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CICCIO E TORE, IN MEMORIAM

| 28 aprile 2016 | 0 Comments

(Rdl)______Morti accidentalmente, il primo precipitato nella cisterna del centro storico, il secondo sceso per salvarlo, presumibilmente, senza più riuscire a risalire, in una fine orrenda, di freddo, di sete e di fame.

Questa la verità ufficiale, sulla storia dei fratellini di Gravina, Ciccio e Salvatore, detto Tore, di Gravina di Puglia, 11 e 9 anni, che commosse l’ Italia intera e fu al centro di un controverso caso giudiziario, cui ieri la Corte di Cassazione ha messo la parola fine.

Infatti, la Corte Suprema ha rigettato il ricorso di Filippo Pappalardi contro l’archiviazione dell’indagine sulla morte dei suoi figli.

Il 31 marzo 2015 il Tribunale per i Minorenni di Bari aveva archiviato l’ultimo procedimento ancora pendente, avviato sulla base di una denuncia dello stesso Pappalardi che chiedeva di verificare e approfondire le dichiarazioni rese anni fa da un uomo di Gravina. Stando al suo racconto la sera in cui scomparvero, Francesco e Salvatore erano in compagnia di alcuni ragazzi. Pappalardi aveva impugnato l’archiviazione proponendo ricorso in Cassazione e chiedendo che venissero risentiti i ragazzi, all’epoca minorenni, che sarebbero stati visti quella sera con i suoi figli. Secondo i giudici della Suprema Corte, però, non ci sono elementi nuovi che consentano di riaprire il caso.

Scomparsi il 5 giugno 2006, furono ritrovati morti in una cisterna abbandonata il 25 febbraio 2008.

Venti giorni prima della scomparsa erano stati affidati dal Tribunale al padre Filippo, che conviveva con una nuova compagna, Maria Ricupero, le sue due figlie ed una figlia nata dalla seconda unione del genitore.

Filippo Pappalardi si era separato dalla moglie Rosa Carlucci, che viveva con un’altra figlia minorenne della coppia a Santeramo in Colle, Bari.

Le indagini sui due bambini scomparsi presero in considerazione varie ipotesi: allontanamento volontario, ruolo della madre, pista della pedofilia, pista rumena e infine sul padre tutte senza riscontri. Una prima svolta avvenne il 27 novembre 2007 quando il padre di Ciccio e Tore fu arrestato con le accuse di duplice omicidio aggravato da futili motivi e dai vincoli di parentela ed occultamento di cadavere.

Il 28 febbraio 2008 la seconda svolta, il ritrovamento fortuito da parte di un vigile del fuoco nel centro storico di Gravina, dei resti dei due fratelli Pappalardi. Nel pozzo che fu la tomba dei fratelli Pappalardi era caduto un altro bambino, Michelino di 12 anni, nel soccorrerlo i vigili si accorsero dei corpi di Ciccio e Tore.

La vicenda giudiziaria del genitore, Filippo Pappalardi, nel frattempo lo vede prima scarcerato grazie alla derubricazione dell’accusa ad “abbandono di minore o persona incapace aggravato da morte successiva”.

Poi perizie medico legali accertano che Ciccio morì dopo poche ore dalla caduta per un’emorragia, mentre Tore dopo un’agonia per fame, sete, freddo e per i traumi riportati dalla caduta.

Il 24 luglio 2009 l’inchiesta a carico di Filippo Pappalardi viene archiviata, chiudendo per sempre ogni possibile profilo penale a suo carico.

Poi, gli ultimi sviluppi, e, ieri, la parola fine sulla tragica vicenda.

 

Category: Cronaca

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