SVOLTA NELLE INDAGINI SULLA STRAGE DI USTICA? ORA LA FRANCIA SI DICE DISPOSTA A COLLABORARE CON LA MAGISTRATURA ITALIANA CHE DA QUARANTASEI ANNI CERCA LA VERITA’

di Giulio Raganato _______________
Un mistero italiano che, fra dubbi, sussurri di sospetti, grida dei parenti delle vittime, dura da quarantesei anni, nonostante i tentativi della magistratura di arrivare alla verità.
Negli anni di storia italiana sono state molte le pagine scritte col sangue accomunate dall’incapacità, complici i continui depistaggi, di ricostruire in maniera chiara e netta la verità di quegli avvenimenti che hanno segnato la vita di tanti. Tra di esse, rientra anche la “strage di Ustica”, consumatasi il 27 giugno 1980, quando a meno di un minuto dalle 21:00 un incidente aereo nel tratto compreso tra le isole di Ponza e Ustica portò alla morte prematura di 81 connazionali.
Nessuna richiesta d’aiuto. Solo il silenzio più assordante e la perdita del contatto radio. Il DC-9 della compagnia aerea Itavia, partito dall’aeroporto di Bologna e diretto a Palermo, scomparì in un istante inghiottito dalla profondità del mar Tirreno.
Il giorno dopo il disastro una telefonata al Corriere della Sera annunciò che su quell’aereo era presente un affiliato dei Nuclei Armati Rivoluzionari che portava con sé una bomba. Fu il primo di una lunga serie di depistaggi e diffusione di notizie false che contribuiranno a rallentare la ricerca della verità. Se si finì per accantonare presto l’ipotesi di un cedimento strutturale, di cui si parlava largamente nei primi giorni successivi alla catastrofe, è però vero che l’ipotesi della presenza di esplosivo sull’aereo permase per molto più tempo.
Più avanti due differenti operazioni di recupero, una del 1987 e una seconda del 1991, consentirono di riportare alla luce i resti dell’aeromobile. Ciò si rivelò fondamentale per allontanare la pista dell’attentato con esplosivo.
Diversi elementi portarono quindi gli inquirenti a indagare sull’eventuale presenza di altri aerei coinvolti nel disastro. E così, sul fine di agosto del 1999, il giudice Rosario Priore concluse una delle istruttorie più lunghe della storia del nostro Paese nella quale si concludeva che “l’incidente del DC-9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento”.
LA PISTA FRANCESE
Nel 2007 il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, che nel 1980 era presidente del Consiglio, attribuì la responsabilità della strage di Ustica a un missile francese destinato, nelle intenzioni del lanciatore, a un velivolo libico su cui si sarebbe dovuto trovare Mu’ammar Gheddafi.
Nel settembre del 2023, in un’intervista su La Repubblica, l’allora ministro dell’Interno Giuliano Amato confermò questa pista: “la versione più credibile è quella della responsabilità dell’aeronautica francese, con la complicità degli americani e di chi partecipò alla guerra aerea nei nostri cieli la sera di quel 27 giugno”[3].
L’ipotesi francese sembra legata al ritrovamento di un MiG-23 libico, rinvenuto il 18 luglio 1980 sui monti della Sila. Infatti, a gennaio 2016, un’inchiesta del canale televisivo francese Canal+ propose una ricostruzione per cui il caccia libico abbattuto fosse il reale obiettivo dei francesi, che però avrebbero finito per colpire anche l’aereo della compagnia Itavia.
LA SVOLTA STORICA: LA FRANCIA DISPOSTA A COLLABORARE
Negli anni sono state numerose le richieste che i giudici italiani hanno rivolto ai colleghi francesi chiedendo l’invio di informazioni che potrebbero essere legate all’abbattimento del DC-9 quel drammatico 27 giugno 1980. Parliamo di registrazioni radar, posizioni delle portaerei “Clemenceau” e “Foch”, piani di volo dei caccia francesi diretti in Libia e ciò che riguarda la misteriosa traccia denominata “LL004”.
Nella già citata intervista di Giuliano Amato del 2023, l’ex presidente del Consiglio arrivò a lanciare un importante appello: “Mi chiedo perché un giovane presidente come Macron, anche anagraficamente estraneo alla tragedia di Ustica, non voglia togliere l’onta che pesa sulla Francia. E può toglierla solo in due modi: o dimostrando che questa tesi è infondata oppure, una volta verificata la sua fondatezza, porgendo le scuse più profonde all’Italia e alle famiglie delle vittime in nome del suo governo. Il protratto silenzio non mi pare una soluzione”.
E’ in questa cornice che risulta di fondamentale importanza la novità per cui la Francia sembrerebbe disposta a collaborare. L’ambasciata francese, infatti, lo scorso 21 settembre ha inviato alla Farnesina una nota in cui offre una totale apertura alle richieste dell’Italia sui documenti relativi alla strage..
E’ per questa storica disponibilità pervenuta dai francesi che la procura di Roma ha deciso di ritirare la sua richiesta di archiviazione avanzata al GIP lo scorso marzo per due fascicoli contro ignoti inerenti la strage di Ustica. Nell’udienza di mercoledì scorso 30 settembre il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, ha infatti dichiarato che la collaborazione della Francia apre “nuove prospettive di indagine”.
La disponibilità di Parigi potrebbe rappresentare dunque uno snodo giudiziario importante per fare finalmente luce su quanto successo quella tragica notte nei cieli italiani.


























