cosa fanno in carcere gli altri detenuti a chi alza le mani sulle donne…

E cerchi di pensare a quello che ha fatto. Poi, vedremo.

Sua moglie e sua figlia saranno seguite, non staranno sole, non cerchi di contattarle per nessuna ragione. A lei invece stare da solo farà bene, faccia tesoro di questa esperienza, almeno, io glielo auguro”.

 

Quando fu di nuovo in macchina con l’appuntato che si lamentò per la mancanza di mascherine per tutto il tragitto di ritorno, il maresciallo capo non disse più nulla: respirò a lungo il vento di aria nuova, che veniva dai campi colorati di primule e papaveri impazziti di luce tutto intorno, veniva dal mare vicino, gonfio di rabbia e di speranza.______

 

Lecce, 12 aprile 2020

Gli avvenimenti qui raccontati sono di  fantasia. Ogni riferimento a fatti o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.______

Sara Foti Sciavaliere, 37 anni, giornalista/blogger, guida/accompagnatrice turistica, di origini pugliesi, è vissuta tra Calabria e Sicilia, ma ha deciso di mettere radici in Salento.  “Piacevolissimo, avvincente, intrigante“: è stato definito così dalla critica il suo romanzo d’esordio, appena uscito, da pochi giorni, per le Edizioni Il Raggio Verde, “La Sposa del Chiostro“.

 

Giuseppe Puppo, 62 anni, giornalista di cronaca, attualità e cultura, leccese, ha collaborato a quotidiani e settimanali, ed ha scritto diversi libri di inchieste e approfondimenti, e cinque opere teatrali. Da dieci anni è tornato nella sua città di origine, dove ha fondato il quotidiano leccecronaca.it che dirige.

 

Giuseppe Mauro, 23 anni, di Galatina, dopo la maturità classica ha intrapreso gli studi di “Design della Comunicazione” presso il Politecnico di Milano. Nel 2018 pubblica per iQdB Edizioni il suo primo ebook, Onda Type, che si posiziona al primo posto nella classifica Amazon, nella sezione “Design”. È appassionato di cinema e fumetti.

 

Category: Cultura

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