IL PIRANDELLO FUTURISTA DI SALVATORE DELLA VILLA

| 27 agosto 2020 | 0 Comments

di Eugenio Limburgo______

Volevo andare a vedere lo spettacolo di Salvatore Della Villa su Pirandello, di mercoledì 19 agosto, al Palazzo Baronale di Caprarica di Lecce. Ci tenevo, Pirandello è il primo autore che ho visto in teatro da adolescente.

Poi, mi incuriosiva questa impegnativa riproposizione.

Allora, qualche giorno prima, telefono per prenotare; “tutto pieno” mi risponde il gentile addetto alle prenotazioni, “ma forse in piedi, ma non è sicuro per via del virus” mi dice, forse.

Va bene, cioè, va male, ripiego su una conversazione telefonica con l’autore: non è la stessa cosa, ma insomma, sarà per la prossima replica, e magari quando di nuovo sarà possibile comprare il biglietto al botteghino, ed entrare, e basta.

 

Il nuovo spettacolo si intitola “Mistero profano, tre atti unici di Luigi Pirandello, diretto e interpretato da Salvatore Della Villa (nella foto), con Maria Margherita Manco e Dante Lombardo. I tre atti sono “L’uomo dal fiore in bocca”, “Sgombero” e “La Giara”.

“Mistero profano”, in realtà, come ci dice il regista, rimanda ad un altro atto unico di Pirandello, “All’uscita”. Qui l’autore immagina, all’uscita di un cimitero, l’incontro di alcuni morti che, lasciato il corpo nella tomba, consistono nell’apparenza che ebbero, prima di scomparire per sempre. Quello che li tiene legati alla vita è un desiderio inappagato, un sentimento e intanto meditano sulle cose della Vita, ma “sono tutte idee vane, mio caro, come tutta una vana idea è la Vita”.

  “L’uomo dal fiore in bocca” deriva dalla novella “Caffè notturno” del 1918 ed è l’incontro casuale in un bar notturno tra un uomo che aspetta la morte per un epitelioma (“il fiore in bocca”) e un “pacifico avventore” che ha perso il treno. Il dramma si consuma nel contrasto tra chi si sente la morte addosso e vuole vivere intensamente il poco tempo rimastogli e chi ozia in attesa del treno del mattino, preso dalla banalità del contrattempo e dalla normalità della sua vita.

Il dialogo, quasi un monologo, “dell’uomo dal fiore in bocca” è un inno alla vita che sfugge, la consapevolezza dell’importanza delle cose, anche di poco conto e dei propri sentimenti verso gli altri.

In questo dramma si possono leggere elementi futuristi; innanzitutto nella forma dell’atto unico che appartiene al ‘Teatro sintetico’ di cui parlava Fausto Maria Martini. Per i Futuristi ‘sintetico’ è ‘brevissimo. Stringere in pochi minuti, in poche parole e in pochi gesti innumerevoli situazioni, sensibilità, idee, sensazioni, fatti e simboli’. In questo senso il lavoro pirandelliano può essere futurista.

Filippo Tommaso Marinetti, d’altro canto, non esita a definire Pirandello “il più alto e il più profondo, il più futurista, per la sua ansia di un’arte nuova, di un’arte-vita, di un’arte dinamica”.

 

“Sgombero” è tratto da una novella del 1933. C’è una stanza squallida e un morto da vegliare. E’ l’occasione per recriminare sulle miserie umane.

  “La giara” è una novella del 1909, divenuta una commedia nel 1916. Il drammaturgo siciliano riprende qui il tema del possesso e della ‘roba’ da difendere ad ogni costo. Ma Pirandello volge la vicenda di Zì Dima e don Lollò Zirafa in commedia, commedia universale della Vita.

 

Pirandello nacque nel 1867 ad Agrigento da famiglia benestante ed è certo difficile da inquadrare come scrittore. Una vita difficile fra dissesti economici, la malattia mentale della moglie, la Prima Guerra Mondiale. Premio Nobel per la Letteratura nel 1934.

Fu innovatore in campo teatrale e narrativo con nuove forme e strutture. In Pirandello si supera il Verismo, per cui la realtà è oggettiva ed autonoma, per approdare ad una realtà che è Vita, flusso continuo con una molteplicità di aspetti; anche l’identità dell’Uomo è molteplice e da qui il concetto della maschera che egli s’impone e la vita sociale gli impone. La fuga nell’immaginazione, nell’irrazionale o nella follia sono le uniche vie di salvezza.

Pirandello smaschera l’artificio del Teatro, affermando che esso è rappresentazione, simulazione della Vita che è essa stessa una finzione.

A proposito di maschere, mi chiedo cosa penserebbe Pirandello di questi nostri giorni.

La drastica riduzione degli accessi agli spazi di teatro significa restringere l’unico spazio di Libertà (seppure condizionata) che era rimasto. D’altronde, i periodi bui s’iniziano  con l’assecondare i prepotenti e abdicando alla Ragione.

 

 

 

 

 

 

Category: Cultura, Eventi

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