Il SUDORE E LA MASCHERA: ELISA BUONO, ANATOMIA DI UN MADE IN ITALY CHE NON SI PIEGA AL CARNEVALE DEI FURBI

| 5 Febbraio 2026 | 0 Comments

di Cristina Pipoli ______________

Scrivo mentre fuori le vetrine vomitano lusso sintetico e i salotti celebrano il nulla vestito di seta. Mi dicono di parlare di moda, come se la moda non fosse diventata l’ennesima prigione per chi ha paura di pensare. Eccovi la verità, quella che sporca le unghie e non brilla sotto i riflettori.

D- Cerca una borsa che sia l’ennesimo travestimento da esibire nella sfilata, o l’oggetto solido, quasi severo, che le resterà tra le mani quando la farsa finirà e, tolta la maschera, dovrà finalmente fare i conti con sé stessa?

R- “Accidenti che domanda!! Io credo che i conti li abbia già fatti con sé stessa…nel senso che per ogni donna la borsa è davvero uno “SCRIGNO” dove all’interno c’è realmente chi sei. L’esterno è come vorresti che il mondo ti veda, e l’esterno può mentire, l’interno no…MAI”.

D- In questo Carnevale di chiacchiere da bigotti e salotti ipocriti, dove tutto è apparenza, chi ha ancora il coraggio di scegliere la verità di un lavoro di braccia, di pelle viva e di fatica artigiana?

R- “Chi ha il coraggio di essere sé stesso! Oggi è la cosa più difficile è mostrarsi per quello che si è, sorrido… Io ho un’automobile che ha diciannove anni… E’ eccezionale, non mi dà problemi, è spaziosa e funziona, ma per la società è VECCHIA! L’auto è uno status, un biglietto da visita, e un’immagine…. Direi come una borsa per noi donne… Io ho ricordi bellissimi legati a quell’ auto e non me ne separo, a discapito dell’ immagine che trasmetto. Ogniuno di noi possiede una ‘casella’ destinata al VALORE , dove posizionarla o a cosa destinarla lo scegliamo noi e ovviamente questo non è giudicabile”.

Il dramma non è la maschera che indossiamo a Carnevale, ma quella che non togliamo mai. Siamo diventati complici di un sistema che preferisce l’etichetta alla sostanza, il prezzo al valore, il cartone pressato al sudore della bottega. Vi comprate un’identità in vetrina perché non ne avete una nelle vene.

D- In un mercato infestato da ‘maschere’ industriali senz’anima, chi ha il coraggio di scegliere la verità della materia che respira?

R- “Purtroppo il mercato è saturo, siamo veramente in tanti… Però mi permetto di dire che l’artigianato lo riconosci non c’è verso… Il fatto a mano è EMOZIONE e COMUNICAZIONE, non passano inosservati”.

Il Medico della Peste era un servitore della verità in tempi di crisi. Ci insegna che la maschera non deve essere un travestimento per l’inganno, ma uno scudo per la verità. In questo Carnevale di apparenze, la sua figura rappresenta l’artigiano che non cerca il consenso dei salotti, ma si sporca le mani per isolare il valore autentico dal marciume dell’omologazione. Ci ricorda che la vera bellezza nasce dalla necessità e dalla funzione, proprio come un oggetto fatto a mano che non serve a sfilare ma a resistere. Egli è il guardiano che distingue la materia viva dal contagio dei falsi idoli industriali, insegnandoci che scegliere la qualità è l’unico modo per restare integri mentre tutto intorno sbiadisce nella farsa.

D- Oggi che il mercato è saturo di falsi idoli, saprebbe distinguere un logo che luccica da una materia che, con orgoglio, risponde della propria storia?

R- “Per alcuni possedere e mostrare un oggetto con LOGO è più importante della QUALITÀ, dell’ UNICITÀ e dell’ ESCLUSIVITÀ del fatto a mano, per altri è viceversa. Ovviamente io sono di parte”.

D- È meglio una borsa che non sia un gingillo da salotto, ma un pezzo di artigianato vivo capace di resistere all’urto della vita senza sbiadire come una chiacchiera di carnevale ben confezionata?

R- “Tutto ha un punto d’origine, anche il ‘blasone’ ha avuto alle spalle chi è partito dalla BOTTEGA, chi ha sudato, sperato, rischiato ma soprattutto CREDUTO. Poi nel tempo questi valori sono stati distorti per dare spazio al consumismo…Ma l’anima del Made in Italy è UNICA”.

Colombina ci insegna che la vera nobiltà non si eredita col blasone, ma si conquista con l’intelligenza e la fatica delle mani. In questa sfilata di maschere di cartapesta, lei rappresenta la serva che comanda i padroni perché è l’unica a conoscere la realtà nuda, quella che si scontra ogni giorno con la materia e le necessità della vita. Mentre il marketing dei palazzi dorati recita una farsa, Colombina agisce con la sapienza di chi non ha bisogno di ornamenti superflui per dimostrare il proprio valore. Ci ricorda che il vero Made in Italy non è un logo luccicante da esibire nei salotti ipocriti, ma una creatura che nasce dal sudore della bottega, capace di smascherare i falsi idoli con la forza disarmante dell’autenticità e del lavoro ben fatto. Colombina è la prova vivente che non serve un blasone per essere superiori.

D- Quale borsa consiglia di indossare a Colombina in questa sfilata del 2026?

R- “A Colombina proporrei SORRENTO, in pelle vegana, rifinita totalmente a mano, che presento con un MOOD “asciutto” e “asettico” da LOGO PRE-CONFEZIONATO…Scelta voluta, per allontanare dall’immaginario collettivo, che il FATTO A MANO non è NOSTALGIA o solo CALORE TRADIZIONALE. Il fatto a mano è SCELTA,CONSAPEVOLEZZA, dove dietro c è un CUORE e non un’industria. Il VALORE non “sta” nel LOGO, ma nel coraggio di sedersi allo stesso tavolo”.

Mentre Elisa parla di cuori e di mani, io sento su queste righe il peso di troppi sguardi falsi che leggono solo per cercare conferma ai propri pregiudizi. Contraddizioni. Forse questo pezzo, proprio per quanto è maledettamente vero, non dovrebbe nemmeno stare qui, confuso tra i soliti consigli per gli acquisti di chi vive di sole apparenze. Ma la verità, si sa, è un ospite sgradevole in un salotto di bugie ben confezionate.

E voi, che mi leggete con la maschera ben stretta sul volto, avete ancora il coraggio di guardarvi allo specchio o preferite continuare a comprarvi un’anima in vetrina?

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Potete trovare le creazioni di Elisa Buono sul sito

https://elimeliart.it/

o sulla pagina facebook

https://www.facebook.com/profile.php?id=100093355862888

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Category: Costume e società, Cronaca, Cultura

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