LE MASCHERE COME ARCHETIPI. “Il carnevale è una rivelazione, e può essere una purificazione” – SPIEGA MYRIAM PALA, ‘SANADORA’ E IGIENISTA NATURALE: “L’atmosfera di comunità è già una cura”

| 16 Febbraio 2026 | 0 Comments

di Cristina Pipoli ____________

D— Lei è una Sanadora, Medico Olistico e Igienista naturale. Lei nel ruolo che ricopre e anche naturalmente come tipo di persona, è una che ripulisce, che purifica e fa ordine in vari modi. Ma il mondo del carnevale è un ammasso di finzioni. Come fa a conciliare le sue pulizie olistiche e spirituali con il fango dorato della popolarità carnevalesca?

R— “Per me la pulizia non è togliere il fango. È ricordare cosa c’è sotto. Il Carnevale non lo vedo come finzione, ma come rivelazione: le persone indossano una maschera fuori… Perché dentro ne portano già tante, oppure perché hanno paura di guardarsi per come sono realmente dentro, con tanta paura della non accettazione di sé. Io lavoro proprio lì. Non sulla superficie, ma sull’energia che resta quando tutto cade. La purificazione per me e da ciò che ho imparato è questo: tornare all’essenziale, tornare all’essenza specialmente in mezzo al rumore, al caos”.

Ci vuole coraggio animalesco, per ammettere che siamo tutti un carnevale di paure che ballano in mezzo ai coriandoli sperando di sembrare oro. Myriam ci parla di ‘essenza’ e ‘luce’ ma la spiritualità è diventata un prodotto di lusso. Mentre la Sanadora cerca l’anima sotto la pelle, fuori c’è un mercato che vende la ‘purificazione’ a caro prezzo. La verità oggi è diventata l’ultima frontiera del marketing del benessere per chi può permettersi di evadere dal fango quotidiano.

D— Quando le sue mani toccano un corpo nudo non prova nausea nel passare dal silenzio di quel dolore autentico al frastuono di una società che trucca l’infelicità?

R— “No, non provo nausea. Provo compassione o comunque sto in ascolto della persona accogliendola. Quando tocchi un corpo con presenza, senti la verità. E la verità non disturba mai, anche quando fa male, anche quando ci si vergogna. Il frastuono del mondo e le maschere del mondo invece, è solo paura di sentire. Io ho imparato a restare sia nel caos che nel silenzio, entrambi sono fondamentali! All’interno di noi, è lì che il corpo parla, e l’anima si lascia incontrare”.

La carne non mente, non c’è nulla da fare! Puoi truccare gli occhi, puoi mentire con la bocca, ma la pelle urla la propria sofferenza sotto le dita di chi sa ascoltare. È un dialogo tra sordi quello che avviene fuori, mentre sotto le lenzuola della vita si consuma l’unica vera guerra: quella per restare umani. Le mani toccano il corpo e sentono il dolore, ma il mondo fuori non ha mani, ha solo algoritmi. Mentre noi cerchiamo il dialogo tra ‘sordi’ sotto le lenzuola, la società ci ha già trasformati in pezzi di carne da macello statistico. È importante parlare di ‘restare umani’ o è l’ultima menzogna che ci raccontiamo per non ammettere che abbiamo già perso la guerra, dato che viviamo un periodo storico dominato dalle guerre?

D— Qual è il dolce di Carnevale che preferisce in assoluto?

R— “Para frittus o Parafrittus (grandi ciambelle fritte). Forse perché mi ricordano l’infanzia, la semplicità, la casa. Anche la guarigione, a volte, è così: non qualcosa di mistico… ma un sapore che ti riporta a casa”.

Sarebbe bello se questa  ‘medicina della condivisione’, arrivasse sulla tavola del Martedì Grasso che è il luogo dove si consumano le ipocrisie più feroci. Ci abbuffiamo di dolci fritti per tappare i buchi di silenzi familiari che durano anni. Stare insieme non è sempre medicina; a volte è il funzione che sorseggiamo per senso del dovere, aspettando solo che la festa finisca per tornare a odiarci in privato.

D— Nella sua famiglia c’è una tradizione culinaria particolare per il martedì grasso?

R— “Più che una ricetta, ricordo l’atmosfera. La tavola condivisa, il ridere insieme. Per me il vero rito è quello: la sensazione di famiglia e comunità tra le famiglie. Ricordi meravigliosi tra le famiglie e unione. Stare insieme è già medicina”.

D— Ci racconta la storia delle maschere scure come i Mamuthones?

R— “Quelle maschere non sono travestimenti, sono archetipi. Portano il peso della terra, degli antenati, dell’ombra. Personalmente, mi ricordano il lavoro sciamanico: entrare nel buio per riportare luce. Non si guarisce evitando l’ombra. Si guarisce attraversandola. Per me, come Sanadora Sciamana, i Mamuthones incarnano proprio questo: non possiamo guarire o trasformare ignorando l’ombra. La loro maschera ci invita a guardare dentro, a sentire il peso della vita, a portarlo con coscienza e a trasformarlo in energia. Al contempo di questo viene comunque tramandata molto e alimentato tanto dall’ombra e della terra. Quindi non sono solo travestimenti: portano con sé il peso della terra, dell’ombra e del tempo. La loro danza, lenta e pesante, scandita dai campanacci, non celebra la luce o la gioia, ma la fatica, la memoria, il contatto con ciò che è oscuro. Rappresentano le forze invisibili che tengono il mondo in equilibrio, le energie oscure che dobbiamo attraversare per trasformarci. Non è un Carnevale Solare, è una ritualità ancestrale ad oggi fatta e alimentata da memorie ben precise.

Guardateli questi uomini come trascinano il peso dei secoli. Non ridono, non scherzano. Sono il promemoria che la vita è fatica, è buio. Chi cerca la luce senza conoscere l’oscurità è solo un illuso che gioca con i fiammiferi nel bel mezzo di un uragano.

D— Ci sono leggende o ricordi legati al carnevale che vuole condividere?

R— “Da bambina vedevo il Carnevale come gioco. Oggi lo vedo come simbolo e memorie riversate sulla terra. È uno spazio in cui possiamo permetterci di essere altro per molti Fuggendo! Oppure a volte, proprio lì, scopriamo chi siamo davvero. Attraverso quel tipo di gioco o mascheramento riusciamo a capire molto di noi. Si fugge per trovarsi o forse si fugge per dimenticarsi definitivamente? Il gioco è una cosa maledettamente seria. Da piccoli è l’unica libertà, da adulti diventa l’ultima condanna prima di rimettersi la divisa del dovere.

D—La verità è nella maschera che urla, o nel silenzio che torna il mercoledì delle ceneri?

R— “La verità è sempre all’interno di te nel proprio raccoglimento interiore, entrandoci sia nel silenzio e anche nel caos. C’è bisogno di allenamento personale e profondo raccoglimento. Da notare che, la festa e la maschera può gridare, sedurre, confondere. Ma quando tutto finisce, resta solo silenzio e anche sporcizia. Allora lì non possiamo mentire. Ricordalo anche nel suono: Dopo ogni vibrazione, dopo ogni grida o frastuono c’è il silenzio. Il silenzio dopo la festa è il più crudele dei giudici. Quando le luci si spengono e restano solo i coriandoli calpestati, lì non ci sono scuse. Resti tu, col tuo vuoto e le tue rughe, a fare i conti con l’eternità che non ha nessuna voglia di scherzare. Quando il Mercoledì delle Ceneri resta il vuoto. Ma quel vuoto è un privilegio di chi non deve lottare per la sopravvivenza. Per chi lavora in miniera, in fabbrica o in un call center, il silenzio non è raccoglimento interiore: è solo l’assenza di voce in un mondo che continua a urlare ordini. La ricerca dell’anima è un lusso che la povertà non può permettersi”.

D– Ci può dire qualcosa sul Carnevale nella visione Sciamanica?

R— “Dettato in modo molto sintetico e semplice. Nella visione Sciamanica e nei popoli Sciamani (Sciamanesimo un modo di vivere la vita in profondo raccoglimento e ascolto Spirituale con il tutto e i mondi Spirituali) il Carnevale non è solo festa e maschera, ma un rito d’incontro tra luce e ombra, un momento in cui si dissolve l’ordine ordinario per far emergere ciò che è profondo e invisibile. Le maschere, come i Mamuthones, non sono solo figure folkloristiche che riconosciamo in vari popoli nel mondo: sono simboli di energie ancestrali che ci chiedono di guardare ciò che è dentro di noi, non ciò che è fuori. Sono simboli per ricordare e onorare gli antenati e il mondo Spirituale e degli Spiriti. Un mondo per onorarli e ringraziare. Serve per ricordare sempre l’Oscurità e la Luce.

Riflessione finale: È un dovere, quasi una rabbia, quella di onorare chi c’era prima. Non siamo nati dal nulla. Siamo il risultato di grida antiche e di silenzi ancestrali. Chi dimentica l’ombra degli antenati è destinato a camminare cieco in un mondo che non perdona.

Voglio ringraziare la giornalista Cristina Pipoli e leccecronaca.it per avermi dato spazio e fiducia, permettendomi di condividere il mio percorso, e la mia visione. È stato un piacere poter raccontare come la cura in anima possano accompagnare le persone nella loro trasformazione”.

-Cara Myriam, grazie a te. Se utilizzo le mie domande come una piattaforma per lanciare una critica feroce e nichilista alla società contemporanea, è perché credo sia un esercizio necessario. Tuttavia, questo mio sdegno rimane un atto di resistenza benevola: finché esistono voci come la tua e valori come quelli che testimoni, le maschere che indossano il mondo non avrà l’ultima parola, e penso anche che noi giornalisti dovremmo agire sempre in questo modo! _____________

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Category: Costume e società, Cultura

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