UNA PSICOLOGA, UN’EDUCATRICE E UN’ASSISTENTE SOCIALE AIUTANO I DISABILI E DECORARE IL LEGNO: LA PASSIONE CHE DIVENTA LAVORO. A leccecronaca.it VIVIANA DEL TURCO RACCONTA QUESTO PROGETTO INNOVATIVO

| 13 ottobre 2020 | 0 Comments

di Francesco Buja______

Un’officina d’artigianato per ragazzi diversamente abili e per anziani. L’idea di un’assistente sociale, un’educatrice socio-pedagogica e una psicologa. Rispettivamente Sara Di Donfrancesco, Giuliana Del Basso e Viviana Turco (nella foto), le quali, dopo aver svolto servizio civile in un centro per disabili, hanno sperimentato un laboratorio dei decorazione di piccoli oggetti in legno insieme ai ragazzi diversamente abili presso l’associazione “Handicap e solidarietà”. Dalla fine di dicembre al gennaio scorsi.

E ora vogliono trasformare quel laboratorio in officina d’arte, motivo per cui le tre giovani stanno partecipando a bandi che portino loro finanziamenti. Gli oggetti decorati saranno poi venduti.

 

«Il nostro team è nato anzitutto da un’amicizia fra noi, tre giovani donne, professioniste nell’ambito sociale, con tanta voglia di rimanere nel nostro territorio e di rendere la nostra passione un vero e proprio lavoro» racconta Viviana Turco.

L’iniziativa coinvolgerà maggiorenni interessati da disabilità lieve e moderata. «All’interno dell’officina d’arte che vogliamo creare – anticipa la psicologa – costituiremo la regia del laboratorio svolgendo le mansioni amministrative e burocratiche, l’attività di promozione e di vendita. Visto il contesto sociale odierno e il difficile accesso al mondo del lavoro, noi come team stiamo provando a creare il “nostro posto” nel mondo del lavoro, puntando sulla nostra predisposizione a lavorare e a interagire con fasce sociali debole quali anziani, diversamente abili e bambini».

Quale vantaggio porterà la creatività a un individuo diversamente abile? «I disabili incontrano maggiore difficoltà a trasmettere messaggi e contenuti per motivi psicofisici personali e per un approccio assistenzialista che li tratta come bambini o individui non autosufficienti – spiega la dottoressa Turco – I disabili, anche se in strutture semiresidenziali, faticano a trovare lo strumento di espressione più adatto alle loro capacità. Pertanto il nostro obiettivo è quello di aiutare a persona con disabilità a individuare la sua creatività quale strumento per manifestare il suo modo di esprimersi».

Si prova a conciliare creatività e disabilità.

«Il modo per far conciliare la creatività con la disabilità è portare il disabile a sentirsi libero di esprimersi come preferisce permettendogli di utilizzare colori e decorazioni che meglio lo rappresentino e lo ispirino. Questo è il motivo principale che ci porta a scegliere l’arte astratta come tematica decorativa dei nostri lavori».

Dunque le tecniche di decorazione:«Prediligeremo oggetti propri dell’arte astratta e alla portata della capacità degli utenti – spiega la dottoressa Turco – Nello specifico utilizziamo la tecnica della spatola per creare un effetto marmoreo e multicolore, la tecnica della spugnetta per ottenere un colore meno intenso, ma più d’impatto e la tecnica del degradé per dare tridimensionalità e impreziosire la superficie dell’oggetto».

 

Manufatti che parlano di vite. «Il laboratorio per andare avanti ha bisogno delle idee, delle energie, delle storie e delle mani delle persone disabili – spiega Viviana- Le loro esperienze di vita raccontate tramite un manufatto rappresentano il pane quotidiano della nostra attività, che oltre essere artigianale, ha anche un impatto sociale. La persona con disabilità sarà protagonista a 360 gradi del lavoro svolto, dalla decorazione alla vendita dell’oggetto. Noi operatrici fungeremo da “guida”, ossia saremo le tutor-artigiane che affiancheranno l’utente in tutte le fasi di questo iter».

 

La leggerezza della creatività stride con la difficile quotidianità delle famiglie interessate dalla disabilità, ergo occorre assumere un ruolo quasi epico innanzi a certe responsabilità: come ci si riesce? «Basiamo il laboratorio innanzitutto sulla fiducia delle famiglie che scelgono di far impiegare il tempo dei loro cari nel nostro laboratorio. Punteremo quindi su una comunicazione costante e reciproca con i familiari, in modo da renderli anche partecipi da remoto alle attività. In questo modo le famiglie saranno le prime sostenitrici della nostra idea e dei manufatti creati, con tanto entusiasmo, dai loro cari».

 

Inconvenienti prevedibili? La dottoressa Turco spiega:«I possibili inconvenienti del nostro progetto consistono nella difficoltà a trovare un bando che si addica alle nostre esigenze e ai presupposti del laboratorio e la difficoltà a trovare un luogo che sia adeguato a livello normativo e che sia accessibile a tutti».

Una boccata di speranza, quella per cui vogliono lavorare Sara, Giuliana e Viviana, anche per gli anziani: si dimostrerà che pure in un individuo di una certa età si può accendere l’inventiva. «L’anziano – spiega la psicologa – ritrova la sua creatività attraverso il nostro laboratorio in cui può sentire socialmente utile e può reinventarsi; spesso in età di pensione si rischia di condurre una vita sedentaria priva di stimoli che porta ad incupirsi. Attraverso il lavoro manuale l’anziano può trovare una nuova attività occupazionale e può impiegare creativamente il suo tempo».

Category: Cronaca, Cultura

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