LA STORIA / UN INVALIDO CIVILE CHIEDE AIUTO ALLE ISTITUZIONI: “Io, immigrato in patria, costretto a vivere con 280 ottanta euro di pensione che non mi bastano nemmno per pagare le bollette”

| 21 ottobre 2015 | 0 Comments

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Da Lecce, l’ avvocato Francesco Maria De Giorgi ci scrive______

Gentilissimo direttore,

si tratta di una missiva di protesta di un cittadino Italiano che scrive ai Servizi Sociali del Comune di residenza ed al Prefetto di Lecce lamentando di essere invalido e vivere con 280 euro al mese.

Lamenta di non essere aiutato da nessuno e polemizza sugli aiuti che, invece, lo Stato concede agli immigrati senza rendersi conto della situazione “da immigrati” di molti Italiani.

Le allego copia della lettera pregandola – ove lo ritenga – di utilizzare soltanto le iniziali dell’interessato.

Cordiali Saluti

Avv. Francesco Maria De Giorgi“______

(g.p.) Illustre avvocato, La ringrazio della segnalazione e qui di seguito riporto la lettera del cittadino in difficoltà, quale emblematica testimonianza di una situazione di disagio profondo che oramai attraversa più ceti sociali.

Non voglio fare classifiche della povertà e della disperazione.

Voglio solo riaffermare che uno Stato che fa sopravvivere i suoi invalidi con meno di trecento euro al mese, mentre elargisce pensioni di diverse migliaia di euro a un qualunque politico della casta, spesso per pochissimi anni, se non mesi, di “servizio” nelle istituzioni; uno Stato che non trova, non vuol trovare i soldi per aiutare chi è senza lavoro, specie i giovani del nostro Sud, mentre regala centinaia di milioni di euro ai partiti, alle loro fondazioni, ai loro giornali, ai loro rappresentanti a tutti i livelli del sottobosco; uno Stato – e potei continuare a lungo –  così, perde ogni credibilità e smarrisce le ragioni stesse del suo essere. Proviamo a fare qualcosa, ognuno di noi, per quel che può. Lei lo sta già facendo. Segua, stia vicino a questo cittadino in difficoltà, lo aiuti a trovare una qualche risposta concreta, da parte delle istituzioni cui si è rivolto, non come elemosina, ma come diritti sociali e solidali che gli spettano per la sua dignità di persona e di cittadino italiano. Grazie. ______

All’Ill.mo Sig. Prefetto di Lecce

Via XXV luglio

73100 LECCE

Spett.li Servizi Sociali

del Comune di Surbo

Via Giuseppe Codacci Pisanelli, 23

Surbo LE, 73010

Spett.le

CARITAS ITALIA

Via Aurelia, 796,

00165 Roma

Io sottoscritto (OMISSIS) nato a Surbo il (OMISSIS) ivi residente alla via (OMISSIS)

Premetto

  1. Sono un cittadino che vive in condizioni di disagio ed assoluta povertà;

  2. Il misero assegno di inabilità – per cui percepisco solo € 280,00 al mese – non mi permette assolutamente di sopravvivere;

  3. La sola bolletta della luce ammonta ad € 60,00 ed io sono costretto a non accendere nemmeno una lampadina per poter pagare sempre lo stesso importo e per paura che se la bolletta aumenta, io non sia più in grado di pagarla;

  4. Per non parlare, poi della bolletta dell’acqua, che, seppur con importi molto bassi, si cumula a quella della luce ed il sottoscritto è costretto a vivere con meno di 100 euro per tutto il mese: è impossibile! Solo 100 Euro con cui vestirsi, mangiare e passare i 30 – 31 giorni del mese;

  5. Sono un uomo di 50 anni che deve vestirsi (e quindi acquistare qualche capo di vestiario), lavarsi e mangiare; tutto questo non è possibile perché materialmente non si può fare!

  6. A ciò si aggiunga che sono inabile al lavoro nella misura dell’80%, riconosciuto dalla Commissione medica e, pertanto, non riesco a lavorare né ad arrangiarmi in alcun modo, causa proprio le cattive condizioni di salute in cui verso.

  7. Sento spesso parlare degli aiuti stanziati dalla Stato Italiano in favore dei cittadini extra-comunitari, del fatto che alloggino – a spese dello Stato Italiano e dei contribuenti – in Hotel a 5 stelle, con vitto e alloggio garantiti, luce, acqua e gas e riscaldamento pagato e penso che questo per loro è un paradiso e sono contento per loro ma li invidio. La riflessione nasce spontanea: “E’ vero, è giusto aiutare i cittadini immigrati extra – comunitari, MA è ALTRETTANTO GIUSTO CHE LO STATO E, come in questo caso, l’Istituzione COMUNE DI SURBO ed i Servizi Sociali, SI DIMENTICHINO DI UN CITTADINO ITALIANO CHE VERSA NELLA PIU’ ASSOLUTA INDIGENZA?”

  8. ciò che fa più male e’ pensare che questa assurda disparità di trattamento non è solo tra cittadini extracomunitari privilegiati ed italiani (maltrattati dalle istituzioni) ma, come mi è parso di capire, avendo a che fare col Comune di Surbo e con i Servizi Sociali dello stesso Comune, vi è disparità di trattamento anche fra cittadini poiché, da un lato, alcuni percepiscono gli aiuti e vengono considerati come cittadini di “serie A” – forse perché vicini al politico di riferimento ed altri che – come me – vengono trattati da cittadini di “serie B”;

  9. Ogni volta che mi rivolgo ai Servizi Sociali mi viene detto: “Che vuoi, ci sono gli altri prima di te…”. Eppure cerco solo un minimo di aiuto economico per poter sopravvivere. Ci sono sempre gli altri prima di me! C’è sempre qualcuno che sta prima : eppure qualche bolletta per cui chiedo aiuto è di importo molto basso, solo che spesso io non ho i soldi per pagarla! Purtroppo nelle condizioni in cui sono non riesco a vivere; in poche parole io non riesco a vivere così!

  10. Non voglio nemmeno ricordare che cosa è successo quando per 6-7 mesi mi hanno bloccato l’assegno di inabilità per rifare la visita (oggi è ogni tre anni) ed attendere la riliquidazione dell’assegno! Sono stato per sei – sette mesi senza un soldo in tasca, cercando di prendere tempo e rinviare qualsiasi pagamento.

  11. Nessun aiuto! Non avevo di che vivere! Ho anche chiesto l’affidamento di un qualche incarico provvisorio dal Comune, rivolgendomi ai servizi sociali, non so, qualche custodia o qualche incarico di 15 giorni per poter andare avanti, ma NULLA! Nessuno mi ha aiutato.

  12. Bisogna che le istituzioni, a questo punto, e soprattutto Servizi Sociali di Surbo (che a parere del sottoscritto sono assolutamente inefficienti ed incapaci di comprendere e venire incontro alle esigenze che, nella disperazione, i cittadini come me gli rivolgono!) si rendano conto della realtà!

  13. E’ necessario abbandonare ogni eventuale politica clientelare nell’elargizione di aiuti a cittadini e pensare a quelli che effettivamente vanno aiutati ed hanno bisogno di aiuto!

  14. Per questo motivo mi rivolgo anche e soprattutto all’Ill.mo Sig. Prefetto di Lecce, perché si dia atto di questa assurda situazione venutasi a verificare e perché, se possibile, le istituzioni si muovano per far fronte alla mia situazione ed a quella dei cittadini che si trovano nelle medesime condizioni.

Sottolineo soprattutto la situazione nazionale e la continua violazione della Par Condicio e del principio di uguaglianza laddove il POVERO CITTADINO ITALIANO è bistrattato per il solo fatto di essere ITALIANO e non riceve aiuti soltanto perché non è un extracomunitario!

Bisogna recarsi nelle mense delle Caritas italiana per vedere quanta povertà e disperazione c’è nella gente e negli occhi di coloro che vi si recano per poter avere un pasto caldo.

In tale situazione gli Italiani sono solo una sorta di “Immigrati IN PATRIA”- ma a differenza di altri immigrati, sono ignorati da tutti.

Io concludo esponendo e ribadendo a gran voce che sono un cittadino che ha bisogno di un aiuto economico per vivere e che tale aiuto gli viene categoricamente rifiutato di Servizi Sociali di Surbo e dal Comune.

Ribadisco il fatto di non riuscire a vivere e né a “sbarcare il lunario” con questi presupposti.

Chiedo pertanto un aiuto con l’intervento anche dell’ Ill.mo Sig. Prefetto di Lecce. Tanto esercitando l’unico potere che un cittadino Italiano povero ha: quello di esprimere le proprie opinioni e scrivere alle Istituzioni che lo rappresentano, per chiedere aiuto ed esporre tutto ciò che non va nel sistema di assistenza previsto per situazioni come la mia e come quella di tanti Italiani nelle mie condizioni.

Surbo 14.10.2015

(SEGUE LA FIRMA)

 

 

 

Category: Costume e società

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