LA CULTURA RITORNA NELLE STRADE E NELLE PIAZZE

| 2 marzo 2016 | 2 Comments

di Annibale Gagliani______

“Gli uomini colti sono superiori agli incolti alla stessa misura con cui i vivi sono superiori ai morti…”.

Parole di uno dei padri fondatori della ragione umana, scudiero pacifico che aprì le porte dell’alfabettizzazione tra le Agorà ferventi delle polis elleniche: Aristotele.

Capita che nell’inverno austero che stiamo vivendo, un gruppo di lucide menti della Lecce pensante e ricercatrice lanci una fune verso l’epoca classica dei Platone e dei Socrate. L’obiettivo è quello di afferrare il sapere e consegnarlo solidalmente alla gente comune, portando l’insegnamento per le strade.

Perché il sapere deve essere solo ancorato in atenei o riservato a moti isterici di una tastiera?

I protagonisti dell’iniziativa, manco a dirlo, sono i componenti dell’associazione Lecce Bene Comune, gente che partendo dal proprio orto si mette in discussione per i boulevard di una società frammentaria.

Il punto d’arrivo reale non può che essere quello di far risplendere la Lecce ideologica attraverso una mano fresca di cultura cooperativa.

Demos, l’atmosfera delle case popolari degli anni Settanta rivivono nell’ associazione capitanata dal professor Stefano Cristante (nella foto), Sociologo dell’Università del Salento.

È lui il padrone di casa, che  ieri ha avviato un percorso intellettuale suggestivo. Gli studenti della facoltà di Scienze della Comunicazione accompagnavano nel tardo pomeriggio i numerosi ascoltatori verso la Libreria Adriatica, dove l’economista Guglielmo Forges Davanzati ha tenuto una lezione sulle dinamiche della struttura economica italiana con termini accessibili a tutti.

Successivamente il pubblico interessato è stato traghettato verso le Officine Ergot, precisamente in un’aula rustica che abbracciava i discorsi piacevoli di Fabio De Nardis. Assieme a lui si è indagato nei micro-universi della Sociologia Politica e di una malattia benigna chiamata Populismo.

In prima serata la chiusura del sentiero culturale si è completata nella calorosa saletta dell’Arci Zei. Qui ha avuto l’ onere della chiosa il sociologo economico e del diritto Angelo Salento, che ha trattato delle disuguaglianze sociali.

Si richiedeva la partecipazione, e c’è stata. Si auspicavano discorsi accessibili a tutti, e ci sono stati.

È meraviglioso vedere come il sapere sia più dolce da gustare se lo si fa in compagnia, attraversando fianco a fianco le strade di una città che si auspica sempre più nuova.

Category: Costume e società, Politica

Comments (2)

Trackback URL | Comments RSS Feed

  1. Rita ha detto:

    Quando sento parlare di cultura la mano corre alla pistola. Così soleva dire un vecchio militare tedesco alla fine dell’ottocento, consapevole che la cultura è uno strumento dietro il quale si possono celare anche inconfessabili interessi.
    Ci sono stati posti in cui intere popolazioni venivano acculturate, imprigionate e quando dissentivano dalla cultura dominante, massacrati.
    Basterebbe ricordare che in Cina ai tempi di Mao, decine di milioni di persone dovettero sottomettersi alla nuova cultura, quella maoista, le cui perle di saggezza erano racchiuse nel Libro Rosso, detto dal dittatore comunista,
    e abiurare la saggezza e la millenaria cultura tradizionale cinese.

  2. tonino ha detto:

    Ai tempi di Aristotele c’erano i vivi e i morti, i colti e gli incolti, oggi esiste una terza categoria, gli zombi, che sembrano vivi ma sono morti, come la cultura di cui sono portatori.
    Mi hanno colpito le frasi lette stamattina che qui sotto vi riporto, e che denunciano alcuni atteggiamenti “culturali” che spesso partono proprio dall’Università e da certi professori che sarebbe interessante comprendere come, e grazie a chi, sono giunti ad insegnare nelle nostre università, nelle quali, come è risaputo, senza l’appoggio di un barone o di un partito difficilmente si accede.

    Sono nato bianco, il che fa di me un razzista.
    Non voto a sinistra, il che fa di me un fascista.
    Sono eterosessuale, il che fa di me un omofobo.
    Non sono sindacalizzato, il che fa di me un traditore della classe operaia e un alleato del padronato.
    Sono di religione cristiana, il che fa di me un cane infedele.
    Ho più di sessant’anni e sono in pensione, il che fa di me un vecchio rimbambito.
    Rifletto, senza prendere per buono tutto ciò che mi dice la stampa, il che fa di me un reazionario.
    Tengo alla mia identità e alla mia cultura, il che fa di me uno xenofobo.
    Vorrei vivere in sicurezza e vedere i delinquenti in galera, il che fa di me un agente della Gestapo.
    Penso che ognuno debba essere ricompensato secondo i suoi meriti, il che fa di me un antisociale.
    Ritengo che la difesa di un Paese sia compito di tutti i cittadini, il che fa di me un militarista.
    Amo l’impegno e lo sforzo di superare se stessi, il che fa di me un ritardato sociale.

    Pertanto ringrazio tutti i miei amici, che hanno ancora il coraggio di frequentarmi, nonostante tutti questi difetti.

Lascia un commento