ANDANDO A SPULCIARE FRA GLI EUROPARLAMENTARI ITALIANI DEL PD CHE HANNO VOTATO A FAVORE DELL’ OLIO TUNISINO / GIANNI PITTELLA, UNA STORIA ITALIANA

| 11 marzo 2016 | 0 Comments

(g.p.)______Vecchie conoscenze, parcheggiate adesso in tutto il loro ingombro fra Strasburgo e Bruxelles, come l’ex sindacalista Sergio Cofferati, l’ ex ministro Cecile Kyenge e l’ ex presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso. Sono gli europarlamentari italiani del Pd che hanno votato a favore dell’ olio tunisino.

Non sorprendono più di tanto; forse, al riguardo, è più vistoso il voto di astensione, il primo, e direttamente a favore, la seconda, dei due europarlamentari italiani eletti con la lista “L’Altra Europa per Tsipras”, Curzio Maltese e Barbara Spinelli.

Ma uno, uno degli europarlamentari italiani del Pd che hanno votato a favore dell’ olio tunisino, sorprende, e sorprende doppiamente.

Si tratta di Gianni Pittella, uomo della famiglia che da generazioni detiene un potere consolidato e ramificato nella sua regione, signore delle tessere e dei voti del Partito Democratico in Basilicata.

Fratello di Marcello, l’ attuale presidente della Regione Basilicata, quello che dice di battersi contro le trivelle e a favore del Sud.

Ecco, la prima sorpresa, che non è necessario spiegare: un uomo del Mezzogiorno,  che vota a favore dell’ olio tunisino.

Sul suo diario pubblico, di questo suo voto, ovviamente, non fa menzione; parla di questioni turche, e altre storie.

Ma sotto l’ ultimo suo post, dedicato al trattato di Schengen, qualcuno ha commentato di brutto, come Giovanni Ciasullo: “CI SPIEGA PERCHÉ HA VOTATO SI ALL’IMPORTAZIONE DI OLIO TUNISINO SENZA DAZIO MENTRE LE NOSTRE AZIENDE SONO GIÀ IN DIFFICOLTÀ ?? A NOI INTERESSA L’ ITALIA!”; come Fabio Massaro: “dopo aver distrutto i coltivatori di agrumi, col voto di ieri avete distrutto anche i produttori nostrani di olio extravergine d’oliva.. COMPLIMENTI!!!”; o come Maurizio Salvaggio: “PERCHE’ NON DICE CHE HA VOTATO A FAVORE DELL’INVASIONE DELL’OLIO TUNISINO??? LEI CON I SUOI COLLEGHI , HA SVENDUTO E TRADITO LA PATRIA. SI VERGOGNI!

Ma le sorprese non finiscono qui.

Ce n’è un altra.

Gianni Pittella sta nel parlamento europeo da quattro legislature, ininterrottamente dal 1999.

Alla faccia del rinnovamento e delle presunte rottamazioni renziane.

Ma come è possibile?

Egli inizia la sua ascesa al potere nel 1979 come consigliere comunale a Lauria, un piccolo paese a cavallo tra Basilicata e Calabria. Lì viveva col padre, il potente e amato don Mimì, dal 1972 e fino al 1983 senatore del Psi. Nel 1980, Gianni, a soli 22 anni, diventa assessore regionale del Psi lucano. Nel 1996 viene eletto deputato al parlamento italiano nell’Ulivo. Nel 1999 approda per la prima volta al Parlamento europeo.

Nel corso degli anni e fino ad oggi, unico caso in Italia, Pittella, come per incanto, evita qualsiasi ostacolo che si frappone tra lui e la sua ascesa. Nel 1983 glissa senza problemi la grave vicenda del padre senatore che era stato arrestato e poi condannato a dodici anni di carcere per associazione sovversiva e banda armata. Poi, supera brillantemente tutti i molteplici travagli della prima e della seconda Repubblica.

Nell’ordine: evita lo scandalo Tangentopoli che aveva distrutto il Psi, di cui faceva parte, e Craxi; osserva la deriva graduale di tutti i suoi ex potentissimi amici socialisti dell’epoca; assiste alla caduta di Occhetto, D’Alema, Prodi, Veltroni, Di Pietro, Bossi, Berlusconi, Fini, Casini, Letta, Bersani, vedrà probabilmente il flop di Renzi e sopravviverà  pure alla sua caduta.

Poi, già si fa largo fra le fila del Pd suo figlio, Domenico, messosi in luce, per ora, negli apparati interni: “Voglio contribuire a un congresso che possa essere un confronto schietto e vero. Per un partito democratico aperto, inclusivo e coraggioso”.

Ecco, anche di queste storie italiane, di famiglie italiane, di apparati italiani di potere, è fatto il Pd.

Adesso è ancora là. Pure suo fratello.

Chissà cosa si saranno detti nell’ occasione, da Strasburgo a Potenza.

Chissà che cosa di tutto questo avrebbero scritto Edward Banfield, che certo avrebbe aggiornato la sua teoria sul familismo amorale, elaborata proprio in Basilicata; oppure Carlo Levi, di questo ricco cristo della politica che non si è fermato a Lauria; oppure Ernesto De Martino, con i suoi studi antropologici, di questa Lucania che non cambia mai, e che col Pd peggiora, come neanche ai tempi di Emilio Colombo e del potere democristiano.

Peggiora perché il messaggio che arriva è chiaro: non ce la puoi fare, se non hai l’appoggio di una famiglia del Pd. Non hai possibilità di esprimerti, se non entri organicamente in uno dei suoi potentati.

Studiare, portare a termine l’Università, tornare nella tua terra natale, tutto inutile. O entri nei clan del Pd, o sei fuori.

Sacrifici, qualità, intuizioni, motivazioni di un giovane, restano subordinate a ciò che decide il Partito – Regione e le sue combriccole territoriali più o meno potenti e più o meno organiche ai Potenti.

 

Category: Politica

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