LECCECRONACHE / SOLE, PIOGGIA, VENTO

| 11 Aprile 2020 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

C’è un po’ di vento. Vedo, da dentro casa, i rami degli alberi che ondeggiano leggermente.

Stormiscono.

Paiono mormorare qualcosa, sembrano volerci suggerire una soluzione definitiva per ogni nostro problema.

Ci fanno capire che la natura, attorno a noi, vive e comunica: siamo noi che, sordi ad ogni messaggio, ci chiudiamo nei nostri argomenti e non ci accorgiamo di nulla.

Sto ascoltando una vecchia canzone di Mal, risale agli inizi degli anni Settanta, si intitola ‘Sole pioggia vento’ ed è inserita in uno di quei film che si definivano ‘musicarello’, ‘Lacrime d’amore’; il pregio di questi film è che sono una meravigliosa fotografia di ‘come eravamo’, con i nostri abbigliamenti e tutto il corollario di una realtà datata almeno di mezzo secolo fa.

E ci siamo trovati subito a provare quello che sentivamo allora, ovvero avversione per questo cantante, perché piaceva, faceva impazzire le nostre coetanee e suscitava la nostra invidia più profonda per come si vestiva, per come si muoveva e parlava. Volevamo essere come lui, lo imitavamo in ogni cosa, ma ufficialmente disprezzavamo il suo personaggio, fingevamo di trovare mille difetti in lui e nel suo mondo.

A me successe anche con Armando Savini che si esibì a ‘Settevoci’ e l’indomani la ragazza con cui ero fidanzato mi confessò che le piaceva molto. Ci lasciammo dopo pochi giorni ma mi è rimasta la feroce avversione per il povero Savini, messo assieme a tutti gli avvenenti giovanotti, beniamini delle ragazze di allora.

E, allora come adesso, cerchiamo il pelo nell’uovo, non riuscendo ad ammettere la realtà: e facciamo come quegli improvvisati ‘critici letterari’ che, per vendicarsi di un collega o di un editore, non trovano di meglio che scrivere, in una velenosa recensione che ‘ci sono dei refusi, degli errori, la correzione delle bozze non è stata effettuata oculatamente’.

Si capisce, quando ci sono queste affermazioni, che uno vuole parlare male per forza e, non sapendo cosa dire, si attacca alle sciocchezze.  Ecco, così facevamo noi, da ragazzi. Giustificando il nostro atteggiamento con la battaglia quotidiana che sostenevamo per cercare di ottenere un minimo di interesse dalle ragazze che ci circondavano ma che preferivano sempre qualcun altro.

Mal, adesso, ci piace e basta.

Rappresenta quello che ci sarebbe piaciuto essere, a quel tempo: belli, coi capelli lunghi, gli abiti alla moda, un marcato accento straniero e (intuibilmente) tanti soldi e tante donne….

Ci siamo dimenticati, completamente, delle critiche che, allora, sostenevamo con enfasi per screditarlo. I refusi, gli errori, insomma, si ricordano solo se non si è capaci di trovare altro da dire…

Il vento si è calmato.

È subentrata una grande quiete, adesso.

Sento, incredibilmente, tutto il peso degli anni.

 

Category: Cronaca, Cultura

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