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XYLELLA / NEL 1901 UN’ EMERGENZA COLPI’ GLI ULIVI DEL SALENTO, MA FU AFFRONTATA E RISOLTA. ECCO COME. CON UN CONFRONTO, SCONFORTANTE, COL MODO IN CUI VIENE AFFRONTATA E NON RISOLTA L’ EMERGENZA DI ADESSO

| 4 luglio 2015 | 8 Comments

di Eleonora Ciminiello______

Dal rigore scientifico, al teorema del pregiudizio.

Incappando nella pagina datata 16 aprile 1906 della rivista “L’Economista Pugliese” si riesce ad avvertire il profumo della ricerca, e si coglie in maniera tangibile l’impegno dello studio meticoloso, quello proteso a salvaguardare e proteggere il patrimonio olivicolo regionale.

La paura di sfiorare quella pagina di storia è subito schiacciata dal desiderio di leggerla, per comprendere come “un’emergenza” veniva affrontata più di un secolo fa.

Scorrendo con lo sguardo le prime righe de “I Risultati degli studi sulla brusca degli olivi” si scopre come nel 1901 lo ‘StictisPanizzei’, il fungo parassita artefice del “bruscamento” degli olivi, aveva colpito una zona ristretta della Provincia di Lecce.

Alle prime avvisaglie della malattia, la Regia Stazione di Patologia Vegetale decise di inviare il professor Ugo Brizi sul campo per un sopralluogo. I risultati dello studio condotto nel biennio 1901 – 1902 saranno poi raccolti in una memoria pubblicata nel 1903 e portati quasi a compimento nel 1906.

E’ curioso notare come gli scienziati dell’epoca avessero fatto seguire ad una mera osservazione visiva sul campo, l’analisi del materiale raccolto sul luogo e, dati alla mano, come fossero giunti a conclusioni inoppugnabili per guarire gli olivi dalla malattia.

Ad essere intaccata dal fungo, quasi esclusivamente la varietà “Ogliarda”, tranne gli esemplari che avevano dimora lungo le coste ioniche.

Lo studio e le ricerche individuarono la ragione di questa resistenza nell’acidità delle foglie, ricostruendo il ciclo biologico della ‘StictisPanizzei’  nei minimi dettagli.

Uno studio approfondito, appassionante, che porta dritto alla guarigione completa, la quale non sarebbe sicuramente potuta avvenire senza la conoscenza e la padronanza piena della problematica.

Chiusa la pagina del 1906 ritorniamo alla realtà.

21 Maggio 2015: L’Unione Europea e il ministro Paolo De Castro incitano: “Avanti con i tagli e i pesticidi“, e a loro fa eco un mese dopo Vytenis Andriukaitis, Commissario Europeo per la Salute, il quale nonostante la bocciatura del ‘Piano Silletti’, continua a sostenere la necessità dell’eradicazione e dell’uso di pesticidi in terra salentina.

Mi sono persa qualcosa, sicuramente.

Gli addetti alle ricerche conoscono del patogeno solo quanto analizzato dagli studiosi Alexander Purcell e Rodrigo Almeida negli Stati Uniti. Per questa ragione, si limitano ancora oggi, a fare un giro nei campi e a decretare la presenza del batterio xylella fastiosa sugli alberi di olivo.

E le analisi, i dati, le ricerche, gli approfondimenti, la conoscenza?

Non servono a salvaguardare l’ecosistema salentino o non sono funzionali a degli scopi ignoti ai più?

Eppure assieme a Purcell ed Almeida negli Stati Uniti a studiare il batterio, c’era Rodrigo Krugner che aveva provato con una pubblicazione che la xyllella sull’olivo non attecchisce.

E mi chiedo: perché e soprattutto come può l’Unione Europea continuare ad affermare, nella persona di Vytenis Andriukaitis, la patogenicità di xylella sugli olivi del Salento? Con quali dati certi fra le mani, se nessuno ne ha mai forniti?

Negligenza, sufficienza, speculazione, interessi personali quali elementi hanno colpito i dirigenti dell’Università di Bari, passando da Vito Nicola Savino, a Giovanni Paolo Martelli e a Donato Boscia? Perché hanno scelto di non fare il loro lavoro con lo stesso rigore scientifico che accomunava le menti nel 1906?

A rispondere sarà forse un giorno la magistratura, nel frattempo, pensando che siano stati semplicemente colti da lapsus o perdita di memoria, consiglierei, per loro, il ripristino delle Cattedre Ambulanti di Agricoltura, istituite nel 1866 e rivolte agli agricoltori, ai quali veniva data la possibilità di erudirsi confrontandosi direttamente con il mondo intellettuale che operava in agricoltura. In fin dei conti, in questo modo, se non riusciranno a fare i ricercatori rigorosi, potranno sempre darsi all’agricoltura, con cognizione di causa s’intende.

 

 

 

 

Category: Cronaca

Comments (8)

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  1. Giuseppe Vinci ha detto:

    Emergenze e competenze. Quando la Xylella smascherò il sistema baronal mafioso che assedia e umilia la ricerca scientifica.
    L’analisi puntuale di Eleonora Ciminiello, dimostra un dato incontrovertibile che, sbugiarda, tra gli altri, il prof. Martelli (virologo che si spaccia per patologo vegetale), il quale, invece di argomentare con dovizia scientifica, si spertica nell’offendere e insultare. Insulti e offese verso un popolo che, non solo ha preso coscienza del fatto di trovarsi difronte a una frode ordita da incompetenti, ma soprattutto ha preso coscienza che non c’è arma migliore della conoscenza. Proprio quella conoscenza che l’attuale èquipé di ricerca che si occupa di Xylella, non vuole proprio tenere in conto, mancando dopo due anni, di produrre dati. Sono inadeguati, loro e i dati.
    Devono andare via e lasciare spazio a ricercatori veri.

  2. Franco Trinca ha detto:

    Associandomi del tutto a quanto contestato da Eleonora Ciminiello alle principali personalità scientifiche coinvolte “nell’affare xylella” per quanto concerne negligenza, impreparazione, ecc.(sulle eventuali responsabilità dolose per “illeciti interessi personali” valuterà la Magistratura), io aggiungo la denuncia di “FURTO DI VERITA’ E DEMOCRAZIA!”.
    Perché i dati relativi alle analisi e agli altri dati scientifici raccolti in almeno due anni dalle “autorità competenti” SONO PRATICAMENTE SEGREGATI nei loro cassetti (salvo il sequestro dei registri di laboratorio effettuato dalla Procura di Lecce… ma haimé, i cui elementi cognitivi sono anch’essi secretati)??!
    Che c’entra la competenza e la responsabilità tecnica nell’eseguire i test e altri esperimenti… con L’INACCETTABILE MONOPOLIO DEI RISULTATI, le cui valutazioni influiscono sulla vita (economia, ambiente, salute, identità culturale, turismo, ecc..)dell’intera società del Salento e della Puglia??!

  3. Fiammetta Nizzi Grifi ha detto:

    Non entro in merito all’argomento che sto seguendo come agronomo-libero professionista e di cui mi sto personalmente occupando. Ci tengo soltanto a trasmettere il mio più sincero GRAZIE ad Eleonora Ciminiello per quanto ha scritto, esprimendo coraggio e professionalità.
    Risolveremo il problema, ne sono certa, forse anche attraverso strade meno “istituzionali”, mossi esclusivamente dalla volontà di salvare questo nostro patrimonio unita ad un po’ di “buon senso”.
    Ci tengo anche a ringraziare Eleonora per il riferimento alle Cattedre Ambulanti che condivido pienamente e che spesso ho citato anch’io in varie occasioni professionali sottolineando come in quell’epoca i ruoli erano meglio definiti e chi faceva ricerca metteva poi i risultati a disposizione dei contadini e di coloro che lavoravano in agricoltura. Mi piacerebbe tanto, come agronomo il cui nonno era capo dell’ispettorato provinciale di Firenze nell’epoca delle “cattedre ambulanti”, che si recuperasse quel tempo e che il mondo accademico tornasse a svolgere quel ruolo così essenziale per lo sviluppo della nostra agricoltura. Oggi purtroppo ci sembra di percepire dal mondo della ricerca in agricoltura, che l’obiettivo prioritario sia il raggiungimento della pubblicazione su rivista scientifica in lingua inglese…….

  4. villa ha detto:

    Noi contadini del sud di Lecce anche se non siamo stati attaccati dalla XYLELLA come possiamo contribuire al fine che la MATTANZA degli ulivi cessi?

  5. Eleonora Ciminiello ha detto:

    Signor Villa, l’unico modo al momento è protestare contro quest’atto di forza assurdo. Protestare, protestare, protestare.

  6. Eleonora Ciminiello ha detto:

    Grazie dott. Fiammetta Nizzi Grifi. Non sono un’agronoma, né una ricercatrice. Ma avendo a cuore la sorte del mio territorio, e volendo comprendere i perché di ciò che sta avvenendo ho cominciato a scavare nel passato, un passato che mi ha mostrato scenari incantevoli ed al tempo stesso mi ha fatto comprendere quanto, in alcuni ambiti, la realtà sia raccapricciante. Le lotte non convenzionali, quelle che puntano alla ricerca rigorosa, alla tensione verso la verità, alla voglia di protestare, devono essere oggi le molle capaci di risvegliare l’amore del popolo verso la propria terra. Non credo che sia tutto perduto. Penso tuttora che anche per questa storia ci sia un lieto fine.
    Ringraziandola di cuore la saluto.

  7. fernando fracasso ha detto:

    se può interessarvi ho un manoscritto originale del 1901 dove c’è scritto cosa hanno usato in quel periodo

  8. Gloria Preite ha detto:

    MI CONFORTA CHE CI SIANO PERSONE COME VOI CHE CONTINUANO A CERCARE SOLUZIONI AL PROBLEMA XYLELLA. HO ANCH’IO MOLTO A CUORE LA SALVAGUARDIA DELLA NOSTRA TERRA E NEL MIO PICCOLO COMBATTO OGNI GIORNO CONTRO LE AGGRESSIONI ALLA NATURA PERPETRATE IN TUTTE LE FORME. GRAZIE A TUTTE E A TUTTI. GLORIA

    P.S. VORREI FARE UN APPUNTO SULL’USO E L’ABUSO A SPROPOSITO E A VOLTE SCORRETTO DI VOCABOLI STRANIERI QUANDO CI SI RIVOLGE AGLI ITALIANI. LA NOSTRA MERAVIGLIOSA LINGUA ABBONDA DI VOCABOLI E NON HA BISOGNO DEL SOCCORSO DI ALTRE LINGUE. MI SEMBRA UNO SFOGGIO INUTILE E UN PO’ PROVINCIALE. QUANDO SENTO “…il mio bagno, IL MIO LEAVING, la mia cucina…” SENTO COME UN PUGNO NELLO STOMACO. NON CAPISCO LA NECESSITA’ DI INSERIRE LA PAROLA “LEAVING” ANZICHE’ USARE LA PAROLA “SOGGIORNO” IN UNA PUBBLICITA’ TUTTA IN LINGUA ITALIANA. TENGO A PRECISARE CHE NON HO ALCUN PREGIUDIZIO NEI CONFRONTI DELLA LINGUA INGLESE, IL CUI ESAME HO INSERITO NEL PIANO DI STUDI UNIVERSITARI E SUPERATO BRILLANTEMENTE.

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