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EMISSIONI NOCIVE, FANGHI TOSSICI, IDROCARBURI. IN UN’ INTERVISTA ESCLUSIVA A leccecronaca.it, PIERNICOLA PEDICINI FA IL PUNTO DELLA DRAMMATICA SITUAZIONE IN BASILICATA: “Renzi lavora per le lobby, non per i cittadini. Le estrazioni petrolifere non garantiscono sviluppo, ma provocano povertà, danni inestimabili e morte”

| 9 aprile 2016 | 0 Comments

di Emanuele Lezzi______

Bruxelles. Lo abbiamo scelto quale interlocutore privilegiato, per capire qualcosa in più, di quello che è successo, di quello che sta succedendo, di quello che succederà, sul fronte delle estrazioni petrolifere in Val d’ Agri. E lasciamo stare nell’occasione gli aspetti propriamente politici ed economici, nell’occasione ci interessano le ripercussioni ambientali, visto che l’ambiente, il territorio, sono i beni comuni più cari, da difendere e conservare per le generazioni future. Piernicola Pedicini, 47 anni, fisico medico, esperto di questioni ambientali, in servizio fino a due anni fa all’ ospedale oncologico regionale della Basilicata di Rionero in Vulture, prima di diventare europarlamentare per il M5S.

Proprio dal Parlamento europeo l’onorevole ha risposto telefonicamente alle domande di leccecronaca.it: 

D.) PEDICINI, LEI HA PARLATO POCHI GIORNI FA DI QUATTROCENTO SITI INQUINATI DALLE ATTIVITÀ ESTRATTIVE IN BASILICATA. E’ UN’ACCUSA MOLTO GRAVE. CI PUÒ DIRE DOVE SONO I PRINCIPALI DI QUESTI? CI FACCIA QUALCHE ESEMPIO, E CI DICA COME E PERCHÉ SAREBBERO INQUINATI

R.) La mia non è un’accusa, è un fatto. Dei circa quattrocento siti inquinati dalle attività estrattive dà conto una relazione stilata dalla Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti nell’anno 2000. Un’ulteriore conferma è poi arrivata nel 2009, a seguito di un’altra Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti in Basilicata.

Si tratta di vecchi pozzi di prospezione petrolifera realizzati nel corso dei decenni in varie aree della Basilicata e poi abbandonati. In alcuni di essi, le forze dell’ordine hanno accertato la presenza di rifiuti nocivi smaltiti illecitamente.

Molte di queste situazioni di inquinamento sono state sapientemente rimosse e nascoste sotto un tappeto di silenzio e omertà.

A Corleto Perticara, il comune dove c’è l’impianto di Tempa rossa in costruzione della Total, ci sono migliaia di metri cubi di fanghi tossici stoccati in contrada Serra Diavolo, ma anche numerosi siti inquinati di cui negli anni si è persa traccia e memoria.

Il pozzo “Tempa Rossa 2”, è stato trivellato a scopo esplorativo nel 1991, rispetto a questo pozzo, l’Eni, alcuni anni fa, chiese alla Regione Basilicata di attivare le procedure per gli interventi di messa in sicurezza d’emergenza, di bonifica e di ripristino ambientale. Ma questo è solo un esempio. Casi simili sono presenti in tutta la regione.

A confermare che l’inquinamento denunciato nel Duemila – e probabilmente prodottosi all’inizio degli anni Novanta – fosse tutt’altro che presunto, è la “Relazione tecnica integrativa scavi di decontaminazione” del piazzale “Tempa rossa 2”, prodotta da Total il 3 aprile del 2013, nella quale si legge di interventi di messa in sicurezza effettuati dopo aver riscontrato il superamento “del parametro idrocarburi pesanti in alcuni campioni di terreno della matrice suolo profondo prelevati nel corso delle indagini di caratterizzazione. Per tale ragione – sosteneva Total – si propone di redigere un’Analisi di rischio sito specifica per procedere a una valutazione quantitativa dei rischi per la salute umana connessi alla presenza di inquinanti nelle matrici ambientali”.

D.) LEI HA LANCIATO UN VERO E PROPRIO ALLARME. HA DICHIARATO CHE “SONO STATI INQUINATI I BACINI IDRICI, TRA CUI QUELLO DEL PERTUSILLO CHE PORTA L’ACQUA NELLE CASE DI MILIONI DI PUGLIESI E LUCANI”… INSOMMA, L’ACQUA CHE ARRIVA ANCHE QUI NEL SALENTO. SU QUALI EVIDENZE, O RISCONTRI, HA FATTO QUESTE ACCUSE?

R.) Sullo stato delle acque dell’invaso del Pertusillo ci sono varie analisi e dati. Alcuni di soggetti privati e accademici e delle associazioni ambientaliste, altri dell’Arpa della Basilicata.

I primi, da vari anni, denunciano che le acque del bacino sono inquinate a causa della presenza di sostanze tossiche collegabili alle estrazioni petrolifere. L’Arpa lucana, invece, ha sempre tranquillizzato i cittadini sostenendo che i valori riscontrati sono al di sotto delle soglie di allarme previste dalle norme vigenti.

La professoressa Albina Colella, geologa e sedimentologa dell’Università degli Studi della Basilicata, tempo fa, rese noto che su undici campioni di sedimenti acquisiti nel Pertusillo, ben sette avevano presenza di idrocarburi superiori al limite di riferimento.

La preoccupazione, però, viene anche dai cittadini che segnalano come nell’invaso è presente schiuma in superficie e spesso ci sono inspiegabili morie di pesci. Altri studi, che attestano il grave inquinamento del Pertusillo arrivano dalla California State University e dal professor Franco Ortolani docente universitario alla Federico II di Napoli.

Io, come eurodeputato, un anno fa, sono riuscito ad ottenere che la Commissione europea aprisse un’indagine per spingere le autorità italiane a fare chiarezza. Purtroppo l’Ue non si è ancora espressa. Questo ritardo è molto grave e spero che dopo le inchieste aperte dalla magistratura Bruxelles si esprima rapidamente.

Va rilevato che anche il Consiglio regionale della Puglia, il 15 marzo scorso, ha approvato all’unanimità una mozione che impegna il governatore Emiliano ad “avviare ogni utile iniziativa, per accertare e verificare, anche attraverso controlli dell’Arpa Puglia, se la diga del Pertusillo costituisca o meno un invaso fonte di elementi tossici e nocivi per la salute delle famiglie pugliesi che utilizzano quell’acqua”.

D.) COME È NOTO DA FONTI GIUDIZIARIE RIPRESE DAI MASS MEDIA, NON TUTTI, MA IN MANIERA ATTENDIBILE, UN FILONE DELL’INCHIESTA DEI MAGISTRATI DI POTENZA RIGUARDA L’IPOTESI DI REATO DI DISASTRO AMBIENTALE, IN PARTICOLARE SULLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI DELLO STABILIMENTO DI VIGGIANO. CHE COSA CI PUÒ DIRE IN MERITO?

R.) Sì, un filone dell’inchiesta è dedicato completamente al traffico di smaltimento illecito di rifiuti petroliferi e all’ipotesi di disastro ambientale, con relativo danni alla salute dei cittadini per lo “sforamento” dei limiti delle emissioni in atmosfera del Centro oli Eni in Val d’Agri.

Per quest’indagine sono agli arresti domiciliari cinque dipendenti Eni e altre tentacinque persone sono indagate (tra questi alcuni ex dirigenti dell’Arpa lucana). I dirigenti dell’impianto Eni coinvolti, si legge nelle ordinanze, “erano consapevoli dei problemi emissivi” del Centro, ma “cercavano di ridurre il numero di comunicazioni sugli sforamenti invece di incidere direttamente sulla causa del malfunzionamento o dell’evento” allo scopo di “non allarmare gli enti di controllo”. E ancora: i vertici dell’impianto Eni “qualificavano in maniera del tutto arbitraria e illecita” rifiuti pericolosi – come “non pericolosi”, utilizzando quindi un “trattamento non adeguato” degli stessi scarti, e “notevolmente più economico”. Anche su questo, parlano i fatti riscontrati dalla magistratura, io aggiungo solo un passaggio di un emblematico commento del Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti: “Dispiace rilevare che per risparmiare denaro ci si riduca ad avvelenare un territorio con meccanismi truffaldini”.

D.) PARE – SEMPRE DALLE STESSE FONTI – CHE I CARABINIERI DEL NUCLEO OPERATIVO ECOLOGICO ABBIANO ACQUISITO LE CARTELLE CLINICHE DEGLI OSPEDALI LUCANI. LE RISULTA? NELLA SUA ATTIVITÀ PROFESSIONALE PRECEDENTE ALL’ ESPERIENZA POLITICA, LEI HA POTUTO RISCONTRARE UNA CONSEQUENZIALITÀ FRA INQUINAMENTO E MAGGIORE INCIDENZA DELLE PATOLOGIE TUMORALI?

R.) Evitando le strumentalizzazioni, vanno esaminati con precisione i dati relativi al drammatico incremento dei tumori e di altre malattie che, in particolare negli ultimi anni, stanno colpendo la salute dei lucani.

Da anni, in qualità di fisico medico che lavorava al Crob, il principale ospedale oncologico della Basilicata, ho fatto denunce rispetto ai danni provocati dall’inquinamento provocato dagli impianti petroliferi e dallo smaltimento dei rifiuti.

Ad oggi ci sono tre aspetti da tenere presente:

1- La procura Antimafia di Potenza, ha chiesto ai carabinieri del Noe di acquisire le cartelle cliniche di migliaia di pazienti lucani colpiti da patologie tumorali. E’ una scelta che, probabilmente, mira ad accertare qual è la reale situazione a prescindere dei dati ufficiali e ufficiosi già disponibili.

2- Il Registro dei tumori della Basilicata, istituito presso l’Istituto oncologico Crob e aggiornato fino al 2012, certifica che l’incidenza delle patologie tumorali sarebbero in linea con i dati nazionali e non sarebbero in aumento tra i lucani.

3- L’associazione “Medici per l’ambiente” e alcuni dati Istat presentano, invece, informazioni allarmanti rispetto alla salute dei lucani che risiedono nelle aree dove si effettuano le trivellazioni di idrocarburi. I dati diffusi dicono che tra il 2011 e il 2014 il tasso di mortalità in Basilicata è cresciuto del 2%, nello stesso periodo a Corleto Perticara (meno di 3mila abitanti e a due passi da Tempa Rossa e dal Centro Eni di Viggiano) è aumentato del 23%. Secondo l’Istat, fra il 2006 e il 2013 il tasso di mortalità per malattie dell’apparato respiratorio è salito del 14% a livello nazionale e del 29% in Basilicata.

E nel 2014, sempre in provincia di Potenza il tasso di mortalità per patologie respiratorie è più alto (8,63 per 10mila abitanti) rispetto al regionale (7,9), a sua volta maggiore rispetto al nazionale (6,9). Nella provincia di Potenza il tasso di ospedalizzazione per tumore maligno nei maschi tra 0 a 14 anni è cresciuto del 48% fra il 2011 e il 2014.

D.) IL CAPO DEL GOVERNO MATTEO RENZI HA RIVENDICATO A SÉ E AL SUO ESECUTIVO IL MERITO DI AVER VOLUTO, FAVORITO E SBLOCCATO LE ATTIVITÀ PETROLIFERE IN BASILICATA, “DI INTERESSE STRATEGICO NAZIONALE”. SERVONO A SODDISFARE IL NOSTRO FABBISOGNO ENERGETICO, HA DETTO. LEI HA QUALCOSA DA OBIETTARE?

R.) Questo atteggiamento spavaldo di Renzi mette in luce che lui lavora per le lobby e non per i cittadini. Per questo il M5s ha chiesto le dimissioni immediate di tutto il governo. Quello che dice Renzi è solo propaganda gratuita che offende l’intelligenza dei cittadini.

Le estrazioni petrolifere in Basilicata, non solo non garantiscono sviluppo e posti di lavoro, ma provocano ulteriore povertà e danni inestimabili all’ambiente e alla salute dei cittadini.

Dopo venti anni di attività petrolifere, la Basilicata è rimasta la regione più povera d’Italia e in più negli ultimi dieci anni ha perso circa 50mila giovani e cittadini che sono emigrati.

Inoltre, la Val d’Agri è stata devastata dal petrolio perché sono state chiuse migliaia di piccole imprese agricole ed è stata bloccata qualsiasi possibilità di sviluppo turistico rurale. Ma non è finita, come spiegavo prima, è stato distrutto l’ambiente, sono stati inquinati i bacini idrici e sono aumentati i problemi legati alla salute dei cittadini perché cresciute le patologie tumorali.

Quindi i posti di lavoro e lo sviluppo per il Sud di cui parla Renzi sono solo ipotesi e illusioni. Se si calcolano i posti di lavoro persi in agricoltura e nel turismo e si confrontano con quelli garantiti dal petrolio, la Basilicata ha subìto dei danni enormi.

La verità è che lo sviluppo di cui parla Renzi riguarda gli affari dei suoi amici e familiari, quelli delle lobby economiche e delle clientele elettorali.

Per lo sviluppo del Sud si potrebbe fare molto di più e con un vero incremento di posti di lavoro, investendo nelle fonti rinnovabili e non in quelle fossili che inquinano. Se questo non viene fatto è perché il governo non ha una strategia e mira solo a tutelare gli accordi miliardari stipulati con le multinazionali del petrolio. Non lo dico io, lo dice la Procura Antimafia.

 

 

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Category: Costume e società, Cronaca, Politica

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