UN RIPASSINO DI STORIA DEL PASSATO, UNO SGUARDO AL PRESENTE E UNA BRUTTA PROSPETTIVA PER IL FUTURO

| 19 Ottobre 2026 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo _________________

Quanto avvenuto sabato sera a Milano e Torino, un po’ confuso nel contesto più ampio e diverso, e, da solo, quindi in evidenza maggiore, ieri sera, domenica, a Milano, è un fenomeno nuovo, del tutto inedito. Migliaia e migliaia di giovanissimi, la maggior parte minorenni, che lasciano le perfierie del degrado e dell’emeraginazione e calano in centro, in cui, con tecniche da guerriglia, ma senza armi, senza bandiere, senza coordinamento superiore o laterale che non fossero i loro stessi messaggi sui social, si abbandonano al saccheggio e alla devastazione.

Ecco, tutto questo sfugge a ogni chiave interpretativa ideologica e a qualunque inquadramento politico. Poichè però non si è trattato di un caso, tanto meno di un fenomeno isolato, bensì verosimilmte appena l’inizio di un vasto fenomeno sociale, forse addirittura epocale, conviene cercare almeno di capire che cosa stia succedendo.

Un ripassino veloce della Storia potrà aiutarci.

Nel periodo del suo massimo espansionismo, dal primo al secondo secolo dopo Cristo, l’antica Roma, padrona del mondo conosciuto, divenne meta di immigrazione selvaggia e incontrollata da tutte le regioni del suo vasto impero, ivi comprese e anzi soprattutto quelle orientali.

Ce n’è una icastica rapprsentazione nella satira – l’unico generale originale della letteratura latina – terza di Giovenale, in cui, per salutarlo alla partenza, il poeta va a trovare un amico che ha deciso di abbandonare l’urbe, diventata a suo dire invivibile, per trasferirsi in una piccola città lontana quanto basta. Troppi immigrati, espone, per motivare la propria decisione, Umbricio, così si chiamava, lamentandosi: interi quartieri interamente occupati ridotti al sovraffollamento in abitazioni piene di crepe e di buchi; traffico – quello dell’epoca – di mezzi e di pedoni, in una ressa continua; insicurezza diffusa, specie di notte, dominio di rapinatori, criminali di vario genere e prostitute; mendicanti, questuanti, nani, saltimbanchi e ballerine a ogni angolo e a ogni angolo masserizie abbandonate e cumuli di rifiuti.

Tutto questo, sostiene Umbricio, a causa degli immigrati, che piano piano, ma in maniera sempre più massiccia, avevano raggiunto in qualche modo Roma, da Grecia, Siria, Giudea e Asia, in cerca di migliori condizioni di vita e qualche briciolo di benessere materiale, e vi si erano insediati, in maniera pressoché irreversibile.

Sì, lo so, Umbricio sembra Mario Giordano in una puntata di “Fuori dal coro”, ma è tutto vero, non mi sto inventando nulla e se qualcuno non mi credesse, potrebbe sempre andare a leggersi direttamente la Satira III di Giovenale.

Ora, fino a quel momento, nella Roma antica, di fronte al fenomeno dell’immigrazione, avevano discusso fra i modelli opposti dell’accoglienza e del respongimento; discutendo, non avevano in concreto fatto nulla; non facendo nulla in concreto, nella buona sostanza l’avevano accettata.

L’avevano accettata perché tanto faceva il gioco del potere, di chi deteneva il potere, vale a dire i discendenti dei ceti nobile, senatoriale ed equestre, ai quali si erano uniti gli arricchiti grazie alla corruzione politica ed economica: una enorma massa di manovra sottomessa e soggiogata, su cui propserare, nei loro agi, mentre i disagi erano tutti a carico della gente comune.

Sullo sfondo, gli schiavi, tutti proveninti dall’estero, quelli vecchi, e quelli nuovi degli immigrati.

Come sia andata a finire, si sa. Piano piano la prosperità economica cominciò a venire meno; gli immigrati vecchi e nuovi furono sempre più inquieti e violenti, e poi – le rivoluzioni non sono mai un fenomeno legato ad una data precisa di un solo giorno, bensì un processo lungo decenni – ci furono le invasioni barbariche, almeno, così le chiamiamo noi. Ma le invasioni barbariche in realtà furono più semplicemente grandi migrazioni di massa: popolazioni che si spostavano in cerca di migliore fortuna.

Per molti decenni, per alcuni secoli, fino a quando i Barbari divennero padroni dell’antico impero romano.

Mutatis mutandis, negli ultimi decenni, in Italia, di fronte al fenomeno dell’immigrazione, molto si è discusso fra i modelli opposti dell’accoglienza e del respongimento; discutendo, non è stato fatto in concreto sostanzialmente nulla; non facendo nulla in concreto, nella buona sostanza l’immigrazione incontrollata è stata accettata.

E’ stata accettata perché tanto faceva il gioco del potere, di chi deteneva il potere, vale a dire gli esponenti della politica e della economia, ai quali si erano uniti gli arricchiti grazie alla corruzione politica ed economica: una enorma massa di manovra sottomessa e soggiogata, mano d’opera a basso costo, su cui prosperare, nei loro agi, mentre i disagi sono stati tutti a carico della gente comune: quel che è rimasto del popolo dell’educazione e del decoro; il ceto medio immerso, affondato e scomparso; gli emarginati e gli esclusi.

Ora però il potere si trova di fronte ad una crisi economica senza precedenti, innescata dai problemi portati dalla guerra, anzi, dalle guerre, in cui l’Occidente si trova coinvolto direttamente, o comunque indirettamente, in una folle corsa agli armamenti, foraggiata dai produttori e dai mercanti di armi, con l’enorme bolla dell’alta finanza internazionale dei debiti dei singoli Stati, dei fondi comuni, e non comuni, delle speculazioni finanziarie, pronta ad esplodere.

Ad emerginati ed esclusi, al ceto medio affondato, ai figli degli immigrati, il potere, in Italia, nell’intero Occidente, non ha più nulla da poter offire.

Scomparso l’ascensore sociale, quello che permetteva anche al figlio del contadino o dell’opeario di diventare medico o avvocato, da mezzo secolo, oggi i giovani italini non hanno prospettive concrete, a meno che non siano figli di medici, o avvocati, o non siamo amici di qualche politico, o amici degli amici di qualche politico, o imprenditore finanziario; e con essi i giovani italiani di seconda generazione, come abbiamo imparato a chiamarli nel nostro lessico quotidiano, vale a dire i figli degli immigrati extracomunitari.

A loro, l’Occidente, l’Italia, non ha niente da offire, nè da prospettare. Non ha più miti fondanti, nè elaborazioni culturali, nè proposte politiche credibili. Non ha credibilità, ecco.

La credibilità dell’Occidente, quel che ne rimaneva, è stata definitivamente cancellata da tutta una serie di nefandezza inenarrabili, come le bombe su scuole e ospedali nel corso delle varie guerre per esportare la “democrazia”. Non c’è più, annullata dagli Epstein files, dagli spari sui civili affamati a Gaza, dalle cripto valute e le altre speculazioni su beni mobili e immobili.

Che fare, allora?

Niente. Qui si continua a parlare di cose che non esistono più, destra e sinistra, fascismo e antifascismo, Vannacci e Calenda, campo largo e campo stretto, senza averci capito nulla, di quel che sta avvenendo, soprattutto di quello che avverrà a breve.

Bisognerebbe invece capire che le cause di quanto è avvenuto ieri sera a Milano stanno nei diritti sociali arretrati, nella crisi abitativa, nella mancanza di lavoro dignitoso e non da sfruttamento, nell’esclusione, nella mancanza di speranze e di futuro.

Se non riesci a capire quello che sta avvenendo e perché stia avvenendo, però, ecco, è tutto inutile. No no, niente, ormai è troppo tardi…. Non è mai troppo tardi? Mi sa di sì, invece: il tempo è scaduto. I corsi e i ricorsi della Storia seguiranno il loro processi inarrestabili.

Al massimo, qualche nuovo Umbricio, finché è in tempo, potrà lasciare i salotti buoni e gli attici griffati, per trasferirsi in qualche paesino della Ciociaria, o, dove è più urgente, da Milano in qualche villetta sperduta nel Canton Ticino.

Tags:

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Politica

About the Author ()

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.