UNA DENUNCIA DELLA UIL / LA TASI SULLA PRIMA CASA A LECCE E’ LA PIU’ ALTA DELLA PUGLIA

| 13 giugno 2015 | 0 Comments

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Il segretario generale della Uil di Lecce, Salvatore Giannetto (nella foto), ci scrive______

Il pagamento della Tasi e dell’Imu, da versare entro il 16 giugno prossimo, continua a costituire un grande peso per le famiglie salentine. A Lecce il costo medio dell’acconto Tasi è tra i più alti fra i capoluoghi di provincia pugliesi.
Secondo i dati del II Rapporto Uil su Imu e Tasi elaborato dalla Uil – Servizio politiche territoriali, infatti, a Lecce la spesa media annua per la Tasi sulla prima casa è di 203 euro (102 euro acconto) per effetto dell’aliquota 2,5 per mille e delle detrazioni di 50 euro (per abitazioni accatastate in A/3) e di 100 euro (per abitazioni accatastate in A/4 e A/5). Questa detrazioni sono raddoppiate in caso di nuclei familiari in cui è presente un portatore di handicap in situazione di gravità, titolare di indennità di accompagnamento.

 A Bari, il costo annuo medio per la Tasi sulla prima casa è di 338 euro (169 euro di acconto) per effetto dell’aliquota 3,3 per mille (esenzione fino a 10 mila euro di ISEE; ISEE da 10 mila a 15 mila detrazione fissa di 100 euro.); a Brindisi di 134 euro (67 euro acconto) con aliquota 1,5 per mille (nessuna detrazione); a Taranto è di 188 euro (94 euro acconto) con aliquota 2 per mille (nessuna detrazione); a Foggia di 326 euro (163 euro acconto) con aliquota 3,3 per mille, ma sono previste detrazioni ed esenzioni (rendita inferiore o uguale a 250 euro: esenzione totale; da 251 a 350 euro: detrazione di 100 euro; da 351 a 450 euro: detrazione di 50 euro; rendite da 451 euro ed oltre: nessuna detrazione; tutte detrazioni che si applicano in presenza di un reddito Isee inferiore o uguale a 15 mila euro).

È vero che nella spesa pubblica degli enti territoriali ci sono margini di razionalizzazione, ma il Governo centrale non può continuare nei tagli lineari ai Comuni, le cui conseguenze negativi si ripercuotono inevitabilmente  sui cittadini. E lo stesso Governo non può certo girare la testa dall’altra parte quando la pressione fiscale a livello locale aumenta per effetto di minori trasferimenti.

Sul fisco locale servono certezze. Ad oggi è difficile fare delle proiezioni per capire se nel 2015 con la Tasi la pressione fiscale delle famiglie, rispetto al 2014 aumenterà. Molto dipende dalle scelte del Governo centrale, se confermerà o meno per quest’anno i 625 milioni di euro di trasferimenti ai Comuni quale “ristoro” IMU-TASI.  Inoltre, già da adesso il Governo ha annunciato che nel 2016 si cambierà nuovamente il modello di tassazione degli immobili, con l’introduzione della Local Tax, ma la nostra impressione è che si cambiano i nomi ma non la sostanza delle imposte locali.

Se davvero il Governo vuole riformare il fisco comunale abbia il coraggio quantomeno di andare verso il vero superamento e non accentramento delle addizionali comunali Irpef, che colpiscono direttamente il reddito dei lavoratori dipendenti e pensionati. È questa la riforma che ci aspettiamo”.

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