QUELL’ESTATE DEL 1959 QUANDO PIER PAOLO PASOLINI VIAGGIO’ PER UN REPORTAGE LUNGO LA COSTA JONICA SALENTINA, DA TARANTO A SANTA MARIA DI LEUCA: “mi trascina una gioia tale di vedere che quasi sono cieco”

| 17 ottobre 2020 | 1 Comment

di Chiara Evangelista______

Nell’estate del 1959, l’anno in cui si dava alle stampe Una vita violenta, Pasolini intraprende un viaggio lungo le coste della penisola, da Ventimiglia a Trieste: dal Tirreno all’Adriatico, passando per lo Jonio “che spaventa”. Le sue note di viaggio sono raccolte nel volume “La lunga strada di sabbia”, edito da Contrasto (nella foto di Philippe Séclier tratta dal volume la città di Taranto).

La casa editrice salentina Kurumuny invece ha pubblicato “Il viaggio jonico: da Taranto a Leuca” riportando le suggestioni che ha avuto lo scrittore nel raggiungere la terra “frastornata di luce” nel luglio 1959.

 

“Volo per la costa meno nota d’Italia: mi trascina una gioia tale di vedere che quasi sono cieco. Qui infatti tutto minaccia di non essere: la costa piatta, i paesi arabo-normanni (arabi nella parte umile, normanni nella parte eletta, chiese e muraglie), il mare. Tutto è come bevuto, frastornato di luce.”

 

Taranto viene definita da Pasolini come la città perfetta. “Viverci è come vivere l’interno di una conchiglia, di un’ostrica aperta”.

Gallipoli invece è “una città a sé, uno stato, un po’ come Cutro. Perfetta anch’essa, come Taranto, protesa, biancheggiante, in un mare squisito, puro, selvaggio. In quello slanciato ammasso di case bianche, inanellato da lungomari e da moli, la gente vive una vita autonoma, quasi ricca, quasi non ci fosse soluzione di continuità con qualche periodo della storia antica”.

Lo scrittore si spinge fino alla punta estrema: Santa Maria di Leuca.

“Ci si arriva lentamente, mentre intorno la regione si trasforma, si muove in piccole ondulazioni, si ricopre d’ulivi”.

 

Il diario di viaggio di Pasolini non si limita ad essere reportage dei luoghi visitati ma è testimonianza di incontri, di abitudini e di vita incrociata.

A Leuca lo scrittore incontra due ragazzini a cui chiede informazioni sulle case circostanti.

“Le ville sono dei baroni. […] Ma se ne stanno per conto loro: la sera si ritrovano tutti allo Yacht club, dove possono entrare solo loro, e ballano e giocano a carte” rispondono i due studenti.

 

Pasolini li invita ad andare a fare un bagno insieme sotto il faro del Capo, allo “scoglio che divide il mare Ionio dall’Adriatico”: “partiamo sotto la fiamma del sole, e piano piano, come degli equilibristi, sulla gobba squamosa, rotta, aguzza dello scoglio, arriviamo sulla punta. Ma siamo altissimi sul mare: a destra lo Ionio, tremendo, nemico, preumano. A sinistra il caro, dolce, domestico Adriatico”.

 

Il rapido schizzo che lo scrittore corsaro tratteggia è espressione di introspezione nell’anima del popolo meridionale e nelle atmosfere dei paesaggi più estremi.

Dalla “punta d’Italia” Pasolini avrebbe poi raggiunto Bari (“modello marino di tutte le città”) e il Gargano dove avrebbe perso il battello per le Tremiti. Ma di questo, come dice lo scrittore, “non se ne cruccia”.______

LA RICERCA nel nostro articolo del 13 ottobre scorso

SE UNA NOTTE D’ESTATE UN VIAGGIATORE…QUANDO ITALO CALVINO VENNE PER LA PRIMA VOLTA AL SUD

 

Category: Cultura, Libri

Comments (1)

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  1. Barbara ha detto:

    Molto interessante l’articolo di Chiara Evangelista

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