L’INCHIESTA “Fastidiosa” / 2 – FOCUS SUGLI ABBATTIMENTI

| 19 aprile 2021 | 0 Comments

di Mariangela Rosato______

Dopo gli aggiornamenti di attualità della prima puntata sull’intera questione Xylella, passiamo ad un focus sugli ulivi abbattuti, anziché curati.

Già, eradicati.

Vediamo come è andata.

“Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e la eradicazione del batterio da quarantena Xylella fastidiosa”. Così recitava la prima deliberazione della Giunta Regionale risalente al 20 ottobre 2013, n.2023 sulle azioni da mettere in pratica per contrastare la diffusione della Xylella nel territorio salentino. La deliberazione non soltanto faceva cenno alla suddivisione del territorio in zona focolaio, zona di insediamento, zona tampone e zona di sicurezza- che sarebbero state modificate in zona infetta, zona cuscinetto, zona indenne secondo le indicazioni della decisione UE/2015/789 – ma prendeva atto del fatto che chiunque non avesse ottemperato alle prescrizioni del provvedimento, tra cui l’obbligo di interventi fitosanitari, sarebbe stato soggetto ad una serie di sanzioni amministrative.

 

Da quel momento in poi nulla fu più lo stesso per i nostri ulivi.

Non si fece tardare l’intervento della Commissione europea la quale con la decisione n.789 del 2015 specificò che al fine di eradicare il patogeno e impedirne l’ulteriore diffusione nel resto dell’Unione, gli Stati membri avrebbero applicato misure di eradicazione per le piante ospiti: e questo  indipendentemente dal loro stato di salute, per le piante infette dall’organismo e per quelle con sintomi indicativi della possibile infezione.

Da ciò, ne scaturì la famosa legge regionale n.4 del 2017 la quale, concretizzando quanto disposto dalla Commissione, specificò nell’art.7 comma 1 quanto segue: “Il Servizio fitosanitario regionale dispone la distruzione in situ o la rimozione e il trasporto delle piante e delle parti di piante….in un luogo vicino designato a tal fine all’interno dell’area infetta”.

Inoltre, con il comma 3 la Regione stabilì che chiunque si fosse rifiutato di rispettare le obbligazioni, non avrebbe usufruito dei benefici accordati a qualsiasi titolo dalla Regione Puglia, in via diretta o indiretta, e non avrebbe potuto partecipare a gare di appalto o a bandi per l’erogazione di fondi comunitari, nazionali e regionali promossi dalla Regione Puglia.

 

Evidentemente la legge regionale, non poteva e non può, ancora attualmente, che suscitare disappunto negli agricoltori locali e nei proprietari di terreni, i quali non si sono mai dati per vinti, nonostante l’opinione di numerosi agronomi secondo cui non esistono soluzioni possibili di cura dell’albero.

L’eradicazione, infatti, permetterebbe, secondo questi esperti, di stoppare la propagazione del patogeno che proprio la tardiva applicazione delle decisioni europee da parte della Regione avrebbe diffuso in modo quasi totale in tutto il territorio salentino.

Le campagne, quindi, sono diventate nel giro di pochissimi anni dei cimiteri naturali in cui ogni tronco mozzato acquista le sembianze di una croce ben ancorata al suolo.

 

Di particolare attenzione sono le recenti disposizioni regionali le quali hanno confermato la possibilità di movimentazione delle piante stabilendo che gli  gli O.P, le organizzazioni dei produttori, con centri aziendali e campi di produzione ricadenti in area delimitata, che producono vegetali appartenenti alle “Piante specificate sensibili alla Xylella fastidiosa sottospecie pauca” , possono essere autorizzati alla loro movimentazione, in uscita da un’area delimitata e dalle rispettive zone infette alle zone cuscinetto. Così facendo la Regione Puglia ha confermato quanto disposto dalla legge n.44 del 21 maggio 2019 il cui art. 8 ter stabiliva quanto segue: “la legna pregiata derivante da espianti può essere stoccata anche presso frantoi che ne fanno richiesta alla regione …..e può essere movimentata all’esterno della zona”.

 

Come visto ieri, è di pochi giorni fa il documento programmatico sulle azioni di contrasto alla Xylella per il 2021 con cui la Regione, come si legge sul sito ufficiale, si pone l’obbiettivo di “rafforzare la vigilanza della fascia di territorio posto a cuscinetto tra la zona infetta e la zona indenne.” Saranno, pertanto, messi a setaccio, con il supporto operativo dell’Agenzia Regionale ARIF, 240 chilometri quadrati di territorio ed analizzate al laboratorio oltre 200 mila piante al fine di diagnosticare l’eventuale presenza dell’organismo nocivo ed impedirne la proliferazione.

Le nuove disposizioni recheranno non pochi disagi ai proprietari di terreni. Cambia, infatti, la modalità di notifica dell’ordine di rimozione delle piante infette la quale avverrà tramite pubblicazione all’albo pretorio per sette giorni consecutivi entro i quali spetterà al proprietario comunicare se intende estirpare volontariamente le piante infette. In caso contrario, sarà l’ARIF a procedere alla rimozione delle piante entro i dieci giorni successivi. Resta valido, inoltre, l’obbligo delle misure fitosanitarie che, se non applicate, comporteranno la rimozione forzata delle piante da parte dell’ARIF con conseguente addebito dei costi.

 

Sono passati otto anni da quel lontano ottobre 2013 e la situazione non ha fatto altro che aggravarsi anche a causa di una mancanza di comunicazione, chiamiamola così, tra i produttori, le Istituzioni e gli specialisti su cui la Regione Puglia ha fatto affidamento, i quali, sin dai primi momenti, hanno sostenuto l’impossibilità scientifica di risolvere il problema Xylella attraverso la cura delle piante infette, propendendo invece, anche alla luce degli obblighi previsti a livello europeo, per l’abbattimento delle piante.

Una delle frizioni più evidenti risale al 2015 quando il procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, sequestrò gli ulivi sospendendo le eradicazioni disposte dal commissario straordinario, Giuseppe Siletti, il cui decreto fu contestato per violazione della norma comunitaria in materia ambientale, deturpamento di bellezze naturali e falso ideologico.

Ad avviare le indagini della Procura di Lecce furono gli esposti di alcune associazioni ambientaliste (Il Popolo degli Ulivi) nel 2014 appoggiati anche da Adoc, associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori.

Tra le proteste fisiche, è da ricordare quella che si tenne a Torchiarolo, piccolo comune tra Brindisi e Lecce, dove venne organizzata una marcia di due chilometri che si concluse nella piazza del paesino per ribadire il “no” alle eradicazioni disposte.

Da quel momento, la situazione è notevolmente cambiata: l’inchiesta è stata archiviata e gli abbattimenti sono proseguiti.

Inoltre, attualmente la Regione sembra aver preso una posizione molto più ferma rispetto all’abbattimento delle piante, prevedendo numerosi indennizzi, per i quali sempre più produttori fanno richiesta, e confermando la possibilità di movimentazione del legno che, con la morte della pianta “infetta”, non può più ospitare il batterio e può essere quindi trasportato altrove.

Un altrove che non sempre risulta chiaro.______

( 2 – CONTINUA)______

LA PUNTATA PRECEDENTE di ieri:

L’INCHIESTA “Fastidiosa” / 1 – “Ci aggiorniamo”

 

Category: Cronaca, Politica, reportage

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