L’ ANALISI / RIFORMA FORNERO E ULTIMI DATI SULL’ ASPETTATIVA DI VITA DEGLI ITALIANI. SI DOVREBBE VIVERE DI PIU’. PER LAVORARE. MA SI MUORE PRIMA…

| 20 maggio 2016 | 0 Comments

di Stefania Isola * (avvocato – per leccecronaca.it)______

A seguito della riforma Fornero del sistema pensionistico, gli anni contributivi sono aumentati per via del “sicuro” innalzamento dell’aspettativa di vita degli italiani.

A causa dell’adeguamento alle speranze di vita, l’età pensionabile si è elevata, dal primo gennaio scorso, di ulteriori quattro mesi e quindi, in virtù dei decreti ministeriali vigenti, per accedere alla pensione anticipata bisogna oggi infatti aver conseguito ben 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per donne. Per l’accesso alla pensione di “vecchiaia”, la soglia è di 66 anni e 7 mesi di età per entrambi i sessi.

Fra poco meno di tre anni, la soglia per accedere all’assegno pensionistico crescerà di altri 4-5 mesi per l’innalzamento degli anni di vita media secondo le stime dell’Istat.

Tali premesse non tengono conto del sistema sanitario nazionale che garantisce sempre meno visite mediche preventive. E se la salute di ognuno di noi, dicono i medici, è principalmente connessa alla prevenzione, la conseguenza, paradossale, è che, per la prima volta nella storia d’Italia, l’aspettativa di vita degli italiani è risultata in calo.

Questo è dichiarato nell’ultimo rapporto Osservasalute. Walter Ricciardi, direttore dell’osservatorio sulla Salute delle Regioni, ha dichiarato che nel 2015 la speranza di vita per gli uomini in Italia è stata 80,1 anni e di 84,7 anni per le donne, mentre nel 2014 la speranza di vita alla nascita era maggiore e pari a 80,3 anni per gli uomini e 85,0 anni per le donne.

Gli estremi si verificano in provincia di Trento dove, sia per gli uomini sia per le donne, si ha la maggiore longevità (rispettivamente, 81,3 anni e 86,1 anni) mentre in Campania la speranza di vita alla nascita è più bassa, 78,5 anni per gli uomini e 83,3 anni per le donne.

La tendenza a calare, tuttavia, è comune a tutte le zone d’Italia. “Il calo è generalizzato per tutte le regioni “ ha spiegato Ricciardi. “Normalmente un anno ogni quattro anni, è un segnale d’allarme, anche se dovremo aspettare l’anno prossimo per vedere se è un trend. Siamo il fanalino di coda nella prevenzione nel mondo, e questo ha un peso”.

Come ripeteva qualcuno, la domanda sorge spontanea: se le cose stanno così, se gli italiani vivono meno anni, perché i requisiti pensionistici sono stati innalzati ulteriormente? Perché nel 2030 la pensione vecchiaia sarà fruibile solo dopo i 68 anni di età? Perché nel dal 2050, i neo-assunti del settore scuola potranno andare in pensione dopo 70 anni, o 46 anni e mezzo di contributi?

Category: Costume e società, Cronaca, Politica

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