SOVRANITA’ ALIMENTARE E STOP ALLE MULTINAZIONALI NEI CAMPI: LA RIBELLIONE DEI CONTADINI. VENERDI’ 16 OTTOBRE GIORNATA DI MOBILITAZIONE

| 13 Ottobre 2026 | 0 Comments

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Associazione Rurele Italiana ci manda il seguente comunicato _____________

I piccoli contadini dicono basta: basta con la dittatura delle multinazionali nei campi e sui
semi, e basta con il cibo merce. Nella Giornata internazionale di azione che si celebra il 16
ottobre, l’organizzazione internazionale La Via Campesina e l’Associazione Rurale
Italiana, che ne è parte integrante, lanciano un appello a cittadini, agricoltori e istituzioni
per una mobilitazione che condanni «il ruolo distruttivo della Banca Mondiale e del Fondo
monetario internazionale (FMI), che minano la democrazia e la sovranità alimentare nei
nostri territori, favorendo una struttura neocoloniale che ci soggioga»

La trappola del debito
«Da decenni queste istituzioni finanziarie ci intrappolano in circoli viziosi di indebitamento
– spiegano le due realtà contadine – Secondo i dati della Conferenza delle Nazioni Unite
sul commercio e lo sviluppo, la metà della popolazione mondiale (circa 3,3 miliardi di
persone) vive in paesi che spendono di più per pagare gli interessi sul debito che per la
sanità o l’istruzione. Il debito finanziario si è trasformato in un meccanismo di
espropriazione che condanna alla povertà, con ripercussioni dirette sulle famiglie e sul
lavoro. Gli “aiuti” proposti agli Stati sono gravati da condizioni capestro, come la
liberalizzazione del commercio e degli investimenti, le privatizzazioni e le
deregolamentazioni. In cambio di prestiti per mantenere a galla le economie nazionali,
Banca Mondiale e FMI esigono drastici tagli alla spesa pubblica per beni e servizi
essenziali, smantellando le tutele a favore di contadini, piccoli produttori alimentari,
popolazioni indigene, comunità rurali, lavoratori e ambiente, e imponendo pesanti riforme
orientate a logiche di mercato».

Sistemi alimentari in mano alla finanza
«Non possiamo più tollerare che beni comuni e collettivi (tra cui sementi, terra, acqua e
territori) vengano consegnati nelle mani delle grandi aziende, mettendoli al servizio del
profitto e del libero mercato – proseguono le due organizzazioni – Si è spianata la strada
alla finanziarizzazione del sistema alimentare e alla concentrazione delle terre nelle mani
delle grandi imprese. La finanza ormai è padrona dei sistemi alimentari e i settori globali
delle sementi, dei pesticidi, delle macchine agricole e dei farmaci veterinari sono oligopoli,
con quattro aziende che controllano oltre il 40% di ciascun mercato».
«Nei diversi continenti gli Stati continuano a cedere autonomia decisionale alle istituzioni
finanziarie globali e rispondono a loro anziché ai cittadini. Scompaiono i servizi pubblici
essenziali, si svuotano i programmi di welfare sociale e per le famiglie contadine (ma non
solo) aumentano i livelli di indebitamento. Ai contadini i raccolti vengono pagati sempre
meno (malgrado crescano i prezzi al consumo), manca sostegno al reddito, calano i salari,
aumentano i costi di produzione e della vita, e ciò rende più vulnerabili la classe
lavoratrice e le comunità rurali». Ed ecco che questa situazione costringe le persone «ad
accettare lavori precari con salari da fame, perché l’urgenza di pagare i mutui annulla la
capacità di scioperare, protestare o resistere. Molti sono costretti persino a ricorrere a prestiti, con alti interessi, per soddisfare bisogni primari e se diventano insolventi subiscono vessazioni».

Ci aspetta un “inverno dei consumi”?
In Italia la situazione è emergenziale, spiega Ari. «L’inflazione è a livelli altissimi e le
famiglie, con redditi sempre più compressi, potrebbero dover tagliare pesantemente anche
l’acquisto di beni primari, tra cui il cibo, soprattutto frutta e verdura. L’autunno rischia di
essere il preludio di un “inverno dei consumi”. Ed è essenziale che chi si presenterà alle
prossime elezioni politiche abbia ben chiaro che occorrono azioni concrete per uscire da
questa emergenza».

Richieste e proposte
La Via Campesina e Ari avanzano richieste e proposte ben precise per cambiare rotta:

  • cancellare il debito: il 60% dei paesi a basso reddito e il 30% di quelli a reddito medio
    sono sovraindebitati e non investono in sovranità alimentare e servizi sociali. Quindi,
    aumentano fame e disuguaglianze. La cancellazione del debito è essenziale per
    spezzare questo circolo vizioso;
  • informare la popolazione sul debito estero, spiegando perché sia stato contratto e chi
    ne ha tratto beneficio;
  • esigere revisioni contabili pubbliche del debito estero e perseguire la responsabilità per
    le decisioni che hanno danneggiato le comunità;
  • eliminare i sussidi legati ad alimentazione, agricoltura e clima alle grandi imprese
    industriali e reindirizzarli verso l’agroecologia;
  • aumentare il gettito fiscale attraverso una tassazione congrua sugli utili delle grandi
    corporation e sui patrimoni dei super-ricchi;
  • democratizzare le banche centrali, che devono rispondere delle loro azioni e difendere
    gli interessi della popolazione;
  • mettere le persone e il pianeta al centro della politica economica.
    «Incoraggiamo contadini e cittadini a organizzare manifestazioni pubbliche e a fare sentire
    la loro voce in tutte le sedi; non è più il momento di abbassare la testa» concludono La Via
    Campesina e Ari. Contatti: segreteria@assorurale.it

Category: Cronaca, Politica, Riceviamo e volentieri pubblichiamo

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