PROVERBIO SALENTINO DI OGGI MARTEDI’ 9 GIUGNO

| 9 giugno 2015 | 0 Comments

Oggi la Chiesa cattolica festeggia Sant’Efrem.
Efrem il Siro è stato un teologo, scrittore e santo siro, fra i più antichi scrittori di lingua siriaca è il più importante fra essi.
L’origine di questo nome è ebraica e sta a significare colui che è “portatore di frutto” ossia fertile.

Proverbio leccese: ALE CCHIUI N’ACQUA TE MARZU E D’APRILE, CA LA CARROZZA TE ORU TOA, CU TUTTU LU STAFILE.

Che si può tradurre più o meno in : Vale più una pioggia di marzo o di aprile, che la carrozza d’oro tua, con tutti i finimenti.
Quanto sopra, perchè la pioggia che cade nel periodo primaverile permette alle piante, sopratutto cereali, ma anche agli alberi di produrre frutti in abbondanza che in questo periodo si raccolgono.
I nostri vecchi inserivano questo proverbio all’interno di un “culacchio”, ossia, una storiella.

Che così raccontavano, nc’era nna fiata….
C’era un tempo in cui per decreto regio, gli uomini raggiunta l’età di 60 anni, ritenuti vecchi e non essendo più in grado di produrre beni materiali, dovevano essere eliminati per non pesare sull’economia della famiglia e del regno.
Ad occuparsi dell’eliminazione dell’anziano, dovevano provvedere i figli, i quali dopo aver accompagnato il genitore su una rupe, dovevano spingerlo giù.
Un giorno un contadino compì i fatidici sessant’anni, perciò s’incamminò insieme all’unico figlio che aveva verso la rupe da cui doveva essere gettato giù, solo che il figlio non se la sentì, e a rischio della propria vita, decise di attendere la notte e di riportare in casa il padre tenendolo nascosto agli occhi della gente.
Passò qualche anno è il re, così come si usava all’epoca, propose un indovinello ai sudditi, promettendo un ricco premio a chi fosse stato in grado di indicare qualcosa di più prezioso della sua carrozza di oro massiccio e dei suoi finimenti tempestati di gemme preziose.
Il ragazzo ne parlò con l’anziano genitore, il quale gli spiegò che la pioggia che cade nel periodo di marzo o di aprile  produce talmente tante messi che si traducono in un ricchezza tale, che non vi è carrozza, oggetto o gioiello che possa eguagliarla.
Quindi il giorno in cui il re convocò il suo popolo, nessuno della corte, dei saggi, degli studiosi, riuscì ad indicare qualcosa di più prezioso della carrozza del re, allora il giovane contadino si alzò in piedi e con quanta voce aveva in gola strillò: ” ale cchiu nn’acqua te marzu o t’aprile ca la carrozza te oru toa cu ttuttu lu stafile”.
Il re fece chiamare il giovane contadino e comprendendo che non poteva essere farina del suo sacco, lo minaccio di morte se non gli avesse confessato la verità.

Così vistosi scoperto il contadino confessò che era stato il vecchio padre a suggerirgli la risposta.
Il re allora comprese che la saggezza degli anziani era una ricchezza incommensurabile di cui il regno non si poteva privare, annullò la legge sugli anziani, e premiò il giovane che rischiando la propria vita, contravvenendo ad una legge del regno, aveva salvata quella del padre.
Morale della favola gli anziani sono una risorsa preziosa, ma oggi siamo ritornati al tempo in cui gli anziani venivano visti come un peso da cui disfarsi.
Se ci pensassimo su  un pò ci accorgeremmo che anche noi, se pure non gettiamo i nostri anziani dalla rupe, negli ultimi decenni abbiamo acquisito quella mentalità che portò l’antico re a decretare l’eliminazione di quella parte della popolazione che era economicamente improduttiva.
Nelle società tradizionale invece, gli anziani, sia al governo che nella società civile erano le persone più ascoltate e rispettate. Non è un caso che nel Senato dell’antica Roma, e lo era anche qui da noi sino a qualche mese fa, al Senato, il ramo più importante del Parlamento, si poteva accedere solo dopo aver superato una certa età.
Dal prossimo anno il Senato sarà privato delle sue importanti funzioni, e anche questo è un segno dei tempi.

 

Il 9 giugno 1954  nasce Milena Gabanelli.

È la freelance più famosa d’Italia, conduttrice di un programma che, a detta di molti, rappresenta il non plus ultra del giornalismo d’inchiesta e del concetto di “servizio pubblico”.

Emiliana di Nibbiano, nel piacentino, Milena Jole Gabanelli si laurea al DAMS con una tesi in storia del cinema e nel 1982 fa la sua prima esperienza in RAI, collaborando per la terza rete regionale. Forte di una visione pionieristica della professione, è tra le prime a munirsi di una videocamera portatile e produrre da sé inchieste per diversi programmi televisivi.
Nel 1989 Giovanni Minoli, la prende nella squadra nella squadra di Speciale Mixer, e che in seguito mette a frutto come inviata di guerra in teatri difficili, dall’ex Jugoslavia alla Somalia. La grande occasione arriva nel 1994 con la conduzione diProfessione Reporter (su RAI Due), format sperimentale che poggia sui servizi realizzati da freelance esterni.
La formula si rivela vincente e viene ripresa in Report, che dal 1997 lancia la Gabanelli nel firmamento del giornalismo televisivo. Destreggiandosi tra continui ostacoli di natura legale, querele milionarie e polemiche politiche, il programma acquista negli anni una crescente autorevolezza.

Category: Costume e società

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