APPLAUSI. BENE BRAVO BIS. ANALISI DI UNA VITTORIA INSPERATA, COMUNQUE LARGA E INDISCUTIBILE

| 22 settembre 2020 | 1 Comment

di Giuseppe Puppo______

All’ora di pranzo del giorno dopo, non ci sono ancora i risultati definitivi, al solito. Manca però giusto una manciata di sezioni, che, quando finalmente sarà calcolate, non modificherà il quadro che si è delineato oramai con precisione.

E allora, intanto ha votato alla fine il 56,43%, cinque punti in più dell’ultima volta, quando l’affluenza si fermò al 51,19%: è vero che questa volta c’è stata mezza giornata di tempo in più, ma è altrettanto vero che cinque anni fa non c’erano i problemi di ordine sanitario, e/o psicologico, che ancora permangono adesso, quindi il dato sulla partecipazione va letto in maniera positiva.

Certo, che poco meno della metà degli aventi diritto non vada a votare è pur sempre una sconfitta della democrazia, ma l’andazzo è quello, oramai consolidato, in stile occidentale, e le colpe non sono mai degli elettori, ma di chi non riesce non dico ad entusiasmarli, ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno solo più a motivarli.

Certo, tu puoi anche non interessarti di politica, ma tanto la politica si interessa di te.

Ci sono anche i risultati delle singole liste collegate ai candidati a presidente. Sorvolando sul fatto che le comparazioni sono in questi casi sempre soggettive ed aleatorie, vista la presenza di tante altre realtà parallele create dai partiti chiamiamoli tradizionali, e il tipo diverso delle precedenti prove elettorali cui la comparazione viene rapportata, ciò nonostante è possibile fare alcune considerazioni.

Il Pd è il primo partito, con oltre il 17% che è un buon risultato.

Fratelli d’Italia arriva al 12 e mezzo, cresce, ma non sfonda.

La Lega col 9,5 esce ridimensionata.

Forza Italia mantiene un quasi 9%.

Il Movimento 5 Stelle subisce un vero e proprio tracollo, fermandosi sotto il 10%.

Fra le liste così dette ‘civiche’ , la migliore nel campo del centro sinistra è quella denominata “Con Emiliano”; dall’altro versante, ottimo risultato di La Puglia domani, all’ 8 e mezzo%.

La ripartizione dei seggi in Consiglio Regionale? Ehi, ci sarà da aspettare, per sapere una prima, del resto provvisoria attribuzione, il cui meccanismo è complicatissimo, anche solo a volerlo spiegare in teoria, poi pure da aspettare ancora, per verificare l’esattezza della prima attribuzione.

E le preferenze ai candidati? Questi dati grosso modo ci sono già, ma sono incompleti, nel numero in assoluto, monchi poi, mancando la ripartizione per liste, dell’aspetto essenziale, se cioè il singolo candidato entrerà o meno in Consiglio Regionale.

E veniamo al dato finale, o iniziale che dir si voglia, acquisito da ieri pomeriggio.

Michele Emiliano  arriva al 46,7%.

Raffaele Fitto al 38,95%.

Quasi sette punti di vantaggio, un’enormità.

Applausi e complimenti al presidente uscente e rientrante, perché il responso degli elettori è sovrano e chi vince ha sempre ragione.

Il discorso sui metodi discutibili adoperati e sulla sostanza stessa del fenomeno vero e proprio creato da Nichi Vendola prima, e proseguito in edizione amplificata e surreale quasi da Michele Emiliano, qui ora non c’entra niente.

Avremo il ventennio così compiuto del vendolismo, malattia infantile del comunismo e della variante esasperata all’emiliana: un vero e proprio regime in salsa pugliese.

 

Una vittoria netta, indiscutibile, fra l’altro senza voti disgiunti, almeno nella buona sostanza, checché ne dicessero alla vigilia i sondaggisti millantatori e i politologi all’acqua di ciclamino.

A proposito, negli ultimi giorni, fino alle ultime ore, è stata l’apoteosi dei sondaggi, più o meno riservati, che, nonostante il divieto e l’impossibilità di utilizzarli pubblicamente circolavano fra politici e giornalisti, tutti concordi nel prefigurare una vittoria di Raffaele Fitto. Infatti…

Colossale figura meschina poi degli exit poll, che, ricordiamolo, davano un perfetto equilibrio.

Poi, dalle prime proiezioni sulle schede vere, non c’è stata più storia.

Se fossi nelle tasche di coloro i quali li hanno commissionati e pagati, questi sondaggi, mi farei ridare indietro i soldi – e tanti – spesi per essere presi in giro.

Michele Emiliano, checché non ci credesse nemmeno egli stesso, ma lo sperasse solo, e pure confusamente, ha vinto perché ha saputo mobilitare e coinvolgere, ecco qua. Vorrei aggiungere anche: confondere e mescolare bene gli ingredienti acquisti, trovati, o comperati, al mercato della politica.

Ha ragione Raffaele Fitto, quando ha detto a caldo, nel primo commento di questa notte, che il presidente uscente e rientrante è stato aiutato dalla sovraesposizione mediatica degli ultimi mesi, a causa delle’emergenza sanitaria, ed ha adoperato metodi definiti “discutibili” con un chiaro eufemismo, ma allo sfidante ridimensionato e declinante, ma declinante non da oggi, declinante da quando se ne andò da Forza Italia e si attirò la terribile profezia di Silvio Berlusconi per tutti i suoi  delfini impazienti,  sfugge la riflessione più ovvia, che, senza analisi involute, si può tranquillamente formulare con semplicità.

Chiedere un voto per il cambiamento in Puglia, come ha fatto il centro – destra, presentando a candidato a presidente, subito apparso grigio, appannato e incapace di suscitare partecipazione e condivisione nel profondo dell’elettorato potenziale, il presidente di quindici anni prima, non è nemmeno una contraddizione in terminis, nemmeno un ragionamento minato ab origine: è un vero e proprio ossimoro politico che non si regge in piedi.

 

 

Category: Cronaca, Politica

Comments (1)

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  1. Elena ha detto:

    Meravigliosa disamina!

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