SONO SOLO CINQUANTOTTO (SU OLTRE CINQUANTAMILA DEL TERRITORIO) LE IMPRESE SALENTINE CHE VORREBBERO OTTENERE I SUB APPALTI PER IL GASDOTTO DELLA TAP. ECCONE L’ ELENCO

| 27 febbraio 2016 | 0 Comments

(Rdl)______Giorni fa, Tap ha organizzato ad Acaya un incontro a porte chiuse con tutte le imprese che hanno richiesto di lavorare per la costruzione del gasdotto, in qualità di subappaltatori.

Chiariamo subito che i sottoscrittori dei contratti principali non sono assolutamente aziende del territorio. Parliamo, infatti, di Enereco da Pesaro, di Renco da Milano e di Streicher, una multinazionale tedesca con una sede italiana a Parma.

Quello che però sorprende sono invece le aziende salentine che hanno aderito, una sessantina circa.

Ricordiamo che contro il progetto Tap si sta battendo da quattro anni tutto il Salento, con quaranta comuni che hanno deliberato il “No a Tap”, la Provincia, la Regione Puglia e il Ministero dei Beni Culturali. Praticamente tutte le istituzioni interessate da vicino, tranne il governo Renzi che, ignorando la volontà della popolazione, ha imposto quest’opera.

Da tener presente anche la proposta del neo eletto presidente della Puglia, Michele Emiliano, di spostare l’approdo a Brindisi e finalmente avviare la decarbonizzazione di Cerano.

Tap, ben consapevole del forte dissenso della popolazione al suo progetto, da tempo cerca di comprare il consenso in qualche modo, secondo gli schemi classici “dell’invasore”: pagare lautamente un singolo, e farlo sapere in giro, per illudere velatamente la gente di poter pagare tanto e tutti. Tuttavia, la stragrande maggioranza della gente del Salento ha rifiutato qualsiasi somma di denaro da chi vorrebbe aiutarti oggi, per essere accettato a farti del male domani.

Ricordiamo, infatti, durante l’estate 2014, il boicottaggio di tantissimi artisti agli organizzatori di feste (solo due su più di cento, a dire il vero) che avevano accettato la sponsorizzazione di Tap, il che ha portato i promotori di una nota festa salentina a doverci rinunciare, in quanto altrimenti sarebbe saltato l’evento. Questa dimostrazione di compattezza del popolo salentino ha costretto la multinazionale svizzera, nell’ultima stagione estiva, a non provarci nemmeno a fare sponsorizzazioni!

Adesso però Tap ci riprova.

Questa volta non più con i comitati feste, ma con le imprese artigiane locali. Come ad esempio costruttori, imprese di scavi, impiantisti e anche strutture alberghiere che si troverebbero nell’assurdità di dover rinunciare ai turisti che vengono nel Salento, per fare posto a chi vorrebbe venire qui a comprometterlo.

Anche in questo caso, lo schema è lo stesso. Comprare i pochi con una trattiva oscura, dando però l’illusione di portare tanto a tutti!

Per questi motivi, forti della compattezza che ha dimostrato la gente del Salento in occasioni simili, pensiamo che rendere pubblici i nomi delle imprese che hanno chiesto di voler lavorare per Tap abbia valore di servizio pubblico.

Qui, infatti, non si tratta di boicottare queste imprese, né di innescare una caccia alle streghe. Pensiamo infatti che l’imprese siano la spina dorsale dell’economia produttiva che permette a questo territorio di crescere.

La speranza è un’ altra: che la pressione sociale porti le imprese a rinunciare a partecipare ad un progetto non condiviso con la popolazione del territorio in cui operano.

Infatti, vorremmo che fosse del tutto scongiurato il rischio di tensioni sociali tra queste imprese che vorrebbero partecipare ai lavori, e la popolazione che abita il territorio insieme alla stragrande maggioranza delle imprese che invece subirebbero un danno, diretto e indiretto.

A colpo d’occhio, si capisce subito che l’opposizione a Tap trova conferma anche nel mondo delle imprese. Infatti sono soltanto 58 su oltre 50mila, le aziende che proposto la loro candidatura, lo 0,001%!

A Melendugno, ad esempio, il territorio principale in cui Tap vorrebbe realizzare il progetto, avrebbero partecipato all’incontro ad Acaya soltanto otto aziende su circa 900 aziende attive, lo 0,01%!!!

Se consideriamo poi che il settore turistico, l’agricoltura e il suo indotto che comprende commercio, costruzioni e studi tecnici, a Melendugno produce 1.540 posti di lavoro, ovvero 80% della forza lavoro totale, si comprende subito l’entità del danno ambientale, d’immagine ed economico che uno scellerato progetto possa provocare.

Pensiamo che preservare l’ambiente e la sua bellezza dalle mani lunghe della speculazione debba essere un dovere di ogni individuo, in quanto rappresenta la più importante fonte di ricchezza e d’orgoglio, ma soprattutto la più importante eredità che possiamo lasciare alle nostre generazioni future.

 

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Category: Cronaca

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