LA BUONA SCUOLA E’ ALL’ASSURDO: ORA E’ IN DEBITO ANCHE CON UN ASSASSINO

| 11 Settembre 2015 | 0 Comments

di Eleonora Ciminiello______
Erano le 11:42 del 9 Maggio 1997, quando Marta Russo è scivolata via in un sonno senza ritorno. A colpirla mortalmente Giovanni Scattone, 29 enne ed assistente universitario presso l’Università di Filosofia del diritto La Sapienza di Roma.

Per gioco, per sbaglio, per inscenare il “delitto perfetto”: forse non si saprà mai perché, ma Giovanni Scattone ha sparato, e quel colpo scellerato ha causato la morte di una giovane studentessa, con una vita e dei sogni davanti a sé. La Legge lo ha punito, ma non fino in fondo: Scattone, nonostante l’omicidio colposo, non è stato estromesso dai Pubblici Uffici come si fa solitamente con un assassino, non ha perso il diritto al voto, e dopo aver pagato una pena esigua, si è vista restituire anche la libertà.

Libertà di vivere con la sua famiglia, libertà di riavere la sua casa, libertà di circolare per strada, viaggiare, incontrare gli amici, libertà di lavorare.

Un lavoro, che era nei suoi sogni non comune, non semplice, non sostenibile per tutti: perché insegnare, educare, formare menti adulte consapevoli e coscienti, non è un lavoro a cui chiunque può essere abilitato. L’insegnante, indirizzando le menti dei giovani, costruisce il futuro.

Come si può aver pensato di far partecipare alle graduatorie per l’insegnamento un uomo che “senza apparente ragione” ha sparato ad una ragazza?  Cosa potrebbe insegnare quest’uomo a delle giovani menti in crescita? In che modo quest’uomo potrebbe interferire con la crescita, e in che maniera forgerebbe delle coscienze plasmabili e completamente malleabili? In tanti, dentro e fuori dal web, si sono chiesto questo, e soprattutto si sono chiesti come Scattone, un assassino condannato per omicidio colposo, sia potuto entrare nella scuola dalla porta principale, per salire in cattedra ad insegnare.

Il Ministro per l’Istruzione, Stefania Giannini commenta l’assunzione di Giovanni Scattone dicendo: “sarei tranquilla se mia figlia fosse nella scuola dove insegna il professor Scattone”.  Davvero? IO NO.

Sebbene credo nella riabilitazione, e non intendo giudicare l’uomo che ha scontato la sua pena, sono anche convinta che arrivare a metterlo in cattedra per insegnare, sia veramente troppo. Nonostante lui continui a professarsi innocente, tanto da “non sentire il dovere di chiedere perdono ai genitori di Marta Russo” la legge lo ha dichiarato colpevole, e su questo punto doveva basarsi il Ministero dell’Istruzione prima di abilitarlo e chiamarlo per svolgere delle supplenze. La MIA Buona scuola considera il periodo della formazione come il momento d’ingresso alla vita per i giovani, la mia buona scuola insegna, crea percorsi, disegna i confini della moralità, dell’onestà, del rispetto per la vita, dell’etica.

La mia buona scuola è un luogo di confronto, di aiuto, di crescita, di socializzazione, non solo di apprendimento.

Ma forse la Buona Scuola del Ministro dell’Istruzione è una scuola diversa: è una scuola in cui le eccellenze non contano più, non contano i valori, non conta la preparazione e l’equilibrio di chi vi opera, contano solo numeri e graduatorie. La buona scuola del Ministro Giannini è una scuola svalutata, superficiale, povera.

Ed oggi questa Buona scuola che il Ministero dell’Istruzione tenta di tirar su, sferra l’ennesimo colpo al cuore della mia buona scuola, che viene raggiunta da uno sparo in pieno volto: non è la scuola a rifiutare un insegnante assassino, ma è un assassino a non “essere sereno ad insegnare, perché subisce troppe critiche”.

La Buona Scuola è ora in debito con lui, lo sono i genitori di quelli che dovevano essere i suoi alunni: un’altra vergogna per chi si chiama Italiano.

Category: Cultura

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