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UNA POLITICA PER LA BELLEZZA / A TAVIANO, LA SERATA SUGLI ASPETTI URBANISTICI E TERRITORIALI SALENTINI CON CRISTIAN CASILI E DONATELLA DENTONI

| 9 aprile 2016 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo______

A Taviano, ieri sera, un incontro organizzato dal locale meetup del M5S, per parlare di pianificazione urbanistica e territoriale.

Sono sempre belle queste serate: danno il piacere di nuove acquisizioni, a volte lasciano ricordi precisi, che poi magari ritornano in mente, a distanza di tempo, nelle occasioni più inaspettate, di contenuti, di significati rielaborati e fatti propri.

Invitato dagli organizzatori a moderare l’ incontro, quello che a me è piaciuto di più, ieri sera, di cui vi voglio ora, sia pur in sintesi estrema, raccontare, è stata la voglia di ‘politica’ buona che si respirava in sala, non soltanto fra gli attivisti del Movimento 5 Stelle, ma pure fra i tanti intervenuti, sull’ abbrivio del “padrone di casa” Danilo Mariani, e fra quelli che alla fine, in una specie di dibattito, protrattosi per molto, hanno preso la parola, per raccontare le proprie esperienze professionali e sociali, al di là delle appartenenze partitiche, o dei condizionamenti ideologici residuali.

Una boccata di ossigeno, insomma, nel clima politico avvelenato di questi ultimi giorni, nel nostro territorio, poi, avvelenato e inquinato da decenni.

Invitata da professionista a presentare le conclusioni di uno studio condotto recentemente nel paese, l’ architetto Donatella Dentoni, di Melendugno, con studio a Lecce, ha parlato di recupero dell’identità dei luoghi, nella ricerca di una nuova identità e di una nuova bellezza, partendo dall’ascolto dei cittadini, ma pure delle componenti fisiche, le abitazioni, le strade di campagna, le costruzioni.

Già, perché parlano le cose, esprimono la loro condizione, come i mattoni delle vie che percorriamo, fra l’ altro troppo con le auto, da dove però i sensi in queste direzioni sono attenuati, se non quasi del tutto negati.

Per il M5S, il consigliere regionale Cristian Casili ha parlato di democrazia partecipata, di partecipazione diretta dei cittadini alle decisioni, alla vita della loro comunità, attraverso l’ informazione, le condivisioni, gli interventi diretti.

Ha insistito sulla considerazione del fatto che il compito della politica sia quello di costruire non sugli intrecci di interessi, sulle commistioni pubblico/privato, bensì sulle esigenze dei cittadini.

Ha richiamato con forza il dovere di scongiurare il pericolo che i luoghi perdano la propria identità, che invece va preservata, ed esaltata, quale garanzia per il futuro.

Ha fatto l’ esempio – avrebbe potuto farne ben altri, più eclatanti, avrebbe avuto solamente l’ imbarazzo della scelta, fra centri storici, Ilva, Cerano, val d’ Agri, e quant’altro – ha – poeticamente direi – fatto l’ esempio del massacro dei pini operato recentemente dall’amministrazione comunale di Campi Salentina sul vialone di ingresso in città.

Perché poi? Per poter spendere qualche centinaia di migliaia di euro di bandi e relativi appalti, col risultato che adesso gli uccelli non abitano più là, e il viale che tutti i salentini si erano abituati a vedere, cioè a vivere, passando di là, la strada che facevano due volte al giorno andando a scuola e tornando a casa Carmelo Bene e sua sorella Maria Luisa, non esiste più: al suo posto, ce n’è un altro, luogo, però un non luogo, uguale a quelli di migliaia di non luoghi simili diffusi in tutte le zone del modo.

La politica assolva dunque anche al compito di ascoltare i cittadini, e di saperli educare, anche perché l’ educazione, l’ auto educazione dei cittadini è la vera rivoluzione della politica, la buona politica, la politica partecipata.

Forse tanto il mondo non lo cambi, ma un mondo migliore è possibile, se cominci a cambiare te stesso, se saprai rendere possibile e concreto il miglioramento di te stesso. In una visione di Bellezza, sorridendo alla Bellezza, in armonia con tutta quanta la natura, dalla quale siamo stati generati, i cui territori attraversiamo, e alla quale ritorneremo.

Queste ultime due o tre cose, a dire la verità, le ho pensate io, tornando di notte a casa, pensando a cuori, cuoricini e al quorum.

Pensavo poi al prossimo convegno, della mia agenda di cronista, subito dopo il quorum del referendum del 17 aprile, al quale purtroppo non potrò partecipare – ma non è ancora detto… – il 20 aprile, a Milano.

Al teatro Filodrammatici, organizzata da Giuseppe Conte, Tomaso Kemeny e gli altri poeti mitomodernisti, con tante e qualificate adesioni, ci sarà una festa “di anarchia vitale, poesia, utopia”, che si intitola, sorrido, sì, si intitola proprio così: “Contro la pulsione di morte. Bellezza & mito, poetiche e politiche del desiderio”.

Sì, potere ai poeti, e ai politici che la politica la fanno nel desiderio di bellezza, poeticamente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Eventi, Politica

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