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DOPO TRIVELLOPOLI, AVREMO PRESTO TAPPOPOLI? “Preoccupanti opacità, se non addirittura inammissibili interessi di natura personale, stanno toccando in profondità la politica energetica condotta dall’attuale esecutivo a discapito della tutela della salute, dell’ambiente, delle economie locali”. L’ ONOREVOLE ANNALISA PANNARALE DI SEL SPARA A ZERO CONTRO RENZI PER IL GASDOTTO TAP

| 11 aprile 2016 | 0 Comments

(Rdl)______Un’ interrogazione parlamentare sul gasdotto. Seguita con un’ attenta lettura dal ‘Comitato No Tap’, e successivo allarmato commento. Vediamolo_______

La vicenda del gasdotto TAP ha tinte sempre più fosche.

Mentre in Albania Grecia e Turchia sono stati firmati, e resi pubblici, gli accordi commerciali che regolano il gasdotto, in Italia si è scelto di lasciare tutto al caso senza tutelarsi in caso di fallimento del progetto?

Dalle funzioni ispettive esercitate dai firmatari dell’interrogazione sembra che questi accordi non esistano, o comunque non sono pubblici.

Ma perché nascondere questi accordi necessari per tutelare “l’interesse strategico” dell’Italia?

Basta leggere gli accordi di Grecia, Albania e Turchia: questi accordi se firmati alla ceca, e in questo caso il sospetto è forte, sono FORTEMENTE limitativi della democrazia, superando addirittura l’ordine legislativo della nazione contraente.

Quindi da un lato garantiscono il Paese, ma dall’altro possono rivelarsi un contratto capestro!

Comitato NO TAP______

Ed ecco il testo completo dell’ interrogazione cui il comunicato del comitato fa riferimento______

Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-12795 presentato da PANNARALE Annalisa, SEL, venerdì 8 aprile 2016, seduta n. 604

per sapere

come sia possibile che l’Italia con riferimento al gasdotto transadriatico (TAP) non abbia sottoscritto alcun Host Government Agreement (HGA) e quali ne siano i motivi, alla luce della considerazione che sia la Grecia che l’Albania evidentemente lo hanno fatto, disciplinando la struttura in base alla quale il progetto viene realizzato e reso operativo nei loro territori anche con riferimento alla implementazione delle tecniche di sicurezza consentite;
quali iniziative di competenza si intendano assumere per assicurare la massima trasparenza e accesso agli atti che riguardino tutta l’evoluzione degli accordi assunti dall’Italia con riferimento al gasdotto transadriatico (TAP) e più in generale alla politica energetica del Paese.

PANNARALE, PALAZZOTTO, FAVA, RICCIATTI, FERRARA, DURANTI, FRATOIANNI, SANNICANDRO e SCOTTO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che:

con la legge 19 dicembre 2013, n. 153, il Parlamento ha autorizzato la ratifica dell’accordo per il gasdotto transadriatico (TAP) del 13 febbraio 2013 che attua un memorandum d’intesa siglato dall’Italia, la Grecia e l’Albania in data 27 settembre 2012 quale accordo preliminare sulla cooperazione allo sviluppo della realizzazione del progetto Trans Adriatic Pipeline – TAP;

l’oggetto dell’accordo è la creazione di un’infrastruttura per il trasporto del gas naturale dai giacimenti dell’area del Caspio (nella specie dal giacimento azero di Shah Deniz) verso l’Europa; il gasdotto attraversa la Grecia, l’Albania e raggiunge l’Italia, dopo un percorso di circa 870 chilometri, approdando in Puglia;

per la realizzazione del gasdotto si è dato luogo alla costituzione della società Trans Adriatic Pipeline AG, nella quale sono entrati diversi operatori già soci del consorzio Shah Deniz che gestisce direttamente lo sviluppo del giacimento di gas in Azerbaijan;

a sua volta, il gasdotto transadriatico (TAP) è stato concepito quale prosecuzione di fatto del Gasdotto transanatolico, la cui realizzazione è stata concordata nel dicembre 2012 dai governi dell’Azerbaijan e della Turchia;

una volta realizzato, il gasdotto transadriatico sarà lungo circa 800 chilometri dei quali 105 chilometri nel mare Adriatico, per un trasporto di circa 10 miliardi di metri cubi di gas ogni anno, raddoppiabili senza necessità di ulteriore posa di tubi;

rilevato che, alla luce di quanto sopra-esposto, per quanto risulta agli interroganti, con riferimento al gasdotto transadriatico (TAP), il Governo italiano sembrerebbe non aver sottoscritto alcun Host Government Agreement, (HGA), ma solo il citato accordo, ratificato con la citata legge n. 153 del 2013, mentre il Governo albanese ha firmato un Host Government Agreement (HGA) in data 13 aprile 2013 ed il Governo greco, a sua volta, un Host Government Agreement (HGA) in data 26 giugno 2013;

inoltre, i Governi dell’Azerbaigian e della Turchia risultano aver sottoscritto un Host Government Agreement (HGA) per il Trans-Anatolian gas pipeline (TANAP) il 26 giugno 2012, ma ciò non viene evidenziato dal sito di TAP e l’HGA tra Azerbaigian e Turchia risulta essere stato firmato contestualmente all’InterGovernmental Agreement, come si desume dalla lettura dello stesso accordo, ove è indicato che «l’HGA forma parte integrante ed è allegato all’InterGovernmental Agreement»;

le recenti inchieste giudiziarie che hanno interessato la presentazione dal parte del Governo dell’emendamento cosiddetto «Tempa Rossa», prima dichiarato inammissibile dalla Presidenza della commissione ambiente della Camera, in occasione dell’esame del cosiddetto «Decreto-Legge Sblocca Italia» e successivamente approvato dal Senato in occasione dell’esame della legge di stabilità 2015, evidenziano come preoccupanti opacità, se non addirittura inammissibili interessi di natura personale, stiano toccando in profondità la politica energetica condotta dall’attuale Esecutivo a discapito della tutela della salute, dell’ambiente, delle economie locali, del turismo e dell’agricoltura;

in precedenti atti di indirizzo e di sindacato ispettivo presentati dal gruppo parlamentare sinistra italiana-sinistra ecologia e libertà è stato evidenziato, non a caso, come fosse inaccettabile come opere private ad altissimo rischio di impatto ambientale, quali appunto Tempa Rossa, fossero addirittura disciplinate in modo meno rigoroso sotto il profilo dei controlli di un’opera pubblica, negandosi il ruolo delle regioni e senza che vi sia la benché minima previsione di compensazioni ambientali. L’importanza di sbloccare un’opera non impattante può ritenersi condivisibile se si tratta di un’opera pubblica e a determinate condizioni, ma con tutta evidenza non può valere la stessa cosa se si tratta di un’opera privata, come nel caso di Tempa Rossa e alla luce di quanto evidenziato in questi giorni dalla stampa nazionale;

una nota dolente tra le misure ritenute indifferibili, urgenti e strategiche disciplinate da provvedimenti varati dall’attuale Governo e contenute, in particolare, nel cosiddetto decreto-legge «Sblocca Italia» in materia di energia, riguarda, peraltro, il megaprogetto del citato gasdotto TAP, che approderà in Puglia, attuando un vero «colpo di mano» contro i rischi di impatto ambientale da tempo denunciati dalle amministrazioni locali e i cittadini che con forza si oppongono alla costruzione di questa infrastruttura che comprometterebbe definitivamente un territorio già dolorosamente compromesso dal punto di vista ambientale e conseguentemente il relativo settore turistico indissolubilmente legato alla valorizzazione e alla tutela del territorio e del paesaggio salentino –:

come sia possibile che l’Italia con riferimento al gasdotto transadriatico (TAP) non abbia sottoscritto alcun Host Government Agreement (HGA) e quali ne siano i motivi, alla luce della considerazione che sia la Grecia che l’Albania evidentemente lo hanno fatto, disciplinando la struttura in base alla quale il progetto viene realizzato e reso operativo nei loro territori anche con riferimento alla implementazione delle tecniche di sicurezza consentite;

quali iniziative di competenza si intendano assumere per assicurare la massima trasparenza e accesso agli atti che riguardino tutta l’evoluzione degli accordi assunti dall’Italia con riferimento al gasdotto transadriatico (TAP) e più in generale alla politica energetica del Paese. (4-12795)

 

Category: Cronaca, Politica

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