UN PRANZO DIFFICILE DA DIGERIRE

| 30 aprile 2016 | 3 Comments

di Giuseppe Puppo______

La notizia è vera, stavo per scrivere purtroppo. Anzi, lo scrivo. Ma le notizie sono notizie, piacciano, o non piacciano, e vengono prima di ogni cosa, e di qualunque commento, o reazione.

La notizia è vera. Non è una delle solite “bufale” con le quali in molti, alcuni prezzolati, altri per professione, tanti in buona fede, cercano di screditare il Movimento Cinque Stelle, perché in fondo questi ragazzi, questi cittadini, stanno riuscendo a essere quello che tanti avrebbero voluto essere, da destra e da sinistra, e non ci sono riusciti, finendo invece per diventare esattamente quello contro cui dicevano di combattere.

E ciò basta e avanza per spiegare l’ astio generalizzato con cui l’ informazione ufficiale e ufficiosa tratta solitamente gli esponenti dei Cinque Stelle.

‘Stavolta, no.

Notizia verificata.

A dirla tutta, come vuole il dovere professionale, nei confronti di chicchessia, abbiamo pure cercato e sollecitato un commento del diretto interessato. Non l’ abbiamo trovato.

E allora, ecco quanto. Venerdì 22 scorso, Luigi Di Maio, una dei più autorevoli, accreditati e amati dal popolo pentastellato, esponenti del Movimento è andato a pranzo nella sede dell’ Ispi, a Milano.

L’ Ispi è una specie di succursale italiana della Commissione Trilaterale. Ufficialmente un Istituto studi per la politica internazionale, un organismo pensatoio di incontri fra alti esponenti italiani dell’ alta finanza internazionale, presidente onorario l’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano,

Ufficiosamente, invece, braccio operativo decisionale di occulte strategie.

Con Di Maio, a pranzo, c’ era il professor Carlo Secchi, già rettore della Bocconi e presidente della berlusconiana Mediolanum, ma soprattutto presidente del ramo italiano della Trilateral Commission; Paolo Magri, che dirige l’Ispi e la Trilateral Italia; Mario Monti, presidente onorario della Trilateral Europa, oltre che “i vertici di di aziende e istituzioni trai quali Pirelli, Intesa Sanpaolo, A2A, Eni, Dalmine”, che poi sono i vertici che partecipano alla Trilaterale stessa.

Quanto alla Trilaterale, senza andare al seguito di complotti e complottismi, quanto meno essa è “una organizzazione delle élite economiche che influisce sulle politiche dei Paesi occidentali”, prendendo decisioni sempre funzionali alta finanza internazionale e sempre volte ad espropriare il popolo dei suoi diritti e dei suoi sacrosanti interessi. Punto e amen, questo è.

Ora giustamente, il M5s aveva sempre avuto, in esponenti autorevoli e prestigiosi, parole e atteggiamenti di dura criticità nei confronti di tutti costoro. Sempre, e in maniera chiara e netta. Non ultime, poche settimane fa, per la riunione della Trilateral a Roma, officiata da quest’altro presidente della Repubblica e ‘nobilitata’ dal governo italiano nella persona di Maria Elena Boschi (l’ altra ministra, componente effettiva, Federica Guidi, ha in questi giorni altro a cui pensare).

E allora?

Le domande nel popolo pentastellato, sempre così entusiasta, altruista, a modo suo meraviglioso, sono sgorgate spontanee, ma praticamente riconducibile a una sola: che ci sei andato a fare, a pranzo col nemico?

Insomma, un pranzo che è rimasto (agli altri) sullo stomaco.

La mancanza di annunci, di reazioni, di commenti da parte dell’interessato hanno alimentato l’ imbarazzo, e lo sconcerto.

Unica nota al riguardo, quella del magistrato Ferdinando Imposimato, notoriamente da sempre vicino al M5S. Eccola: “L’attacco a Luigi Di Maio da parte di alcuni giornali per una presunta partecipazione alla Trilateral è del tutto infondato. E’ falso che gli sia andato alle riunioni della trilateral. Egli è andato all’ISPI, istituto per gli studi di politica internazionale. Partecipando a un pranzo sulla politica migratoria, dopo essersi coordinato con i parlamentari del M5S che si occupano della migrazione. E sono stati informati anche dopo la partecipazione. Il suo ruolo di vice presidente della Camera gli impone contatti anche con avversari e antagonisti , ma per fini istituzionali”.

Ora, con tutto il rispetto per un galantuomo e anzi un eroe come Ferdinando Imposimato, la sua spiegazione non spiega nulla. Prima di tutto, perché la spiegazione avrebbe dovuta darla Di Maio, e non lui.

Secondo, andare a distinguere fra Ispi e Trilateral, è come andare ad arrampicarsi sugli specchi.

Terzo, non regge la distinzione fra carica istituzionale, e carica di partito, o movimento che sia.

Conosciamo bene la differenza fra le due. Ma ci sono circostanze in cui essa non vale, nella fattispecie più di tutte.

Mettiamo pure che Luigi Di Maio sia stato invitato in qualità di vicepresidente della Camera. Beh, non ci sarebbe dovuto andare lo stesso, perché non rientra in nessun modo in obblighi o circostanze istituzionali.

Mettiamo pure che abbiano parlato di immigrazione. Beh, altro che streaming…Registrazioni audio, riprese televisive e collegamenti in diretta, avrebbe dovuto esigere Di Maio, altro che!

Insomma, questo pranzo è stata una frittata, comunque la si voglia girare.

Vogliamo – e dobbiamo credere, in mancanza di prove contrarie – che si sia trattato di una leggerezza, di un atto dovuto, di una gentilezza, di cui però andava comunicata la reale portata, e niente di altro.

Però, dai, ragazzi…Ma insomma, non ci voleva molto a capire a che cosa avrebbe dato luogo…

Al popolo del Movimento Cinque Stelle quella foto ha fatto male. Sapete perché? Perché esso ha ancora negli occhi – in essa si rispecchia – un’ altra foto: quella di qualche mese fa di Alessandro Di Battista che non va ai ristoranti del centro di Roma, nemmeno alla buvette di Montecitorio. Nella pausa pranzo mangia, da solo, un trancio di pizza seduto sui gradini del Palazzo del potere di pasoliniana memoria. Al di fuori.

 

 

 

 

Tags:

Category: Cronaca, Politica

Comments (3)

Trackback URL | Comments RSS Feed

  1. Pino Ambrosoli ha detto:

    Bravo Giuseppe.

  2. Simone ha detto:

    Premettendo che io non faccio parte di alcun partito, ne movimento, ma sono un essere umano che osserva e prende decisioni, dico : dall’esterno è molto semplice dire che ha fatto male ad andarci, a non dir nulla contro l’ISPI a non essere duro con i suoi partecipanti, etc..ma si dimentica che il mondo della politica e ancor più del sistema è complesso, cosa doveva dire apertamente Di Maio? Che sono tutti dei bastardi? E a cosa avrebbe portato questo? A mettere subito in chiaro che lui è contro il sistema? E il sistema come avrebbe reagito? L’avrebbe subito messo sul libro nero, perchè diventare subito un chiaro nemico del sistema quando puoi guardarlo da così vicino? Quando puoi entrarci dentro? Come in una guerra dove ci sono dei nemici chiusi dentro ad un fortino che ti permettono di entrarci e di guardare la situazione, perchè non prendersi questo vantaggio? Poi ovviamente è solo una mia supposizione, io non posso avere CERTEZZA che Di Maio sia una bravissima persona che vuole soltanto il bene comune o sia l’ennesimo arrampicatore sociale, non avrò certezza fin quando non potrò giudicarlo in base a delle azioni concrete che porteranno a qualcosa di positivo per il bene pubblico o di negativo, stop, soltanto da questo potrò giudicarlo.

  3. dante de santis ha detto:

    Avete pensato al cavallo di Troia? Il sistema si combatte minandolo da dentro.

Lascia un commento

banner ad
banner ad