TAP: DUMMANDA FRAMA LU LEO CA DICE COMU DICU IEU

| 20 settembre 2014 | 0 Comments

Dummanda frama lu Leo ca dice comu dicu ieu.

E’ un vecchio modo di dire salentino, che sta a significare che se parli con una persona che dipende da me ti dirà ciò che io desidero dica. La traduzione letterale dovrebbe essere:  ” DAMANDA MIO FRATELLO LEO, CHE DICE QUEL CHE DICO IO”.

La saggezza popolare dei salentini ci aiuta a capire cosa sta facendo TAP in questi giorni che sta inondando le redazioni dei giornali, con studi di titolate agenzie  come la ISPO Ricerche.

E vedremo tra un pò cosa dice questa ricerca, sulla cui obiettività, immagino ci sarà concesso avere qualche perplessità, visto che è stata pagata da TAP.

Diamo uno sguardo veloce a questa ricerca fatta dagli esperti circa gli effetti negativi che un gasdotto produce sul territorio che attraversa.

Quattro le località interessate: Casal Borsetti (RA), Marina di Torino di Sangro (CH), Grottamare (AP), Mazara del Vallo (TP).

1000 gli intervistati, alcuni di persona, altri telefonicamente.

Adesso premesso che un campione di mille persone, sarebbe bene chiamarlo campioncino, sarebbe interessante capire perchè città che sono così distanti tra di loro siano considerate come un tutt’uno omogeneo, e poi ancora capire con quale criterio sono stati scelti quei mille intervistati, se  ci sono state interviste per esempio, che sono state eliminate per qualche motivo.
Comunque procediamo nella lettura.

A pagina 6 o vien chiesto al campione quali siano i motivi che li spingono a scegliere la località dove trascorrere le vacanze e riportate le percentuali.

A pagina 7 le mete alternative, e un quarto degli intervistati ha indicato la Puglia, a pag.8 si chiede quali sono le infrastrutture che influenzano negativamente la scelta di una località turistica. E la ricerca ci dice che  il 10% viene influenzato negativamente, dal gasdotto mentre il 54% quelli che non andrebbero in una località a causa degli impianti industriali. Ed ecco come vengono letti questi dati.

“Significativo l’impatto di impianti industriali, centrali energetiche e strade ad alta frequentazione; mentre i gasdotti influenzano 1 intervistato su 10”.

Adesso al di là del fatto che un intervistato su dieci, vuol dire il dieci per cento, e se quella fosse la percentuali di turusti a cui il Salento dovrebbe dire addio a causa del gasdotto sarebbe un danno enorme.
Ma mettere a confronto gasdotto e impianti industriali ha un senso se in quella zona vi fossero delle industrie.

Ma chi ha scritto queste cose ovviamente, non conosce Lecce, Melendugno e le su marine che, come è facile appurare, non sono circondate da impianti industriali, basta questo per dimostrare come questa ricerca non tiene conto delle peculiarità del territorio ed è solo fumo negli occhi e con le chiacchiere i disegnini e i contributi si spera di incantare i salentini.
Ma continuiamo a leggere qualche altro dato.  Ecco un altro esempio a pag.11, dove
si sostiene che il 29 per cento degli intervistati non andrà in quella località interessata da gasdotto, ma la lettura che si dà e questa:

“La conoscenza della presenza del gasdotto non sembra influenzare la scelta della meta turistica”.


Ma questi sono matti?

Lo vadano a dire agli imprenditori che il prossimo anno il loro guadagni si abbasseranno del 30% perchè qualcuno è venuto da chissà dove a portarci un gasdotto che servirà ad altri paesi, e sentiamo cosa gli risponderanno a questi signori.

8 intervistati su dieci conoscono il Salento, il Salento attrae il 40% dei turisti potenziali (pag.16) e noi aggiungiamo che tutti gli anni i turisti che vengono a trascorrere le vacanze nella nostra terra aumentano, per quale motivo dovremmo mettere a repentaglio il futuro di questa terra, per fare gli interessi di una multinazionale straniera?

 

 

Ora vi racconterò una storia che non ha nulla achevedere con il gasdotto ma che può essere illuminante per farci capire come vanno certe cose.

In occasione della realizzazione di una struttura di tutt’altro genere ma anch’essa impattante negativamente sul territorio, si trattava di una megadiscarica, il Comune interessato non solo promise posti di lavoro per la gente del posto, eliminazione della tassa sulla spazzatura, ma addirittura si procurò,  per la modica cifra di 23 milioni,  una relazione di un docente universitario esperto in chimica e materie ambientali, nella quale si sosteneva che la puzza che sarebbe fuoriuscita dalla discarica non sarebbe stata pericolosa.

E il sindaco di quel paese esibì in una pubblica seduta consiliare quel documento con il quale zittii chi era contrario  alla realizzazione di quella struttura.

Noi perplessi interpellammo un esperto, il quale sorridendo ci disse pure lui per 23 milioni avrebbe scritto qualsiasi cosa, poi aggiunse che il suo collega non aveva detto il falso, semplicemente non aveva detto tutta la verità.
Perchè non è la puzza in se che è pericolosa ma lo sono le diossine che sono incolori e indori, la puzza è solamente il campanello dall’arme, che ci avverte della possibile presenza di diossine.
Il risultato è stato che quella discarica, ungendo qua e là si fece, e  da decenni inquina il territorio e ha reso l’area irrespirabile nei paesi del circondario, e in quel comune il costo del servizio della spazzatura è molto più alto dei comuni limitrofi, mentre la qualità della vita si è abbassata enormemente.
State attenti a ciò che scrivono gli esperti a pagamento.

Category: Costume e società

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