XYLELLA: IL RAGGIRO PORTA LA FIRMA DELLO STATO

| 5 ottobre 2015 | 4 Comments

di Eleonora Ciminiello______
Come un toro che punta il bersaglio e procede a testa bassa, così gli agenti della Guardia Forestale in questi giorni stanno attuando il Piano Silletti bis: piovono notifiche nei comuni del leccese e del brindisino, ma soprattutto a Torchiarolo e Trepuzzi. Sono questi i due centri più colpiti dal presunto batterio: un batterio che tutti dichiarano colpevole, ma al quale nessuno ha ancora pensato di fare un regolare processo.

I proprietari terrieri sono spaventati, indignati e allibiti: se entro dieci giorni le piante ritenute infette non saranno estirpate, scatterà una sanzione e l’estirpazione sarà effettuata dagli operatori ARIF.

Un piano assolutamente ben congegnato nella mente di coloro che vogliono vedere il Salento trasformarsi in terra deserta, un piano che in alcuni casi sfiora il ricatto, perché non si limita a notificare, ma IMPONE l’accettazione pura e semplice da parte dei proprietari, senza necessità di comprendere cosa sarà del futuro della propria terra e dei propri beni.

E’ quello che è successo ad Antonio Longo, comproprietario assieme al figlio 24enne Andrea, di una piccola azienda agricola di Torchiarolo, il quale è stato convocato nell’aula del comando dei vigili urbani del proprio paese per ricevere la notifica. “DEVI FIRMARE, DEVI FIRMARE E BASTA!”.

Da quando mi chiedo in uno stato libero, in uno stato di diritto, in uno stato democratico un uomo libero non ha possibilità di comprendere cosa gli si chiede di sottoscrivere? Da quando non è lecito dissentire? Da quando l’unica possibilità che resta è abbassare la testa e senza pensare, eseguire gli ordini?

Ancor più grave è l’omissione delle informazioni: alla consegna dell’atto di eradicazione, un uomo, Francesco Castrignano, è stato raggiunto nella propria casa da tre agenti della Guardia Forestale i quali hanno notificato al proprietario l’eradicazione di un solo albero. Gli è stato detto che avrebbe dovuto tagliare un solo ulivo, ma non gli è stato detto quale. Se l’omissione fosse solo questa, potrebbe anche passare inosservata, ma pur di ottenere la firma, gli agenti hanno omesso che ad essere tagliate sarebbero state tutte le piante, anche quelle sane, nel raggio di 100 metri da quella infetta: praticamente il VUOTO, IL DESERTO.

All’imposizione, all’omissione, segue il raggiro. La cantante di musica popolare, Enza Pagliara, accompagnata da sua cognata, ha portato la testimonianza di ciò che è successo alla madre, un’anziana signora di 82 anni, sorda e ipovedente: in sei hanno proceduto a notificare un atto alla donna, sola in casa, la quale non riuscendo a comprendere cosa stesse succedendo, è dovuta ricorrere all’aiuto di una vicina. La signora ha firmato l’atto, il quale non interessava solo la sua proprietà ma anche quella di due familiari assenti.

Se lo Stato pensava che trasformarsi in toro poteva bastare a mettere a tacere la rabbia, il dolore, lo sdegno dei salentini ha fatto male i suoi conti: i cittadini uniti ed in piazza, hanno deciso di difendere la propria terra, il proprio lavoro, la propria salute e il futuro delle generazioni che verranno. Perché gli ulivi in Salento, sono questo.

Distruggere gli ulivi e dopo il loro abbattimento avvelenare la terra con pesticidi significa condannare a morte tutti gli abitanti della penisola salentina.

Eppure al commissario Giuseppe Silletti, al ministro Maurizio Martina è stata offerta una via alternativa: il batteriologo e ricercatore Marco Scortichini ha voluto condividere i risultati ottenuti dalla sua sperimentazione, seppur breve, sugli ulivi, mostrando come le soluzioni esistono. Ma la salvezza sembra non interessare né al commissario né al ministro.

Sono ancora una volta liberi cittadini, professionisti attivi ad intervenire: Tina Minerva di Spazi Popolari con l’avvocato Giovanni d’Elia e il giornalista e sociologo nonché presidente del CSV Salento e responsabile provinciale Ambiente e salute del Terzo Settore, Luigi Russo, stanno impiegando risorse e forze per far sì che i cittadini possano contrastare i tagli attraverso legittimi ricorsi, perché, come ha sostenuto il dott. Russo “Non si può dire di salvare gli ulivi distruggendoli… è da psichiatria”.

Che l’illegalità non faccia parte dei cittadini, i quali in queste ore stanno studiando la migliore via legittima per salvare la propria terra e il proprio futuro, è un dato di fatto, ma si può dire altrettanto dei tecnici della guardia forestale che in tarda mattinata erano oggi, 05 ottobre in agro di Trepuzzi a mani nude, a raccogliere e spezzettare rametti per produrre campioni da analizzare?

Ma le analisi non dovevano essere prodotte da tecnici dotati di guanti, a partire da campioni raccolti con forbici disinfettate ogni volta, e imbustati in maniera appropriata?

Come ieri, 4 ottobre è stato sottolineato, chiunque desideri salvare la propria terra e fare ricorso gratuitamente al TAR, può inviare una mail a: ilpopolodegliulivi@gmail.com allegando copia della notifica,

In chiusura di dibattito l’avvocato Giovanni d’Elia, ha voluto ricordare le parole di Antigone: “quando una legge è ingiusta, non va rispettata, va violata”, non un consiglio e nemmeno un obbligo, ma il miglior modo per seguire i precetti della giustizia morale, che, a quanto pare, coincide sempre meno con la legge scritta.

 

 

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Category: Politica

Comments (4)

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  1. Bruno ha detto:

    Ma… dove sono le scie chimiche? E i Marò?

  2. Eleonora Ciminiello ha detto:

    Gentile sig. Bruno cosa intende dire? Sta per caso dubitando della parola dei proprietari e in tanti casi dei testimoni presenti alla consegna delle notifiche? Mi sembra poco rispettoso nei loro confronti e nei confronti dei salentini tutti che subiranno il deserto e l’avvelenamento della propria terra. Lei di dov’è? Non mangia? Non respira? Non vive?

  3. Fausto ha detto:

    Ad alcune persone non dovrebbe essere permesso poter andare su internet e scrivere coglionate a caso su articoli importanti , su uno dei pochissimi articoli che dicono le cose come stanno. Spero accadano a te queste cose. Qui c’è in gioco il futuro di una terra , di centinaia di migliaia di persone , in secoli mai si era vista un’aberrazione del genere qui , contro la nostra natura , che è la nostra ricchezza. Oltre che contro lo stato di merda , la regione di merda , i bastardi servi del potere e le multinazionali che sono peggio dei tumori , bisogna anche affrontare i coglioni che ti sbeffeggiano perchè cerchi in tutti i modi possibili di far valere le tue ragioni scrivendo articoli denuncia. Madonna lo schifo.

  4. lucio martina ha detto:

    Quello che voglio dire io ,e che non ce nulla di chiaro in questa storia maledetta penso al nostro territorio alle nostre radici io dico a tutti quelli che hanno a cuore il nostro Salento bisogna lottare titti insieme con tutte le nostre forze non c’è ne fotte un cazzo dell’Europa diciamo no all’abbattimento del nostro simbolo l’ulivo

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