IL ‘CERCHIO MAGICO’ E IL SUO ‘ARCOBALENO’…

| 14 maggio 2016 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo______

Abbiamo visto ieri, sia pur in una estrema sintesi giornalistica, chi sono i progenitori, gli antenati, fate voi, a vario titolo promotori, ispiratori, favoreggiatori, difensori e previsti ‘utilizzatori finali’ degli interessi legati del progetto del gasdotto Tap: i componenti del ‘cerchio magico’ salentino di Massimo D’ Alema, a cavallo fra gli anni Novanta e gli anni Duemila.

http://www.leccecronaca.it/index.php/2016/05/13/i-progenitori-del-gasdotto-tap-l-onorevole-avvocato-difensore-del-consorzio/

Progetto non rottamato, anzi, promosso a “strategico”, come ricordavamo nella chiusa dell’ articolo di ieri, da Matteo Renzi, con lo stesso chiacchieratissimo e contestatissimo provvedimento governativo del così detto decreto ‘sbocca Italia’ con cui ha dato il via libera ai petrolieri dell’ Eni e della Total in Basilicata, oggetto di indagine penale da parte della magistratura. Ma questa è un’ altra storia, di cui ci occuperemo un’ altra volta, perché uno dei miei Maestri di giornalismo mi insegnò che bisogna parlare di una cosa alla volta, un articolo alla volta.

Non per il passato, ma per il presente, e per il futuro, vediamo oggi di capire, sia pur in estrema sintesi giornalistica, se esistano rapporti del ‘cerchio magico’ con l’ attuale presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che, come è noto, sulla questione del gasdotto ha tenuto e continua a tenere un atteggiamento ondivago e sostanzialmente contraddittorio, comunque ininfluente, quindi connivente.

Per poter far questo, dobbiamo fare un passo indietro nella nostra storia recente, fra quelle più brutte, quando partecipammo al seguito degli Americani alla distruzione della ex Jugoslavia, trascinati in un vero e proprio intervento armato, il primo vero episodio di interventismo bellico  del Dopoguerra, nel 1999.

Chi era il capo del governo dell’ epoca? Era Massimo D’ Alema.

Per farsi ‘perdonare’ , se così si può dire, comunque per sostenere le ragioni di un esecrabile ‘intervento umanitario’, così lo fece passare, l’ allora presidente del consiglio varò a spron battuto un progetto di donazioni da oltre cento trenta miliardi delle allora lire, e da duemila trecento container di cibo, vestiti, detersivi e altri generi di conforto a favore dei profughi del Kosovo. Profughi che gli stesso aveva contribuito a provocare, con i bombardamenti cui aveva fatto partecipare gli Italiani.

Un gran ben di Dio, che diventò ben presto oggetto di sprechi, abbandoni, negligenze, storni, distrazioni, sottrazioni illecite e  quant’ altro, come documentarono alcune inchieste giornalistiche e come da accuse della successiva inchiesta della magistratura barese, dove la missione ‘arcobaleno’, così si chiamava, aveva la base di snodo principale.

I protagonisti di questa poco onorevole pagina di cronaca: dall’ex sottosegretario alla Protezione civile Franco Barberi, al suo luogotenente in Albania, Massimo Simonelli, ad alcuni autorevoli esponenti dell’ allora Ds, Giovanni Lolli, e Quarto Trabacchini, tutti ‘uomini del presidente’, e tanti altri ancora.

Attenzione alle date, per favore.

Ecco i passaggi  dell’ inchiesta principale – ce ne furono anche altre, legate ad altre singole vicende giudiziarie – della magistratura barese.

Apertura alle prime notizie di stampa: settembre 1999. Chiusura delle indagini: settembre 2003, con il rinvio a giudizio di diciassette degli indagati, vicini a Massimo D’ Alema, la cui immagine politica corre il rischio più grosso della sua carriera.

Si va a processo? Macché. Il processo non c’è mai stato.

Non si è mai capito bene il perché, l’ iter giudiziario subì un, chiamiamolo così, ‘rallentamento’, durato anni.

Nel febbraio 2011, ci fu un tentativo in extremis di andare a processo, dopo una serie infinita di rinvii, sostituzioni, recusazioni et similia.

Nel maggio 2012, infine, venne dichiarato il non luogo a procedere nei confronti degli imputati per sopravvenuta prescrizione. Calò il sipario: non sapremo mai se ci furono responsabili e colpevoli, ladri di merendine e rapinatori di elemosine.

Bene, cioè male, malissimo, ma va beh.

E ora, una domanda: chi è il sostituto procuratore della Repubblica di Bari titolare dell’ inchiesta ‘arcobaleno’?

E’ Michele Emiliano.

E quando Michele Emiliano lascia all’ improvviso la magistratura, almeno formalmente, per iniziare l’ avventura politica che lo porterà lontano?

Nel 2003. Quando si sarebbe dovuto occupare, avendo svolto le relative indagini, del processo, ‘scegliendo’ quel partito contro i cui esponenti di primo piano aveva indagato, fino ad arrivare ai vertici.

Una scelta vincente, che lo porta prima a diventare sindaco di Bari, con la benedizione di D’ Alema, poi segretario regionale del Pd (la stessa carica ricoperta negli anni Ottanta da Massimo D’ Alema, come abbiamo visto ieri) con ciò con D’ Alema stringendo un asse solido e diretto, e, infine, presidente della Regione Puglia. L’ ente che avrebbe potuto fermare il gasdotto, se lo avesse voluto.

Una carriera fulminante, iniziata dopo un arcobaleno. E proseguita in maniera irresistibile, quando dell’ arcobaleno si persero definitivamente i segni nel cielo della politica pugliese e italiana.

A questo proposito, per l’ ascesa, di Michele Emiliano, e per completare la ricerca sui rapporti con ‘cerchio magico pugliese’, dei cui componenti ho detto nell’ articolo di ieri, devo infine riferire di una memorabile cena di gala ‘offerta’ da Giampaolo Tarantini, dal versante di affari della sanità, quella che sarebbe stata da lì a poco presto travolta da un disastroso scandalo, coinvolti in primis gli esponenti del Pd nella giunta Vendola Frisullo e Tedesco, coi quali però egli era in rapporti conflittuali.

E’ il 28 marzo 2008. Siamo a Bari, ristorante ‘La Pignata’, il più raffinato ed esclusivo della città. Ai tavoli, una settantina di persone, conto sui tremila euro, pagato dai sui collaboratori, per l’ organizzazione di Giampaolo Tarantini, con la collaborazione di Roberto De Santis (e dagli, sono sempre loro): ci sono tutti i manager e gli imprenditori che contano della sanità pugliese. Con la partecipazione straordinaria di Massimo D’ Alema, all’ epoca ministro degli esteri. E – aggiungi un posto a tavola, che c’è un amico in più – di Michele Emiliano, che “arrivò puntualissimo, e andò via per ultimo“.

A proposito, Michele Emiliano non ha mai spiegato come mai adesso che è presidente della Regione abbia voluto tenere pure la delega di assessore alla Sanità.

Infine, per non deludere i suoi aficionados, anche ‘ stasera ‘nomination’ – rigorosamente  attinenti all’ argomento trattato – tutta per lui.

Indovinate quale avvocato difese nei guai giudiziari l’ex vicepresidente regionale del Pd Sergio Frisullo, con il quale passava le vacanze in Spagna, finito il periodo d’ oro gallipolino dello yacht ‘Icarus’?

E – per quanto riguarda la guerra in Jugoslavia, quella voluta da Massimo D’ Alema – essa provocò centinaia di vittime fra i soldati italiani e migliaia di feriti, a causa dell’ esposizione all’ uranio impoverito. Il governo ha sempre negato responsabilità dirette, ma la magistratura più volte gli ha dato torto. Il Parlamento ha attivato una commissione parlamentare d’ inchiesta. Diventato da poco deputato, sapete quale ‘avvocato’ è stato designato dal suo partito a farne parte, il mese di novembre scorso?

Le risposte sono facili.

 

 

 

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Category: Costume e società, Cronaca, Politica

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