IL REPORTAGE/ “la poesia è sempre poesia civile”: AL FESTIVAL INTERNAZIONALE “EUROPA IN VERSI” DI COMO LA TESTIMONIANZA DELLA GIOVANE PROFUGA AFGHANA ALMA

| 29 ottobre 2021 | 0 Comments

di Chiara Evangelista______

L’indignazione come movente per scrivere versi, dare testimonianza, riordinare laddove impera il caos, urlare contro chi azzittisce e copre la bocca alla coscienza. Un dovere morale che costringe la penna a non interrompere il suo tratto nel silenzio bianco della carta ma a sporcarsi di vita e ripercorrere i passi di sabbia degli uomini.

“La poesia è sempre poesia civile” sosteneva Mario Luzi. È proprio questa la ratio che ha portato Laura Garavaglia e gli organizzatori del Festival Internazionale di poesia “Europa in Versi” di Como a inserire nel programma dell’undicesima edizione della kermesse letteraria, conclusasi pochi giorni fa, la testimonianza di Alma, nome in codice di una giovanissima afghana, scappata da Kabul dopo l’insediamento dei talebani nella città, e ora sotto protezione.

 

“Hi, Chiara, we have the same years!” mi fa notare Alma, riuscendo a trovare il comun denominatore tra i nostri vissuti così differenti. I suoi occhi marroni, velati dalla sofferenza, cercano il contatto nei miei azzurri, agghiacciati dalla preoccupazione di non voler urtare la sua sensibilità con parole, frasi fuori luogo.

Soppeso i termini e traduco i miei pensieri in inglese. “Would you like to write about my story? It’s great, Chiara! People have to know the facts…” E con queste parole, Alma mi permette di condividere con lei il suo vissuto, a cui mi accosto con un rispetto e una gratitudine sacrali.

“Prima che i talebani si riprendessero il potere, le donne avevano accesso all’istruzione, alla formazione e ricoprivano ruoli istituzionali di grande prestigio. Quasi il 27% del Parlamento era composto da donne che, attraverso il loro operato, avevano costruito la speranza di un futuro migliore per il Paese. Ma da quando si sono insediati i talebani, tutti gli sforzi per un’emancipazione femminile si sono vanificati”.

 

Le chiedo se si trova bene a Como, la città che l’ha accolta. “È stata la patria di grandi intellettuali come Alessandro Volta. Mi sento fortunata, ho ripreso a studiare. Sai, voglio diventare da grande una diplomatica!” le brillano gli occhi mentre ci scambiamo i sogni ma poi prosegue abbassando lo sguardo. “Sono però molto preoccupata per quello che sta succedendo nel mio Paese. Mancano i beni essenziali. Con i talebani al potere non c’è un futuro. Penso a chi conosco, a chi è ancora lì”. E nel momento in cui le chiedo cosa possa fare l’Italia, Alma mi risponde: “Don’t leave us alone”, ovvero, “non lasciateci soli”. “Non interrompete le comunicazioni con l’Afghanistan, parlatene attraverso i media. Abbiamo bisogno di beni di prima necessità”.

 

“You will be a great, ambassador, Alma. I wish you the best” le dico con gli occhi lucidi mettendole una mano sulla spalla. “Thank you, Chiara, for your work. I wish the best for all of us. We are all part of the human race. Why is it so hard to realize? ”.

Why?

 

Photo Credit: Grazia Lissi

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Category: Costume e società, Cultura, Eventi

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