LA RIFLESSIONE / MENO MALE CHE E’ FINITO

| 31 dicembre 2020 | 0 Comments

di Giuliana Silvestri______

Nel fare un bilancio complessivo di questo 2020 così sciagurato, più che una considerazione personale, mi ritrovo nella condivisione unanime che sia un anno da ricordare con infinita amarezza e che racconteremo, forse un giorno, a chiunque avrà voglia di ascoltarci.

Un anno segnato da un virus che ha stravolto le vite di un miliardo e mezzo di persone in tutto il mondo.

Una crisi economica globale senza precedenti!

Sospesi gli svaghi, i viaggi, i concerti, il teatro, il cinema; la scuola a distanza che, rete permettendo, ha trovato una nuova formula per svolgere il proprio ruolo educativo e formativo; e se a tutto questo si aggiunge che le restrizioni, messe in atto per limitare il numero dei contagi, hanno bloccato interi settori lavorativi, prendiamo coscienza che la pandemia ha avuto l’effetto di una bomba a orologeria pronta ad esplodere e a mettere in ginocchio l’intero pianeta.

 

Nella primavera trascorsa, abbiamo vissuto un primo lockdown che ci ha messo a dura prova, cambiando la percezione della nostra quotidianità e privandoci di quella libertà ostentata senza pudore.

Un anno che ci ha tolto tanto delle nostre abitudini e di tutte quelle cose che riempivano piacevolmente le nostre giornate, immersi in una dimensione surreale di timori e incertezze.

La corsa frenetica contro il tempo delle nostre vite all’improvviso si è fermata e noi costretti in casa per evitare di far crescere il contagio e ammalarci. E così ognuno ha cercato di utilizzare al meglio il tempo a disposizione come non era mai accaduto, lasciando spazio a fantasia e creatività, o semplicemente riflettendo e rivalutando quei valori che sembravano persi.

 

Siamo stati inevitabilmente pervasi da un sentimento di preoccupazione e ansia di non poter tornare alle abitudini di prima e, ancora adesso che siamo nella seconda fase della pandemia, continuiamo a gestirci in una libertà condizionata, osservando rigorosamente quelle regole di comportamento che risuonano come un mantra: mascherina, distanziamento e lavaggio delle mani e che, purtroppo, non ci permettono di avvicinarci gli uni agli altri, rinunciando all’emozione di un abbraccio, un bacio, per evitare quel contatto fisico potenzialmente pericoloso.

 

Tuttavia in qualche modo abbiamo rielaborato la socialità, seppure a distanza, con i canti dalle finestre, gli applausi sui balconi o il suono di un violino, di un sassofono e quant’altro da una terrazza.

Insomma abbiamo dimostrato di avere una forte resilienza, di essere capaci di guardare avanti e di rimetterci in piedi, forse un po’ provati ma con la speranza mai perduta di una agognata ripartenza della vita, che consenta di ritrovarsi in un abbraccio solidale di rinascita collettiva.

E allora il 31 dicembre, a mezzanotte, fare un brindisi avrà una sua logica soltanto con l’augurio di ritornare presto alla “normalità”, recuperando il senso e l’unicità della propria esistenza!

 

Category: Cronaca, Politica

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