IL ‘NO’ AL REFERENDUM COSTITUZIONALE RICOMPATTA IL CENTRO DESTRA ANCHE A LECCE

| 27 giugno 2016 | 0 Comments

Da Forza Italia di Lecce riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente comunicato______

Costituito e presentato sabato scorso presso l’open Space di Piazza Sant’Oronzo il “comitato no al referendum costituzionale”.

Hanno partecipato i promotori del comitato, il primo in tutta la provincia di Lecce, che hanno voluto sottolineare con forza tutti i motivi per esprimere il proprio “no”.

Un comitato messo in piedi a Lecce da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi con Salvini ed al quale oggi hanno aderito “azzurro Popolare” e “Movimento regione Salento”, ma – è stato più volte ribadito – aperto a tutte le opposizioni di centro destra al governo Renzi e che si rifà a quello nazionale fondato dagli onorevoli Renato Brunetta, Gian Marco Centinaio, Edmondo Cirielli, Massimiliano Fedriga, Mariastella Gelmini, Fabio Rampelli, Paolo Romani.

I danni sarebbero devastanti”, ha ribadito Paolo Pagliaro dell’Ufficio di presidenza di Forza Italia, “perchè si giungerebbe alla fuoriuscita dal sistema democratico. Per questo radicheremo il comitato in ogni comune del Salento. Riteniamo che questa battaglia sia davvero di vitale importanza per la democrazia del nostro Paese. Il comitato nasce dai tre partiti: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi Con Salvini, ma è pronto ad allargarsi a tutte le forze che vogliono opporsi a questo governo illegittimo. Dobbiamo far fronte comune per scongiurare il rischio di accompagnare l’Italia fino ad una pericolosa deriva autoriara e, quindi, lavorare opponendoci con tutte le nostre forze a questa scellerata e pasticciata riforma costituzionale”.

Una riforma è necessaria sì”, per Pierpaolo Signore di Fratelli d’Italia “ma non questa pensata da un governo non legittimato dal popolo”.

Un comitato per rispedire al mittente riforme che ammazzano il nostro Paese” ha dichiarato Leonardò Calò di Noi Con Salvini.

“Un no, convinto, perchè si finirebbe con il creare un sistema dittatoriale pericoloso”, ha ribadito Federica De Benedetto, vice coordinatrice regionale di Forza Italia.

 

Intervenuti, tra gli altri, Aldo Aloisi di Forza Italia; Filomenta D’antini, coordinatrice del dipartimento “libertà Civili e diritti umani in Puglia”; Roberto Nitto Vice segretario Provinciale di Forza Italia; Cesare Vernaleone, portavoce del Movimento Regione Salento e responsabile regionale dipartimento federalismo di Fi.

Presenti, tra gli altri, il responsabile del dipartimento Turismo di Forza Italia in Provincia di Lecce Mauro della Valle, il consigliere comunale Vittorio Solero, il responsabile della comunicazione di Forza Italia Cosimo Leo.

Giunta la piena adesione ed il saluto dell’onorevole Adriana Poli Bortone e del consigliere comunale azzurro Io Sud Giampaolo Scorrano.

Insieme anche ai dirigenti dei partiti coinvolti, Giovanni De Luca e Giovanni Costantini Fdi e Paolo Marasco di NcS, ai rappresentanti istituzionali, alle associazioni di professionisti, sono intervenuti illustri giuristi come l’avvocato Scarpello e il professor Vincenzo Tondi della Mura che hanno spiegato le ragioni per “dire no” ad una riforma che definiscono “pericolosa”.

Dieci i punti dai quali partire per dire no a questa riforma:

no perchè non si cambia la costituzione con un colpo di mano di una finta maggioranza. Questa è la riforma di una minoranza che, grazie alla sovra rappresentazione parlamentare fornita da una legge elettorale dichiarata (anche per questo motivo) illegittima dalla Corte Costituzionale, è divenuta maggioranza solo sulla carta.

no perchè quella italiana era la costituzione di tutti. Il metodo utilizzato nel processo di riforma è stato il peggior modo di riscrivere la Carta di tutti: molteplici forzature di prassi e regolamenti hanno determinato nelle Aule di camera e Senato spaccature insanabili tra le forze politiche, giungendo al voto finale con una maggioranza racimolata e occasionale. Quello stesso Parlamento la cui composizione è deformata e alterata da un premio di maggioranza illegittimo.

no perchè il referendum non potrà sanare né compensare un vizio di origine. Alla mancanza di legittimazione della riforma in atto non potrà sopperire nemmeno il referendum. Quest’ultimo infatti non potrà essere sostitutivo di una deliberazione viziata nel suo fondamento.

no perchè la costituzione deve unire e non dividere. La Costituzione costituisce l’identità politica di un popolo. E’ stato così nel miracolo costituente del 1948, con una Costituzione approvata quasi all’unanimità e che ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo del nostro Paese

no perchè il combinato disposto con la legge elettorale porta ad un premierato assoluto. La sommatoria tra riforma costituzionale e riforma elettorale spiana la strada ad un mostro giuridico che travolge i principi supremi della Costituzione. L’”Italicum”, infatti, aggiunge all’azzeramento della rappresentatività del Senato e al centralismo che depotenzia il pluralismo istituzionale, l’indebolimento radicale della rappresentatività della Camera dei deputati. Il premio di maggioranza alla singola lista consegna la Camera – che può decidere senza difficoltà, a maggioranza, in merito a tutte o quasi tutte le cariche istituzionali – nelle mani del leader del partito vincente (anche con pochi voti) nella competizione elettorale.

no perchè saltano pesi e contrappesi. E’ il modello dell’uomo solo al comando. Nascerebbe una sorta di “Premierato assoluto” che, come sottolineato da tanti esperti in materia, diveterebbe privo degli idonei contrappesi.

no perchè il nuovo senato è solo un pasticcio. Le funzioni attribuite al nuovo Senato sono ambigue e il modo di elezione dei nuovi senatori è totalmente confuso, prevedendo peraltro che siano rappresentatui enti territoriali (regioni e comuni) con funzioni molto diverse. Non potrà funzionare.

no perchè non funziona il riparto di competenze Stato -Regioni- Autonomie Locali. Il nuovo riparto di competenze tra Stato e regioni non porterà affatto alla diminuzione dell’attuale pesante contenzioso. Piuttosto lo aumenterà. La tecnica elencativa di ciò che spetta aloo Stato o, invece, alle regioni, è infatti largamente imprecisa ed incompleta.

no perchè si sostituisce il centralismo al pluralismo e alla sussidiarietà, e si crea inefficienza. La stessa riforma del Titolo V della Costituzione, così come riscritta, tornando ad accentrare materie che, nel riordino effettuato nel 2001, erano state assegnate alle regioni, matura l’eccesso opposto, ovvero un centralismo che non è funzionale all’efficienza del sistema Aumenterà la spesa statale, e quella regionale e locale, specie per il persoale, non diminuirà. Ci si avvia solo verso la destituzione del pluralismo istituzionale e della sussidiarietà. Non basta l’argomento del taglio dei costi, che più e meglio poteva perseguirsi con scelte diverse.

no, infine, perchè non si valorizza il principio di responsabilità. Lo Stato attraverso la clausola di supremazia (una vera e propria clausola “vampiro”) potrebbe riaccentrare qualunque competenza regionale anche in regioni che si sono dimostrate più virtuose e responsabili dello Stato stesso, contraddicendo tanto l’efficienza quanto il fondamentale principio autonomistico sancito dall’articolo 5 della Costituzione, secondo il quale si dovrebbero riconoscere e promuovere le autonomie locali.

Oltre ai dieci motivi per votare “no” sono stati presentati i risultati dei sondaggi sulle intenzioni di voto dei cittadini e che vedono il no in vantaggio.

 

 

 

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