BUONE OLIMPIADI A TUTTI (SPERIAMO)

| 21 luglio 2021 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo______Si chiamano Tokyo 2020, queste Olimpiadi numero XXXII. Hanno tenuto la data del rinvio, dovuto all’emergenza sanitaria dello scorso anno. Adesso un anno dopo non è che le cose siamo migliori, così, occhio e croce. Però sono iniziate, e meno male. Senza cerimonia inaugurale, il che poi tutto sottratto, viste le fasi pacchiane e retoriche delle ultime volte, non è una gran perdita. A porte chiuse, in un ‘villaggio’ blindato e con tutte le gare senza pubblico, il che viceversa è ben brutta cosa.  Sconfortante, però tanto è, prendere o lasciare.

 

Sono iniziate oggi, con le prime gare delle discipline femminili del calcio e del softball. Ora italiana, che è sette in avanti rispetto a quella giapponese, il che rende per noi tutto ancora più complicato, a seguirle, ma va beh, fossero questi i guai…Il problema è che queste Olimpiadi di Tokyo 2020 del 2021 sono iniziate, ma non si sa se finiranno. Gli organizzatori sono stati chiari, pur nelle dichiarazioni sincopate: se il numero dei positivi al Covid dovesse salire…

Sarebbe nemmeno un peccato, bensì una vera e propria tragedia di proporzioni bibliche.

 

Negli antichi Greci, le Olimpiadi si svolgevano ogni quattro anni, cascasse il mondo, a dispetto di guerre e calamità, come momenti di aggregazione sociale, di riaffermazione dei valori più nobili degli esseri umani, che, almeno per qualche settimana, ma con un significato nobilissimo superiore a ogni altra cosa, prevalevano ciclicamente su tutto.

Nell’era moderna, sono state annullate solamente nel 1916, e nel 1940 e 1944, causa le due guerre mondiali. Ma mai per calamità…

Speriamo di non vederlo adesso, speriamo di non vederne mai più, di Olimpiadi annullate.

Le Olimpiadi sono la Storia, e sono la nostra Storia, perché le facciamo anche noi che le seguiamo, ché la Storia siamo noi.

Condividiamo da ogni angolo del mondo emozioni che si stratificano nel nostro dna, diventano un portato genetico universale, una memoria storica condivisa.

Un sano nazionalismo che si estrinseca, si dibatte e si esaurisce nello sport, là dove regnano merito, competenza, ardore, valore, e il più nobile desiderio insito in noi umani di valicare i limiti, di abbattere le barriere, di sfidare l’ignoto.

Io rivedo la mia infanzia sempre con le lacrime di commozione agli occhi, ogni qualvolta rivedo il maratoneta etiope Abebe Bikila correre e vincere scalzo, senza scarpe ai piedi.

I nomi che so? di Livio Berruti, di Graziano Mancinelli, e via via che altro posso dire? va bene se cito solo Klaus Dibiasi e Giorgio Cagnotto? io me li ritrovo in memoria.

Poi io rivedo la mia adolescenza sempre con le lacrime di commozione agli occhi, ogni qualvolta rivedo Bob Beamon fare 8,90 nel salto in lungo.

E poi ancora rivedo la mia gioventù sempre con le lacrime di commozione agli occhi, ogni qualvolta rivedo Pietro Mennea medaglia d’oro nei 200 metri battendo giganti che sembravano invincibili (nella foto).

 

Il resto, tutto il resto, è storia recente.

Ma è tempo ora che il cuore oppresso si agiti, e torni a vivere e volare alto, guardando al presente e proiettandosi al futuro.
La Storia non è giunta al capolinea, guardiamo e andiamo avanti, vogliamo esserci, e da protagonisti.

 

 

 

 

Category: Cronaca, Cultura, Eventi, Politica, Sport

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